Chi è Valeria Fedeli, il nuovo ministro dell’Istruzione

Stefania Giannini ha lasciato il posto a Valeria Fedeli: ex-sindacalista, ha alle spalle una lunga lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne

E’ Valeria Fedeli, il neo ministro dell’Istruzione, università e ricerca. Dopo Stefania Giannini in viale Trastevere arriva un’altra donna, ex sindacalista e fino a ieri vice presidente del Senato. Lombarda di nascita (è di Treviglio, provincia di Bergamo), 67 anni, ha iniziato la sua carriera nella Cgil negli anni Settanta per poi trasferirsi nella capitale dove ha ricoperto importanti ruoli: dal 2000 al 2010 ha guidato la segreteria generale dei lavoratori tessili diventando anche presidente del sindacato tessile europeo. A palazzo Madama è arrivata nel 2013 con Matteo Renzi ed ha subito conquistato il posto di vicepresidente vicario della presidente Laura Boldrini oltre ad un ruolo nella commissione Difesa del Senato. Chi la conosce bene e ha lavorato con lei nella Cgil dice che sa fare squadra. Così chi si è trovato fianco a fianco al Senato nelle battaglie a favore delle donne, ammette di aver lavorato bene con lei. Nel suo sito si presenta così: “Sindacalista pragmatica, femminista, riformista di sinistra”.

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L’impegno per i diritti delle donne

Lei stessa scrive: “Il pubblico impiego e il tessile sono state due grandi scuole in cui ho imparato a praticare la difesa concreta dei lavoratori costruendo innovazione e governo dei processi di cambiamento”. In Europa, nel mondo sindacale, si è vista riconosciuta e apprezzata e dopo 34 anni di esperienza in Cgil nel 2012 è diventata anche vice presidente nazionale di Federconsumatori. Di lei impossibile dimenticare l’impegno per le donne: è stata chiamata come esperta al ministero del Lavoro e delle pari opportunità ed è stata tra le fondatrici di “Se non ora quando”.

La sfida della scuola

Ora dovrà occuparsi di una tematica nuova: la scuola. Il tema dell’istruzione non risulta essere almeno nel suo curriculum personale ma sono in molti a riconoscerle serietà. A lei spettano nei prossimi mesi, pochi o tanti che siano, portare avanti partite importanti, forse più significative della stessa “Buona Scuola”: i decreti delegati che in teoria andrebbero approvati entro il prossimo 18 gennaio. Stiamo parlando di temi come la formazione iniziale e l’immissione in ruolo dei docenti; la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità; la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale; l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni: la promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici e l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato.

Il nodo del contratto

Già da oggi il ministro Fedeli dovrà pensare alla questione mobilità e contratto degli insegnanti perché domani i suoi ex colleghi del sindacato sono pronti a bussare alla porta di viale Trastevere per aprire un tavolo nella speranza che il nuovo interlocutore, cosciente delle battaglie per i lavoratori, sia disposta ad ascoltare. La scuola, grazie anche al Governo Renzi, non è più fuori dall’agenda politica ma è uno dei settori sui quali sono puntati gli occhi dell’opinione pubblica. Alla neo ministro gli auguri di buon lavoro!

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