Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Nov 13, 2017

Debate Italia: Le scuole a gara di retorica con le Olimpiadi del dibattito

Per la prima volta nel nostro paese squadre di studenti si confronteranno su temi che conoscono o sui quali dovranno improvvisare usando solo armi linguistiche per vincere una competizione. È Debate Italia

Platone sarebbe sicuramente contento di sapere che dopo secoli qualcuno si preoccupa ancora di tirar fuori dall’allievo pensieri assolutamente personali. Non siamo ad Atene, ma in Italia, anzi a Busto Arsizio dove nascono le Olimpiadi del dibattito che andranno in scena a Roma il 15 novembre. Potrebbe essere scontato, ma non lo è: nel 2017 confrontarsi, parlarsi, dibattere può diventare una nuova sfida per la scuola. Lo sanno bene in Lombardia, all’istituto Enrico Tosi, dove da anni sperimentano il dibattito ispirandosi al modello britannico. E ora sono stati scelti come scuola capofila per queste inusuali olimpiadi volute dal ministero dell’Istruzione.

© Debate Italia

La gara di retorica

Nel mondo, ma soprattutto nelle scuole, nei college e nelle università americane e inglesi, il debate è diffuso dalla fine dell’Ottocento ed è organizzato grazie a club che si incontrano e si confrontano in competizioni locali ed internazionali. Dal 1 al 17 agosto a Bali, in Indonesia, si è tenuto il World Schools Debating Championship, la competizione internazionale di dibattito che ha riunito ragazzi provenienti da tutto il mondo. In Italia per la prima volta si incontreranno i ragazzi provenienti dalle diverse regioni che hanno superato le gare locali. Una sfida in cui gli studenti dovranno mettersi alla prova sfoggiando la loro retorica, le loro competenze linguistiche, il linguaggio ma anche la passione.

I temi dei dibattiti

Per ora si conoscono solo i tre temi scelti per i dibattiti cosiddetti preparati: il reddito di cittadinanza dovrebbe essere adottato in ogni stato europeo; i paesi del G20, per salvare il pianeta dal riscaldamento globale, devono adottare obiettivi di riduzione delle emissioni globali di CO2 più ambiziosi rispetto a quelli degli accordi di Parigi; l’abolizione dei compiti a casa, misura recentemente introdotta in Francia, dovrebbe essere adottata da ogni sistema scolastico europeo per contrastare la dispersione scolastica. A fare da regista delle Olimpiadi sarà proprio l’istituto Tosi di Busto Arsizio dove siamo andati a conoscere la direttrice della sfida italiana, Giovanna Colombo, ex docente della scuola che ora si occupa dell’organizzazione della manifestazione.

© Debate Italia

L’importanza del confronto di idee

Da dove ha origine questa passione per il dibattito? Perché la vostra scuola ha pensato a questo modello?

«L’idea di diffondere l’idea del dibattito fa parte del nostro istituto. Da oltre vent’anni facciamo parte di una rete di scuole internazionali che ogni anno organizza un forum dove i docenti dibattono su tematiche diverse. Il dibattito è uno strumento di cittadinanza, di spirito critico, aiuta al rispetto dell’altro. Il tema proposto è sempre controverso. I ragazzi si preparano su entrambe le posizioni per capire le ragioni dell’altro e da qui nasce il riconoscimento di chi ci sta davanti. Nella nostra scuola durante questi anni sono arrivati formatori dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna: abbiamo iniziato a diffondere questo modello a livello regionale da qui l’attenzione del ministero che si è reso conto della validità della nostra proposta».

La dinamica della competizione

Come funziona nella pratica?

«Ci sono delle squadre che si confrontano. Tre partecipanti ogni formazione: una sostiene il pro e l’altra il contro il tema proposto. Ogni ragazzo interviene dai tre agli otto minuti. Si alternano. Portano le proprie ragioni, si devono costruire il proprio pensiero. Le squadre possono fare delle domande di spiegazione o confutazione. C’è una giuria che osserva ed emette la sentenza in base a una griglia di valutazione. In genere si discute su temi di loro interesse: uso dei social, pena di morte, ma anche omosessualità e altro ancora».

Un’esperienza vissuta anche nella vita quotidiana quando si fa storia, geografia, matematica?

«Il dibattito lo usiamo nell’ambito didattico e curriculare. Per noi non è solo un’attività extracurriculare. Nella rete nazionale delle giornate di dibattito organizziamo gare che sono amichevoli».

È evidente che per fare questo servono dei professori che siano preparati.

«La formazione è stata il nostro impegno più consistente, la prima attività è stata quella di preparare dei docenti che oggi sono in grado di fare formazione ad altri. Abbiamo organizzato anche tanti corsi di formazione per avere dei giudici. Riscontro sempre tanto interesse da parte dei colleghi. Il principio di fondo è far partecipare docenti e studenti insieme».

Come si svolgeranno le Olimpiadi nazionali di novembre?

«Sarà coinvolta una squadra per ogni regione italiana. Venti team composti da quattro partecipanti e un docente che li accompagna. Dovranno dibattere prima su tre temi che conoscono prima e su altri tre annunciati a un’ora dall’inizio del confronto. I ragazzi in questo caso si dovranno preparare al momento. La durata degli interventi sarà di sei minuti. La replica finale di tre minuti. Durante il dibattito se lo speaker dichiara di non essere in grado di tenere il proprio discorso è sostituito da un altro. Alla fine saranno i giudici ad attribuire la vittoria a una delle due squadre arrivata alla finale».