“Quel puntino nero è un pianeta”: l’ha scoperto Tom, 15 anni

Durante uno stage con un professore di Astrofisica, Tom Wagg si è accorto di un punto nero nel fascio di luce di una stella. Due anni dopo ha avuto la conferma: ha scoperto un nuovo pianeta

Newcastle-under-Lyme è una cittadina di 74 mila abitanti nella contea dello Staffordshire, in Inghilterra. Qui vive Tom Wagg: a 15 anni è andato alla Keele University per fare uno stage durante la scuola, una prima esperienza in un contesto professionale, guidato dal professore di astrofisica Coel Hellier. Mentre guardava il cielo con il telescopio, Tom si accorge di una macchiolina nera in mezzo al fascio di luce che proviene da una stella lontana. Un puntino nero. Capisce che può trattarsi di un pianeta. Mentre gli scienziati delle Università di Ginevra e di Liegi analizzavano il puntino nero che Tom aveva scoperto, lui è sempre rimasto in contatto con il professor Coel Hellier. Oggi Tom ha 17 anni ed ha avuto la conferma: quello che aveva scoperto era effettivamente un pianeta mai osservato prima, composto principalmente di gas, con le stesse caratteristiche di Giove.

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Sebbene gli abbiano dato atto della scoperta, Tom non ha potuto dare il suo nome al pianeta che ha scoperto, che sarà invece deciso da una gara coordinata dall’International Astronomical Union. Il nuovo pianeta è stato temporalmente nominato WASP-142b, perché è la 142esima scoperta del  progetto Wide Angle Search for Planets (WASP), i cui dati sono stati usati da Tom per fare la sua scoperta.

“Quando ho scoperto che poteva essere un pianeta sono rimasto scioccato” ha detto Tom. Il suo professore, invece, è rimasto impressionato dallo stage “brillante” del ragazzo, e dalle sue capacità di osservazione che lo hanno portato ad accorgersi del piccolo puntino nero. “Gli umani sono molto più bravi a fare cose come queste piuttosto che gli algoritmi” – ha detto il professore – “non è così raro scoprire nuovi pianeti, ma non è mai successo durante uno stage scolastico”. 

Tom ha ammesso di esserci rimasto male per non aver potuto dare il suo nome al pianeta: “Mi dispiace ma capisco la necessità di una gara. Spero che quanto mi è successo trasmetta il messaggio che tutti possono scoprire un pianeta se hanno l’accesso ai dati, come li ho avuto io, e se sanno cosa cercare”. Tom ora studia fisica, matematica e latino al liceo e punta a continuare con gli studi scientifici anche all’università.

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