Meditazione per superare l’ansia a scuola. L’esperimento con elettrodi su una classe di Udine

I ragazzi italiani sono più stressati dei coetanei europei. Una soluzione è la meditazione. E’ stata condotta una ricerca sperimentale che ha coinvolto oltre cento studenti

Meditare fa bene. Se a farlo poi sono degli studenti offre una marcia in più, aiuta ad essere meno stressati. A dirlo è una ricerca scientifica con tanto di test sui ragazzi del liceo classico “Stellini” di Udine effettuata dal dipartimento di area medica dell’Università di Udine che grazie al professor Davide Anchisi, ha dimostrato che la “Minfulness” è utile in ambito educativo. Una risposta alla fotografia tracciata dal rapporto sul benessere dei quindicenni pubblicato dall’Ocse sulla base delle risposte date al questionario somministrato agli scolari in occasione del test Pisa 2015, il programma di valutazione internazionale degli studenti.

I ragazzi italiani sono più stressati della media dei coetanei europei

I ragazzi italiani hanno riportato livelli di ansia scolastica più elevati della media Ocse: mentre solo il 37% dei coetanei europei diventa nervoso quando si prepara ad un test, nel nostro Paese la percentuale sale al 56% e persino chi si dichiara preparato, il 70%, prova molta preoccupazione (14 punti percentuali in più rispetto agli altri Stati). I nostri ragazzi sono terrorizzati dai test (il 66% si preoccupa spesso di avere difficoltà a farli contro il 59% della media Ocse) e dai compiti a scuola.

La sperimentazione sui ragazzi del liceo di Udine

Una soluzione è la meditazione che può aiutare ad avere una crescita psico –emotiva più equilibrata, permettendo ai giovani di non venire sopraffatti da frustrazione ed eccessiva ansia. Lo hanno compreso bene i ragazzi del liceo “Stellini” che si sono sottoposti alla ricerca misurando con degli elettrodi l’attività elettrica spontaneamente generata dalle ghiandole sudoripare. Lo studio sperimentale è stato strutturato in tre fasi: dei test iniziali effettuati tra febbraio e marzo scorso per valutare i soggetti; la suddivisione in gruppi di lavoro e l’assegnazione della meditazione al gruppo sperimentale e i test di valutazione finale. Alla ricerca hanno partecipato 105 studenti, 75 femmine e 30 maschi tra i 16 e 17 anni. Circa metà ha seguito la tecnica di meditazione “Mindfulness” per venti minuti al giorno per sei settimane mentre il resto ha svolto le consuete attività quotidiane. Tutti, durante l’esperimento fatto con gli elettrodi, hanno poi dovuto tradurre una versione di latino e imparare ad usare un mouse con un “comportamento alterato”.
E’ Davide Anchisi a spiegarci com’è funzionato il tutto.

L’intervista

Cosa siete andati a misurare in questo modo professore?
“Durante i test le variabili misurate sono state la velocità di esecuzione dei compiti; la distanza percorsa ad ogni singolo clic; l’accuratezza dell’esecuzione e la condizione di stress attraverso l’attività elettrodermica. Per il compito con il mouse, la prestazione è stata valutata sia prima sia dopo la pratica di sei settimane di meditazione. Per la traduzione di latino sono stati usati due diversi testi prima e dopo il periodo di meditazione”.
Cosa sono gli elettrodi che avete usato sui ragazzi?
“Per effettuare la skin potenzial response ovvero le misure dell’attività elettrodermica abbiamo impiegato dei sensori appositamente studiati e realizzati che attraverso un software dedicato hanno registrato l’attività elettrica generata attraverso il sudore che è sotto controllo del sistema nervoso simpatico. Ogni ragazzo aveva un “elettrodo” adesivo applicato alla mano collegato ad un pc. Un lavoro chiaramente fatto con l’autorizzazione dei genitori”.
In che cosa consisteva la meditazione fatta dal gruppo sperimentale?
“Questa tecnica prevede una focalizzazione dell’attenzione sul respiro, che deve essere mantenuto libero. In questo modo si prende semplicemente atto dei pensieri e dei suoni provenienti dall’esterno, senza considerarli un ostacolo alla meditazione. Per aiutare a mantenere la consapevolezza e l’attenzione sul respiro è stata usata anche un’ancora vocale che consisteva nel pronunciare mentalmente un suono semplice preferibilmente senza significato”.
Risultati?
“Nell’esecuzione del compito di coordinazione visuo-motoria con il mouse alterato dopo le sei settimane di meditazione il gruppo di meditatori è stato più accurato. Anche il tempo di apprendimento, per quanto riguarda l’accuratezza, è stato più rapido nel gruppo di chi ha meditato. Così come l’ansia era minore per chi ha praticato “Mondfulness”. Per quanto riguarda la versione di latino, invece, i voti non differiscono tra i due gruppi. Possiamo dire che la pratica della meditazione ha ridotto i livelli di ansia e stress durante prove impegnative, quali il compito di latino. Generalizzando la meditazione per almeno sei settimane può dare dei vantaggi agli studenti durante le prove scolastiche in quanto permette di gestire meglio le proprie emozioni e di ridurre l’ansia e lo stress legato al test. D’altro canto è noto come spesso le performance cognitive, sportive, lavorative e sociali vengono condizionate dallo stato emotivo. Spesso la soluzione più semplice è quella di evitare o sopprimere tali emozioni; tuttavia tale atteggiamento a lungo andare, tende a produrre ansiosi o depressivi che possono influenzare negativamente la vita quotidiana”.

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