Da un liceo di Brindisi un sistema salva-acque: “Così ripuliamo il mare”

Undici ragazzi hanno inventato Recol, un processo che trasforma le acque di scarico delle navi in olio combustibile, sale e acqua distillata: da rimettere sul mercato

Il problema che volevano risolvere non è da poco: ripulire le acque del loro mare inquinato. Così, 11 ragazzi di un liceo scientifico di Brindisi si sono incontrati tutti i sabati dopo la scuola per un anno e hanno trovato una soluzione. Un processo di smaltimento che trasforma le acque inquinate delle navi in olio combustibile, acqua distillata e sale. Da rivendere sul mercato. L’impresa si chiama Recol ed è stata premiata nella scorsa puntata di The Innovation game, il programma di Riccardo Luna in onda su Repubblica Tv. Ogni settimana nel programma si sfidano due startup create da ragazzi delle scuole superiori italiane. Chi arriverà in finale avrà l’opportunità di andare a presentare la propria idea in Silicon Valley.

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Foto: www.porto.br.it

 

“Tutto è nato dalla voglia di tutelare il nostro territorio” spiega Ludovico Passarelli Pula, che fa parte del team di ragazzi del liceo scientifico Fermi-Monticelli. “Il tema dell’inquinamento, a Brindisi, è molto sentito, così abbiamo cominciato a fare delle ricerche. Abbiamo capito che il più grande fattore inquinante sono le acque di scarico delle navi. Così siamo andati alla ricerca della soluzione”.

La soluzione l’hanno trovata, anzi, ne hanno trovate due, visto che oltre a ripulire il mare riescono e ricavare prodotti rivendibili sul mercato. I ragazzi hanno studiato un processo industriale che, in un unico passaggio, filtra gli olii e le acque sporche delle navi e le trasforma in olio combustibile, sale e acqua distillata. Gli studenti hanno calcolato che costruire e assemblare le cisterne per portare a termine il processo salva-mare costa 1,5 milioni di euro. “Secondo i nostri calcoli, però – specifica Ludovico – il costo si ammortizza nel giro di un anno e mezzo, per poi andare in utile. Abbiamo calcolato che dopo i primi 3 anni si va a guadagnare il doppio di quanto investito all’inizio”.

I ragazzi di Recol hanno avuto un supporto (“purtroppo ancora non finanziario” specifica Ludovico) sia da Legambiente sia dalla Guardia Costiera. La prima ha apprezzato molto l’idea degli studenti di Brindisi ed ha sposato la causa mettendo a disposizione consulenza e aiuto. “La Guardia Costiera, invece, si è proposta di collegarci direttamente alle navi che arrivano in porto, ovviamente una volta che realizzeremo il progetto”. Ludovico ha una barca, come anche altri ragazzi del team di Recol. “Ci siamo resi conto in prima persona di quanto sia inquinato il nostro mare. Il nostro progetto è un po’ costoso, ma con il tempo il beneficio non sarà solo economico, ma soprattutto ambientale”.