Un milione di dollari per migliorare la vita dei rifugiati: 5 progetti studenteschi in finale

Portare internet nei campi, sfruttare il biogas, fornire un sistema di trasporto ecologico, aiutare nell'apprendimento delle lingue e fornire una piattaforma per l'aiuto reciproco: sono le idee dei cinque team finalisti che si confrontano per un assegno da un milione di dollari

“Rifugiati – Risvegliare il potenziale umano” è il tema dell’Hult Prize 2017. Il premio, riservato ai giovani studenti che vogliono provare a fare gli imprenditori, sarà assegnato in autunno dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e varrà una somma di 1 milione di dollari per il vincitore. Le idee saranno valutate in base alla loro attenzione ai bisogni dei rifugiati e alla risposta che la società è in grado di dare alle ingiustizie, alle pressioni economiche, al cambiamento climatico e alla guerra. Insomma, progetti “sostenibili e scalabili per aiutare i rifugiati in tutto il mondo”.

Il campo rifugiati di Kigeme in Rwanda

L’esperienza del rifugiato

Tra i partecipanti alla gara c’è anche chi ha vissuto in prima persona l’esperienza della fuga dal proprio paese. È la storia di Joseph Truong, membro dell’Empower Team della York University di Toronto. «Entrambi i miei genitori sono stati rifugiati 30 anni fa. Ho potuto fornire una visione di come sono i campi e dare una mano per lo sviluppo della nostra idea», ha detto a Fast Company. Truong è di origine vietnamita e i suoi genitori sono scappati in Malesia negli anni Settanta prima di trasferirsi definitivamente in Canada.

Portare internet nei campi

Alla competizione hanno partecipato 50 mila progetti in tutto. Alla fase finale sono arrivati solo in 5: tre dal Canada, (Università di Calgary, Waterloo e York), uno dal Messico (Instituto Tecnológico Autónomo de México) e un altro dagli Stati Uniti (Rutgers). Il team di lavoro di Truong, per esempio, vuole portare la connessione internet nei campi dove vivono i rifugiati. «C’è un costante bisogno di connettività. Noi stiamo pensando a come renderla disponibile in maniera economica ed efficace. In questo modo potremo dare ai rifugiati opportunità di apprendimento, occupazione, cure mediche che migliorino la loro vita», ha spiegato Truong. Empower ha pensato a dei braccialetti che fungano da router wi-fi così che ogni ospite dei campi possa avere la sua connessione personale e risparmiare sulle spese necessarie per avere accesso a internet.

Il risciò a energia solare e la piattaforma per imparare le lingue

Anche il team statunitense di Rutgers ha potuto contare sui racconti diretti di chi ha vissuto in un insediamento informale nella città di Karachi in Pakistan. Si tratta della zia di uno dei membri del gruppo Roshni Rides che, sulla base della testimonianza, ha pensato a un mezzo di trasporto alimentato a energia solare. L’idea è quella di un e-risciò che possa trasportare fino a otto persone e che possa offrire un servizio a 2,5 milioni di persone per soli 13 centesimi di dollaro. In estate questo mezzo di trasporto sarà implementato a Orangi Town. Dall’università di Calgary, invece, arriva Skill2Scale, una piattaforma per smartphone per aiutare i rifugiati con l’apprendimento delle lingue.

Il campo profughi di Zaatari in Giordania

Recupero del biogas e aiuto reciproco

Il problema igienico ha invece ispirato il team messicano che ha progettato dei bagni chimici per il recupero del rifiuto organico e la produzione di biogas. In questo modo, si può ridurre l’incidenza delle malattie legate al cattivo funzionamento o all’assenza delle toilette e cercare di sostenere i costi vendendo la fonte di energia.
Più vicino all’universo della sharing economy il business presentato dai ragazzi dell’università di Waterloo. Hanno pensato a una sorta di registro in cui i rifugiati possono offrire le loro competenze e i loro servizi e usarli come moneta di scambio per acquistare le prestazioni di altri in altri settori. Per Lisa Tran, portavoce del progetto, si tratta di una replica di un meccanismo che è venuto spesso automatico nella creazione delle comunità di rifugiati in cui ognuno si sente accolto e offre il suo contributo.

Testare le idee sul campo e nel campo

Il premio darà un notevole sostegno economico e grande visibilità ai vincitori. A giugno partirà anche il programma di accelerazione nel quale ogni gruppo potrà sperimentare la propria idea, attingendo anche dalle idee che vengono direttamente dai destinatari dei vari prodotti. Il test durerà tutta l’estate. Poi, nel mese di settembre verrà annunciato il vincitore della competizione.