Professori, studenti e genitori insieme. Il sogno di una scuola inclusiva

Nasce oggi su StartupItalia! #NonChiamiamateliMillennial la rubrica di Paolo De Nadai, 28enne fondatore di ScuolaZoo. Paolo è startupper da prima che si cominciasse a parlare di startup e oltre a ScuolaZoo (che ha compiuto da poco i 10 anni) ha fondato SGTour (oggi Travel4Target), ZooCom: viaggi e comunicazione per i Millennial e OneDay Group. Paolo, grazie alla sua esperienza e alla vicinanza col mondo dell’imprenditoria e dei giovani, ci accompagnerà in un percorso che ci farà comprendere meglio la GenZ raccontandoci come cerca di realizzarsi da sola in un’Italia che stenta a stare al suo passo. Buona lettura!

 

A parte circa 90.000 “sfortunati” studenti altoatesini che hanno cominciato la scuola il 5 settembre, eccoci a vivere la settimana di “Back to School” in Italia: giorno dopo giorno, la riapertura dei cancelli di oltre 32.000 scuole italiane a 7 milioni di studenti, di cui 2,6 milioni delle secondarie di secondo grado.
La premessa all’inizio di questo nuovo anno scolastico sono stai i molteplici annunci del MIUR ad Agosto: la Maturità non avrà più la terza prova, l’Alternanza Scuola-Lavoro sarà materia di valutazione all’esame di stato, incomincia la sperimentazione per portare il percorso delle scuole superiori da 5 a 4 anni. Abbiamo poi compreso meglio che tutte queste novità saranno attive a partire dal prossimo anno scolastico, cominciando oggi solo a raccogliere le candidature delle 100 scuole che vorranno sperimentare la chiusura del curriculum scolastico con un anno di anticipo.

L’Alternanza Scuola Lavoro per avvicinare i ragazzi al mondo reale

Con l’Alternanza Scuola Lavoro il MIUR sta dando indicazioni di voler avvicinare sempre più il mondo dell’istruzione a quello del lavoro. Un segno positivo. Anche l’anticipazione della fine della scuola superiore sembra avere lo stesso obiettivo, come succede in Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo e Ungheria. Non solo: in Italia il tasso di abbandono scolastico da parte dei ragazzi è pari al 13,8% del totale degli studenti delle superiori. Si pensa che ridurre gli anni possa anche ridurre questo fenomeno.
Non sono un pedagogo, però gli stessi studi Eurostat indicano che gli unici paesi europei in cui il tasso di abbandono scolastico è più alto di quello italiano sono Romania, Spagna e Portogallo. Ma in queste due ultime nazioni il percorso di studi secondario dura già 4 anni….

Stage pre-universitari, esperienze culturali: servono obiettivi chiari

Lo spunto che vorrei dare è quindi di avere più chiari gli obiettivi: sarebbe magnifico avere la stessa qualità di formazione riducendone i tempi, ma se in altri stati non ha ridotto il tasso di abbandono, forse andrebbe rivisto in qualche modo anche il percorso in sé?

E in ogni caso: come si pensa di suggerire ai ragazzi di investire il tempo guadagnato?

Forse stage pre-universitari? Iniziare immediatamente l’università? Andare a lavorare senza aver maturato competenze tecniche particolari? Spingerli, per chi ne ha le possibilità, a effettuare esperienze culturali, di formazione o volontariato che si avvicinano alle inclinazioni manifestate fino a quel momento? Oppure andare a fare un’esperienza all’estero che possa aprire la mente?

Il sogno di una scuola più inclusiva

Insomma vorrei proporre una riflessione, non una critica: ben venga la sperimentazione, ma i ragazzi, cosa farebbero di un anno in più a loro disposizione nella loro vita? Abbiamo un “programma” per aiutarli a capire come sfruttarlo al meglio? Vogliamo chiedere loro di cosa avrebbero bisogno, al di là di un percorso scolastico completo?
Sono sicuro che nessuno si sia ancora preso la briga di chiederglielo direttamente, coinvolgendoli. Mentre il sogno, credo anche del MIUR, è quello di una scuola che sia davvero inclusiva, nel senso che sia ideata, costruita e portata avanti dai tre principali attori che la vivono ogni giorno: i professori, gli studenti e i loro genitori.

Penso che i ragazzi siano un bacino di idee, proposte, visioni, che devono essere ascoltate

Lo vediamo ogni giorno, sia online, sia dal vivo: sicuramente lanciano spunti che hanno poi bisogno di una guida e una direzione, ma se vogliamo una scuola che sappia davvero dare risposta alle esigenze formative e all’inserimento dei ragazzi nel mondo del lavoro, dobbiamo iniziare a coinvolgerli in queste tematiche attivamente. Sono sicuro che ne saranno entusiasti.

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