La scuola dell’infanzia all’Università (è la prima volta) | Che cos’è e come funziona Bambini Bicocca

Il progetto è un esempio di welfare aziendale aperto al territorio e nasce con la prospettiva di creare un Polo dell’infanzia sperimentale. Ne abbiamo parlato con la responsabile scientifica del progetto Susanna Mantovani, ordinario di pedagogia generale

Per la prima volta in Italia un’Università avrà la sua scuola dell’infanzia. Non si tratta di un Ateneo qualsiasi ma della Bicocca di Milano dove “nascono” i futuri maestri. La prima campanella della neonata sezione che può ospitare fino a 26 bambini è suonata martedì 5 settembre. Il progetto che rappresenta un esempio di welfare aziendale aperto al territorio nasce nella prospettiva di creare un Polo dell’infanzia sperimentale ed è un esempio di innovazione sociale per il distretto Bicocca che quest’anno compie vent’anni. Fino ad oggi l’Università si era dotata di un nido: un’esperienza che ha già maturato dodici anni di attività.

Il progetto

L’idea di fare un passo in più è scaturita dalla professoressa Susanna Mantovani, ordinario di pedagogia generale e responsabile scientifica del progetto. L’amministrazione comunale ha affidato all’ateneo gli spazi di piazza dei Daini. Il dipartimento di scienze umane per la formazione che già coordina il nido aperto nel 2005 ha studiato il progetto pedagogico e reso possibile l’avvio della scuola che resterà aperta 46 settimane all’anno dalle 8 alle 17.

Coinvolgere mamme e papà

E’ previsto anche il prolungamento fino alle 18 dove verrà messa in campo un’attività canora – musicale che potrà essere svolta anche con l’ausilio dei genitori che potranno in questo frangente della giornata entrare a far parte del progetto educativo. Un modo intelligente per coinvolgere mamme e papà e renderli protagonisti di questa attività senza restare alla finestra.  Una proposta di qualità che va nell’ottica di dare una risposta concreta ai lavoratori: non a caso ad oggi vi sono già 16 iscrizioni di cui la metà provenienti dallo stesso nido. Segno quest’ultimo della volontà dei genitori di proseguire un percorso nato in questo ambito sicuramente professionale e all’altezza del ruolo.

Aprire lo spazio al quartiere

Inizialmente sarà iscritta al registro delle scuole non paritarie dell’ufficio scolastico regionale e perciò avrà una retta ma l’obiettivo dell’Università è quello di aprire questa realtà anche alle famiglie del quartiere, a chi non ha la possibilità di pagare la frequenza del proprio figlio. Per ora per i dipendenti dell’Università la retta verrà stabilita in base all’Isee.

Un progetto ambizioso che coinvolge in prima battuta le ragazze laureate nello stesso ateneo che saranno le maestre di questi bambini.  Una sorta di catena lega tutto questo percorso: chi entra alla Bicocca viene dalla scuola come studente e spesso sceglie un corso per tornare in aula nei panni di insegnante. D’ora in poi nello stesso ateneo chi frequenta i corsi di scienze della formazione primaria  potrà trovare un “luogo” dove fare tirocinio, dove imparare ad insegnare e magari realizzarsi attraverso un vero e proprio lavoro. Saranno i migliori ad essere inseriti in questa struttura: laureate o laureati che hanno voglia di sperimentare, di mettersi in gioco, di puntare sull’innovazione.

A spiegarci come funzionerà la scuola è la stessa professoressa Mantovani.

Che tipo di scuola sarà quella della Bicocca?
«Il tema scelto è la scienza. Al nido abbiamo lavorato molto sulla natura accompagnati da una collega biologa. Il filo conduttore sarà questo: abbiamo un atelier scientifico e l’inglese come lingua diffusa in tutte le attività, un piccolo Clil. Queste iniziative possono essere anche utili luoghi di formazione. Avremo una particolare attenzione alla sostenibilità. Le proposte didattiche potranno essere accompagnate dall’uso trasversale di diversi dispositivi tecnologici».

Uno spazio che punterà anche alla bellezza.
«La scuola ha un ampio giardino e degli ateliers – ambienti. Lo spazio verde è tutto da abitare, da vivere, da inventare insieme ai nostri alunni. Lavoreremo con loro fin dall’inizio».

Una risposta concreta alle esigenze di molti dipendenti dell’Università.
«L’Università non è abituata a fare la scuola; il nido che abbiamo realizzato, tuttavia, ha fatto molto comunità tra personale amministrativo e docenti. Allo stesso tempo i bisogni della nuova struttura sono diversi. Questo è un laboratorio diversamente complicato. Vorremmo puntare a fare un apertura anche ai bambini con disabilità complesse e vogliamo coinvolgere da subito i docenti che lavorano nella ricerca di innovazioni. Va fatta una precisazione doverosa: il Comune ci ha dato un edificio purché riservassimo dei posti ai bambini del quartiere. E’ il nostro obiettivo».

Una scuola aperta alla città, un laboratorio attivo.
«Proporremo alla città di Milano un’esperienza innovativa, utile a consolidare un sistema formativo integrato da 0 a 6 anni, così come previsto dalla Legge 107 del 2015».

“Bambini Bicocca” sarà una scuola dell’infanzia che coinvolgerà il quartiere, capace di creare un ponte tra l’ateneo e il territorio. Troppe volte, infatti, le Università sono staccate dalla stessa città, sono una sorta di stazione dove i ragazzi arrivano e se ne vanno. A Milano, in piazza dei Daini, non sarà così. L’intento della professoressa Mantovani è proprio quello di entrare a far parte del tessuto sociale, di essere promotori di novità, stimolo per la stessa metropoli.

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