Nella competizione tra Donald e Hillary, ha vinto Michelle Obama

I sondaggi confermano che la sua popolarità supera quella del marito e quella di entrambi i candidati alle elezioni Usa 2016. Ecco i motivi per cui, se si fosse candidata, Michelle Obama avrebbe vinto

Dal vestito a quadretti rossi preso su Asos per pochi dollari a quello in oro rosa sfavillante di Versace indossato nella sua ultima cena di Stato come first lady. Dall’orto che ha impiantato alla Casa Bianca per mostrare agli americani che mangiare insalata è possibile, ai discorsi nelle scuole per l’empowerment femminile. In un ipotetico album con le foto più importanti degli ultimi 8 anni di presidenza Obama ci sarebbe sempre lei: Michelle Obama. Quasi 6 milioni di follower su Twitter, presente su Snapchat, Facebook e tutte le altre piattaforme, questa legale di 52 anni uscita da Princeton e Harvard è diventata col tempo più popolare del marito e di qualsiasi altro personaggio politico. Secondo un sondaggio svolto dal Wall Street Journal e dalla rete NBC, oltre un americano su due (il 59%) vede Michelle Obama positivamente, tanto che in molti hanno avanzato l’ipotesi che se si fosse candidata, avrebbe raccolto più gradimenti di Hillary Clinton. E forse ne è consapevole la stessa Clinton, visto che ha fatto dell’attuale first lady una delle voci più importanti della sua campagna elettorale.

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La capacità di parlare ai cittadini

Il suo discorso pro Hillary alla convention democratica è diventato virale, la sua capacità di scegliere le parole da dire (e quelle da non dire: il nome dell’avversario Trump) ha trasformato il suo speech in un manuale di oratoria. La frase “quando loro volano basso, noi voliamo alto” (“when they go low, we go high”) ha fatto il giro del web,  e probabilmente qualcuno, da qualche parte, l’avrà stampata sulle magliette. Sempre in quel discorso, pronunciò un manipolo di parole-chiave in un climax drammatico che ha riassunto tutto il suo impegno umano e politico: prima quel “kids”, “bambini”, ripetuto più e più volte, e poi l’accento finale sugli “slaves”, “schiavi”, che hanno costruito la Casa Bianca dove le sue figlie ora vivono.

L’impegno per le donne

Sempre a fianco del marito, mai dietro. Anzi, spesso in prima linea nel promuovere progetti e iniziative, come il “suo” Let girls Learn, programma di finanziamenti del governo per l’istruzione femminile nei paesi dove l’educazione è scoraggiata, osteggiata, assente. Questa estate Mrs Obama ha fatto il giro dell’Africa per promuovere il programma, instancabilmente, sempre ricordando le 270 studentesse nigeriane rapite dai terroristi di Boko Haram nel 2014, per le quali lanciò la campagna social #GiveBackOurGirls (attualmente 200 di loro sono ancora prigioniere).

Michelle è riconosciuta dai cittadini come una persona solida, competente, realmente interessata al bene del paese, intelligente, piena di stile. Allo stesso modo scrive editoriali sul Financial Times e appare disinvolta sulle copertine di Vogue. E’ un simbolo per tutte le donne afroamericane che, come lei, frequentano con successo le università, ma non riescono a trovare sbocchi lavorativi equivalenti alle loro doti. La platea delle black woman non è indifferente ai fini delle elezioni: il consenso di Hillary tra le afroamericane arriva al 95%, molto probabilmente spronate dall’endorsement di Michelle (tra le donne bianche Clinton prevale con il 53%). Sembra che Michelle Obama sia vista bene proprio da tutti: financo Donald Trump si è astenuto dal rivolgerle qualsiasi tipo di attacco, sebbene non li abbia risparmiati nemmeno al Papa. D’altronde, cosa mai potrebbe dirle.

@carlottabalena

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