Paolo De Nadai

Paolo De Nadai

Nov 21, 2017

Influencer e Instagram: se un hashtag diventa freno all’intraprendenza dei ragazzi

L'AGCN propone di utilizzare un hashtag identificativo davanti a post che pubblicizzano un brand. Non si tiene conto di tutti i ragazzi che provano questa strada per crearsi una carriera nel marketing e nella comunicazione. La terza puntata della rubrica di Paolo De Nadai su StartupItalia!

Da luglio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCN) si è mossa per regolamentare le comunicazioni promozionali a mezzo influencer marketing sui social network.
I social network sono seguitissimi dai ragazzi fra i 14 e i 26 anni, esattamente come lo era la televisione negli anni ’90. È corretto che le autorità si interroghino su come rendere chiaro ai consumatori quale sia una comunicazione pubblicitaria e quale invece una comunicazione spontanea e dettata dall’esperienza personale. Ma i brand, ormai da tempo fanno parte della nostra quotidianità.

Che differenza c’è tra storytelling e pubblicità?

Sui social network si racconta la quotidianità o la quotidianità che si vorrebbe vivere. Qual è quindi la differenza fra lo storytelling e la pubblicità? E chi garantisce che un post retribuito faccia meno pubblicità di uno spontaneo?
Siamo davanti all’ennesima legge che blocca la crescita e la libertà d’impresa invece che aiutarla, con l’aggravante che colpisce proprio i più giovani, dove la disoccupazione è stabilmente sopra al 40% (dati Istat) che con l’avvento dei social network e del digitale stanno imparando e sperimentando nuove professioni e strade imprenditoriali.

Siamo davanti all’ennesima legge che blocca la crescita e la libertà d’impresa invece che aiutarla, con l’aggravante che colpisce i più giovani

I “wannabe” influencer iniziano spontaneamente, senza percepire alcuna retribuzione da parte dei brand a raccontare le loro esperienze di vita, a scattare foto, produrre video e contenuti, generare traffico ed engagement.
Senza saperlo fare in modo professionale, stanno veicolando un messaggio promozionale. Lo fanno per diventare rilevanti fra i propri coetanei, in qualsiasi parte del globo si trovino. Lo fanno per soddisfare il bisogno adolescenziale e post adolescenziale di uscire dal coro ed essere, in qualche modo, una “star”. I più bravi, talentuosi, originali o semplicemente “immanicati” riescono poi a essere un richiamo per i brand e iniziano a ricavare qualche soldo.

Imparare da autodidatta comunicazione e marketing

Il punto però è che il ragazzo, mentre esplora il mondo dell’influencer marketing, impara il linguaggio fotografico e visivo; impara la comunicazione marketing, il posizionamento di sé stesso e del prodotto. Chi meglio e chi peggio, certo, ma apprende da autodidatta delle competenze che potrà decidere se affinare o meno in seguito e farle diventare il proprio lavoro: nel marketing, nella fotografia, nella comunicazione, nello styling e chissà quanti altri settori; oppure abbandonare il tutto e scoprire altre strade.
I social network non sono come la televisione: in pochi possono diventare conduttori o show people, mentre sono centinaia le startup nate attorno al social marketing e migliaia gli influencer che hanno trasformato in lavoro la loro capacità di comunicare ed essere rilevanti sul proprio target.

La crescita del sistema Paese passa per la libertà di poter sperimentare, studiare, sfruttare le opportunità che il digitale ci offre

I ragazzi, le startup, la crescita dell’economia e del sistema Paese passa per la libertà di poter sperimentare, studiare, sfruttare le opportunità che il digitale ci offre e da sempre l’intraprendenza va poco d’accordo con le regole.

Se un hashtag diventa un freno alla intraprendenza

L’AGCN propone che ogni post nato da una collaborazione con un brand sia segnalato con hashtag appositi come: #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising o #inserzioneapagamento. Poca cosa, per carità, ma è un po’ come il flag per i cookies della privacy che ora devono comparire in ogni sito web: disturbano la user experience, frenano l’intraprendenza e la crescita, senza portare beneficio reale al consumatore.
Quale sarà la decisione finale dell’AGCN, io sogno un Paese che favorisca l’ecosistema delle startup, che supporti e faccia il tifo per tutte le nuove professioni, prodotti e servizi che il digitale sta facendo nascere, perché questo è il futuro.