Al via il Piano Nazionale per la formazione degli insegnanti: si punta su lingue e competenze

Il Piano Nazionale per la formazione degli insegnanti è stato presentato al Miur: prevede un finanziamento di 1,4 miliardi nel periodo 2016/2019, per la formazione di 750 mila docenti di ruolo

Un investimento di 325 milioni di euro per la formazione degli insegnanti in servizio, che diventa obbligatoria, permanente e personalizzata; la definizione di 9 priorità tematiche tra cui digitale, lingue e prevenzione del disagio giovanile; l’istituzione di una Carta del docente per lo sviluppo professionale degli insegnanti, con un investimento di 1,1 miliardi di euro. Sono questi i cardini principali del Piano Nazionale per la Formazione dei docenti presentato questa mattina al Ministero dell’Istruzione, dove sono intervenuti in un dibattito sull’importanza della crescita professionale degli insegnanti Andreas Schleicher, direttore del Directorate of Education dell’Ocse, Jordan Naidoo, direttore della divisione Education 2030 Support and Coordination dell’Unesco e On Seng Tan, direttore del National Institute of Education di Singapore. Il piano prevede, dunque, un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/2019 per la formazione di circa 750 mila docenti di ruolo.

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Formazione permanente e la biblioteca delle innovazioni

Il Piano presentato questa mattina recepisce la legge 107/2015 (La Buona Scuola) che introduce la formazione per gli insegnanti come “obbligatoria, permanente e strutturale”. Secondo i dati dell’indagine TALIS 2013 la percentuale di docenti italiani che partecipa attivamente alle iniziative di formazione in servizio è inferiore rispetto a quella degli altri paesi europei: solo il 75% dei docenti delle scuole medie ha svolto attività di formazione contro una media Ocse del 88%. Il divario aumenta nel caso di insegnanti di scuole superiori: il 76% contro il 90% della media dei 10 Paesi Ocse in cui è stata condotta l’indagine. Questo, tuttavia, è dovuto al fatto che spesso molti corsi di formazione per insegnanti propongono semplici corsi di aggiornamento strutturati come lezioni frontali che risultano poco efficaci per i docenti. Per ovviare a questo problema, il nuovo Piano per la formazione degli insegnanti propone un nuovo sistema di accreditamento per i corsi di formazione, e saranno chiamate in causa anche le più importanti startup italiane nell’ambito della formazione. Anche l’Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, farà la sua parte per costituire quella che il ministero ha chiamato la “biblioteca delle innovazioni”: una piattaforma per raccogliere le migliori pratiche della formazione in modo da mettere a disposizione di tutti modelli e percorsi.

Una Rete tra le scuole

Secondo Andreas Schleicher dell’Ocse le scuole italiane sono caratterizzate da una elevata autonomia: questa situazione potrebbe essere positiva, se fosse controbilanciata da reti di collaborazione tra i docenti. Dai dati Ocse emerge, invece, che nel nostro Paese queste reti di collaborazione professionale mancano. Uno degli obiettivi del Piano, allora, è quello di incoraggiare la collaborazione creando reti a livello locale e nazionale, e soprattutto da un quadro comune e tutti gli interventi nel settore della formazione: a questo scopo il Piano ha definito 9 priorità per la formazione degli insegnanti nel prossimo triennio.

Le 9 aree di priorità

Il Piano riconosce 9 priorità in materia di formazione, cioè 9 aree primarie in cui gli insegnanti saranno chiamati a formarsi:

  • autonomia didattica e organizzativa
  • la valutazione e miglioramento
  • la didattica per competenze e innovazione metodologia
  • lingue straniere
  • le competenze digitali
  • l’alternanza scuola lavoro
  • integrazione, competenze di cittadinanza globale
  • inclusione e disabilità
  • coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile

Il nuovo portfolio docente

La formazione di ogni docente dovrà rispettare degli standard professionali definiti, e ogni insegnante sarà titolare un proprio portfolio professionale che gli permetterà di documentare la propria storia formativa, descrivere il proprio curriculum professionale e metterlo a disposizione dei dirigenti scolastici. Dal punto di vista amministrativo il portfolio diventa parte integrante del fascicolo digitale del docente: formato da una parte pubblica e una riservata, verrà avviato entro questo mese. Ogni insegnante, quindi, avrà un piano di sviluppo professionale personalizzato che cambia da docente a docente in base alle esigenza di ognuno.

“Il Piano presentato oggi ci allinea ai migliori standard internazionali – ha detto il ministro Stefania Giannini – Alla formazione venivano destinate risorse limitate. L’inversione di tendenza è netta: nel triennio 2013-2016 sono stati investiti su questo capitolo appena 18,5 milioni. Oggi ne investiamo 325, solo per i percorsi di formazione”.

@carlottabalena

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