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Giu 13, 2018

Violenza sui bambini, l’allarme dell’Authority: “Manca sistema di rilevazione dei dati”

Povertà, violenza, carcere: nella relazione del Garante Filomena Albano questa mattina in Senato un quadro a tinte fosche

Pochi ne parlano, ma chi ogni giorno lavora a difesa dei diritti dei bambini sa quanto il nostro Paese debba ancora fare per assicurare a tutti il minimo essenziale. L’SOS arriva dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza che stamattina ha presentato a palazzo Madama la sua relazione al Parlamento. Il quadro che ne esce è a tinte fosche.

 

La Garante, Filomena Albano, ha denunciato in primis le condizioni di povertà assoluta che coinvolgono i minorenni in Italia. “Le statistiche – osserva Albano –  ci dicono che in questi anni la povertà è cresciuta soprattutto nelle famiglie con bambini e aumenta nelle famiglie con tre o più figli minorenni”.

 

Secondo gli ultimi dati la povertà assoluta è passata in un anno dal 18,3% al 26,8% proprio tra queste famiglie, coinvolgendo quasi 138 mila nuclei e più di 814 mila persone. E’ aumentata anche tra i minori, passando da 10,9% a 12,5%: si tratta di un milione e 292 mila under 18 (rilevazione 2016).

 

Dall’Autorità arriva anche una proposta per combattere i fenomeni di violenza: “La realtà quotidiana – prosegue – ci consegna storie di violenza messa in atto da adolescenti, bullismo anche nei confronti degli adulti, fatti che reclamano un intervento preventivo. Per combattere e prevenire il bullismo e il cyberbullismo ho proposto che venga introdotta la mediazione come materia scolastica. Occorre far crescere la cultura della mediazione: solo attraverso di essa possiamo fondare una società più equa e pacifica, improntata alla reciproca comprensione e alla responsabilità”.

 

 

 

“Non esistono numeri certi sulla violenza nei confronti di minori”

Tra le criticità segnalate  c’è poi la mancanza di un sistema di rilevazione dei dati in grado di fornire una fotografia completa di tutte le forme di violenza ai danni dei minorenni. Non esistono a livello nazionale numeri certi che permettano di quantificare tale realtà e delinearne i contorni. “Solo la conoscenza del fenomeno sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo consentirà – ha spiegato la Garante –  interventi mirati di prevenzione e contrasto nonché più efficaci azioni di assistenza e sostegno dei minorenni maltrattati”.

 

C’è poi il problema dei minori stranieri non accompagnati. Il numero sta diminuendo (da 18.300 di dicembre 2017 a poco più di 13.400 a fine aprile), ma continuano a essere concentrati per il 42% in Sicilia. “Occorre pertanto un’uniforme distribuzione sul territorio nazionale” ha sottolineato Albano. La permanenza nei centri di prima accoglienza supera spesso i 30 giorni previsti dalla legge, le questure non adottano prassi uniformi nel rilascio dei permessi di soggiorno chiedendo un passaporto a chi non lo ha. “Vanno emanati i decreti attuativi di adeguamento della legge 47 del 2017, nonché quello per regolamentare le procedure di colloquio e va adottato il protocollo per uniformare le modalità di accertamento dell’età dei ragazzi”.

 

A palazzo Madama non ci si è dimenticati nemmeno dei bambini in carcere: “C’è da colmare una lacuna, quella dell’introduzione di un ordinamento penitenziario minorile” ha concluso la Garante. “Sulla scorta degli incontri effettuati nel 2017 negli istituti penali per minorenni di Nisida e Casal del Marmo, sono state rilevate alcune esigenze nell’interesse delle persone di minore età”. La prima è quella di assicurare ai ragazzi progetti educativi individualizzati, sia per chi compie un percorso in istituto di pena sia per chi è sottoposto a misure all’esterno. A questo proposito, è stato avviato un monitoraggio in tutta Italia per ascoltarli.

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