Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Nov 18, 2017

Addio Pizzo Travel e Libera il G(i)usto di viaggiare. Se la gita diventa un percorso di legalità

I ragazzi dell'Istituto Majorana di Moncalieri quest'anno faranno una gita particolare: andranno a visitare alcune terre confiscate alla mafia. Qui suggerimenti per organizzare il viaggio

Peppino Impastato aveva fatto cento passi per andare sotto la casa del boss Tano Badalamenti a Cinisi ad urlare “la mafia è una montagna di merda”. I ragazzi dell’istituto “Majorana” di Moncalieri ne faranno molti di più per andare a conoscere chi ancora oggi alza la testa contro la criminalità organizzata ma sarà il loro viaggio d’istruzione.

Una gita scolastica diventa un percorso di legalità

Una gita inusuale, originale, diversa. Per nulla scontata. Quattordici classi di questa scuola piemontese partiranno tra gennaio e febbraio alla volta della Sicilia per fare un percorso di legalità, per imparare da chi ogni giorno lotta, per ritornare in aula e raccontare ad altri coetanei che un’alternativa è possibile.

Non sarà certo un viaggio d’istruzione come quello che si fa a Parigi, a Londra o a Berlino: poco spazio al divertimento, molto più alle emozioni, all’impegno. Un’esperienza non del tutto nuovo nel panorama del sistema d’istruzione ma che offre ancora una volta la possibilità di riflettere sul valore delle gite.

Ha ancora senso partire per una capitale europea quando i giovani oggi grazie ai voli a basso costo possono partire quando vogliono?

La scuola che tipo di viaggio deve offrire? Quanto le gite sono coerenti con il percorso didattico od extracurriculare fatto per tutto l’anno scolastico?
A queste ed ad altre domande hanno risposto i docenti del “Majorana” che hanno fatto una scelta decisamente controcorrente proponendo ai loro studenti un’uscita sulle terre confiscate alla mafia, un cammino che dia un senso al loro percorso di studi ma anche alle loro esistenze.

L’esperienza di Addio Pizzo Travel

Non sono i primi a farlo. Addio Pizzo Travel propone da anni viaggi pensati per gli studenti di scuole e università: percorsi formativi finalizzati non solo all’acquisizione di conoscenza ma anche alla crescita umana e civile.
Un nuovo modo di intendere il viaggio d’istruzione alla scoperta di luoghi-simbolo dell’antimafia civile e della ribellione antiracket nell’area del palermitano, che offre l’occasione di approfondire i temi dell’impegno e della responsabilità collettiva, dell’educazione alla legalità e del riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Libera il g(i)usto di viaggiare

La storia della mafia e del movimento antimafia prende forma dal racconto dei protagonisti, per rivivere le tappe di una lotta che tuttora si combatte e che si vuole vincere. Così anche Libera il giusto di viaggiare propone un percorso di scoperta del progetto Libera Terra sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, attraverso la realtà imprenditoriale delle cooperative di lavoro che li gestiscono, pernottando in un agriturismo e assaporando i prodotti che derivano dalle terre confiscate. Le prime esperienze di turismo responsabile sono state realizzate dalla cooperativa “Placido Rizzotto” insieme a Libera a partire dal 2002. Sono i primi passi di un’attività che si è ampliata ed evoluta negli anni. Dalla semplice e amichevole accoglienza di visitatori che sono venuti in Sicilia per conoscere la realtà delle cooperative e il loro impegno quotidiano, si è costituita gradualmente un’organizzazione che, oggi, permette di curare con attenzione e professionalità visite giornaliere, percorsi settimanali e tutte le fasi di un viaggio, dall’ideazione di un percorso personalizzato al feedback finale.

L’intervista

Al “Majorana” questa esperienza la conoscono bene. Abbiamo intervistato la vice preside Lorella Garbossa per cercare di capire come è maturata la scelta in questa scuola.

Come è nato questo progetto che dal Piemonte vi porta fino alla Sicilia?

Da qualche anno le classi quarte hanno usufruito di un percorso di formazione grazie a Libera Piemonte. Vanno a Cascina Caccia, visitano luoghi confiscati alla mafia qui al Nord, incontrano dei testimoni. La collaborazione con Libera Palermo è nata da una collega che aveva questo contatto. Abbiamo concordato due viaggi. Lo scorso anno quattro quarte hanno fatto il viaggio della legalità legato alla cultura del luogo, all’ambito artistico architettonico, alla bellezza della Sicilia e non sono rimaste deluse. Anzi

Cosa prevedono questi viaggi?

Tappe a Corleone per conoscere chi oggi continua a lottare contro un sistema mafioso radicato in alcune fasce della popolazione. Così all’agriturismo confiscato alla famiglia Brusca dove da anni dei giovani siciliani lavorano sottraendo potere alla mafia e restituendolo alla gente attraverso la vendita dei prodotti. Ma poi siamo stati anche a conoscere da vicino la storia di Peppino Impastato a Cinisi andando a “Casa Memoria” dove lui viveva, ripercorrendo i famosi cento passi, riflettendo con il suo compagno Salvo Vitale. Il viaggio prevede anche una giornata nello splendido parco naturale dello Zingaro accompagnati da una guida.

Quest’anno replicate l’esperienza fatta lo scorso anno?

Sì saranno ancora le quarte, le classi che usufruiscono della formazione a fare questo viaggio tra gennaio e febbraio. Al rientro continueremo la formazione qui in vista della giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie il 21 marzo alla quale parteciperemo. Quest’anno è anche il quarantesimo anniversario dalla morte di Peppino Impastato perciò assume un valore in più questa nostra scelta.

Come rispondono gli studenti a questa gita?

E’ un’esperienza molto coinvolgente, i ragazzi diventano testimoni, si confrontano, anche con i formatori giovani che trasmettono molta passione.

E Parigi, Londra, Berlino. Addio al classico viaggio?

Quella è una gita che riserviamo alla quinta. In quarta si fa questa. E’ una scelta del collegio docenti. Un’imposizione alla luce dell’esperienza dello scorso anno. Abbiamo ritenuto necessario farla rivivere a tutti quanti. Un percorso necessario per la formazione di un ragazzo di quest’età. Una scelta culturale che richiama un’esperienza personale.