“1992. Sulle strade di Falcone e Borsellino”. I magistrati raccontati ai ragazzi del 2000

Una mappatura letteraria dei luoghi di Palermo che hanno visto la storia dei due magistrati. Il volume, che Alex Corlazzoli ci presenta, ci accompagna a rivedere le vite dei due magistrati attraverso la città

“Falcone e Borsellino è il nome della piazza dove prendiamo lo scuolabus ogni mattina”. Quella mattina in classe di fronte alla risposta di Camilla alla domanda su chi fossero i due magistrati ho capito che dovevo scrivere questo libro: “1992. Sulle strade di Falcone e Borsellino”.

Un libro pensato per i ragazzi che oggi vanno a scuola

C’è chi è cresciuto con in testa quella data, chi si ricorda perfettamente con chi e dov’era il 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci e il 19 luglio, quando ammazzarono Paolo Borsellino in via Mariano D’Amelio. Ma i miei alunni, nati nel 2004-2005, non possono sapere. Per loro Falcone e Borsellino rischiano di essere un nome come altri letto a pagina 122 del libro di storia. E non basta certo Wikipedia a colmare quel vuoto perché per conoscere quei due uomini, bisogna farsi raccontare da chi li ha conosciuti i momenti trascorsi insieme; bisogna andare a Palermo sui luoghi dove sono stati ammazzati ma ancor prima nei posti che hanno vissuto a partire dal quartiere dove sono nati.

Una mappa letteraria di Palermo

Impossibile comprendere la storia di questi due giudici senza fare questo viaggio, senza entrare nel ventre del capoluogo siciliano, senza rivivere le ore drammatiche dei funerali dei magistrati e degli uomini delle loro scorte. Ecco perché questo libro è una mappa letteraria, uno di quei testi che un giovane o anche meno giovane, può tenere nella tasca dei jeans mentre gira per Palermo per poi fermarsi alla Kalsa, in via Vetriera, dove sono nati e cresciuti Falcone e Borsellino e leggere della loro infanzia, dei loro compagni di gioco poi ritrovati in carcere anni dopo. Tappa per tappa il libro ci prende per mano e come in un film ci accompagna a rivedere le vite dei due magistrati.

A Monreale, dove Borsellino ha iniziato la sua carriera nei panni di pretore e dove è stato ammazzato il suo amico capitano Emanuele Basile durante la festa del Santo Crocefisso. A Palazzo di Giustizia nel cosiddetto bunker dove i due hanno trascorso gli anni più importanti della loro carriera: attraverso queste pagine entriamo nelle loro stanze, ritroviamo le tracce del loro lavoro, la penna usata da Falcone, i suoi appunti, i ritagli di giornale evidenziati e nella stanza di Borsellino il suo tocco, la sua valigia, la sua tesi di laurea. Ricordi intimi che “1992 sulla strada di Falcone e Borsellino” svela a chi non è mai stato in quel tribunale.

Le domande dei “picciriddi”

A guidarmi in questo viaggio sono soprattutto i ragazzi, i bambini, incontrati tante volte in via d’Amelio ogni 19 luglio, sul campo di calcetto del quartiere Zen o per le strade di Monreale. Sono i “picciriddi” che mi interrogano, che chiedono ed io, quasi fosse un passaggio di testimone, racconto loro quello che altri, Rita Borsellino in primis, hanno narrato a me di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Un libro dedicato a chi non c’era, a chi a scuola non ha la fortuna di incontrare un insegnante che arriva con il programma dopo la Seconda Guerra Mondiale ma anche un testo per fare i conti con questi 25 anni, per capire – come scrive Rita Borsellino nella prefazione – se questa battaglia contro la mafia, per la memoria è servita a qualcuno e a qualcosa.

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