Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Set 18, 2017

Trasformare in maniera condivisa. I vincitori del progetto Torino fa scuola

La Fondazione Giovanni Agnelli e la Compagnia di San Paolo hanno lanciato un concorso per riqualificare i due edifici degli istituti E.Fermi e G.Pascoli a partire dai suggerimenti di chi le frequenta ogni giorno

Chiudete gli occhi. Per un attimo immaginate una scuola con un accesso al giardino per ogni aula, un foyer capace di essere al contempo atrio, spazio relax per gli studenti e luogo di comunicazione con la città; sul tetto una terrazza verde, laboratori tematici, una sala insegnanti ben arredata, dei gradi spazi di incontro, le aule con le vetrate. Non è un sogno ma sono le fondamenta del progetto Torino fa scuola, stato realizzato per due scuole torinesi che, grazie alla Fondazione Giovanni Agnelli e la Compagnia di San Paolo, saranno riqualificate per rispondere alle esigenze di una didattica innovativa, capace di creare benessere tra i ragazzi e gli insegnanti.

Riqualificare due scuole esistenti

La vera novità è che queste scuole non saranno costruite ex novo ma si partirà dall’esistente, da due istituti che fanno parte del patrimonio edilizio del capoluogo piemontese. Si tratta di due scuole medie: la Fermi che si trova nel quartiere Lingotto, progettata nel 1961 ma realizzata qualche anno più tardi e la Pascoli, costruita a fine Ottocento e sotto i vincoli della Soprintendenza. La sfida è stata quella di riqualificare, di partire dalle strutture di queste scuole riprogettandole attraverso un percorso che tenesse conto di un concetto pedagogico. Tradotto in parole semplici: si è partiti dall’idea di scuola per arrivare alla pianta elaborata dagli architetti. Un lavoro che ha coinvolto l’intera comunità scolastica ed ora è arrivato alla definizione dei progetti che sono stati scelti attraverso un concorso al quale hanno partecipato professionisti da tutt’Europa.

Il rendering del progetto vincitore per la scuola E. Fermi

Un progetto pedagogico condiviso

Senza dubbio la valenza di quest’iniziativa sta nel lavoro propedeutico al progetto. Il primo passo è stato la costruzione del concetto pedagogico elaborato dal dirigente, dagli insegnanti, dal personale amministrativo e dai genitori per poi coinvolgere anche studenti, educatori e soggetti esterni che lavorano nella scuola e infine associazioni, parrocchie, enti, circoli che abitano il quartiere. Una discussione guidata da un pedagogista e da un architetto che hanno fatto da mediatori. In quel contesto sono state tracciate le esigenze di quelle scuole: un’area insegnanti più accogliente; spazio per l’autonomia dei ragazzi; la centralità della biblioteca; uno spazio esterno più attrezzato. Gli studenti hanno fatto emergere la necessità di avere pause più lunghe ed autogestite, più spazi informali come il bar, ma anche armadietti per lasciare le proprie cose a scuola. Il quadro che ne è uscito ha fatto l’identikit della nuova scuola con un’ipotesi di organizzazione basata su un nuovo orario, aule tematiche, spazi articolati. Ai tecnici è spettato lo studio di fattibilità fino ad arrivare al concorso. A seguire tutto l’iter per la Fondazione “Giovanni Agnelli” oltre al direttore Andrea Gavosto, è Raffaella Valente che abbiamo intervistato.

Ascoltare tutti gli attori della scuola

Qual è l’elemento di innovazione più importante di questa impresa che avete realizzato?

«Alla base c’è un’idea di innovazione che parte dalla comunità educante, si è messo in piedi un processo che unisce tutti gli attori. A seconda delle fasi accenderemo i riflettori sugli uni o sugli altri. Una volta identificato l’edificio sul quale intervenire, abbiamo preso contatto con la comunità scolastica con la quale abbiamo costruito un percorso che ha portato a un progetto pedagogico che ha lanciato un concorso per i progettisti. Una carta d’identità per le persone che la dovranno realizzare, dare forma a questa idea di scuola. Siamo all’esito dei concorsi di progettazione. Andremmo il prossimo anno alla cantierizzazione ma ciò che più conta è che abbiamo costruito insieme un’idea di scuola e nei progetti c’è un riscontro».

La scelta degli edifici

Perché avete scelto due scuole medie?

«La scelta non è a caso perché da anni la Fondazione Giovanni Agnelli e la Compagnia di San Paolo lavorano su questo settore. Abbiamo anche realizzato un dossier per mettere in evidenza le criticità della scuola media. Questi istituti addensano una serie di tipologie edilizie ricorrenti. Noi abbiamo scelto due scuole atipiche, una degli anni Sessanta, la Fermi, e l’altra, la Pascoli dei primi del Novecento. Il nostro vuol essere un progetto pilota. Abbiamo voluto lavorare sulla riqualificazione perché si prenda spunto per altre scuole sul territorio italiano».

Il rendering del progetto vincitore della scuola G. Pascoli

Le tappe della trasformazione

Come verranno trasformati questi edifici?

«Alla Fermi, ci sarà l’intervento più massiccio. Il gruppo di progettisti che ha vinto il concorso ha lavorato molto sulla relazione esterno/interno, sugli arredi come elemento trasformativo, sulla presenza costante del verde. Ci saranno dei cluster; si va a scardinare il binomio classe/aula. Ogni studente avrà il suo armadietto. Per integrare gli spazi nel quotidiano abbiamo ragionato sull’orario, sulla ricreazione, sui tempi delle pause che non permettono loro di fare nulla. L’idea è stata quella di ridurre al minimo le unità didattiche abbinandole. Per fare questo avremo aule con attrezzature di base, per esempio un lavandino, per poter fare dei laboratori in aula. Al di là dei cluster ci saranno dei laboratori di arte e immagine dove poter lavorare con più classi in maniera parallela. Alla Pascoli abbiamo trovato spazio in maniera complementare alle aree per la didattica e per la socialità, per i luoghi di riposo e i grandi spazi di incontro».