Ecco i social robot compagni di giochi per i bambini autistici

Dalla Puglia, tre ricercatori under 30, stanno impiegando i robot Nao, Zeno e Pleo per stimolare l’apprendimento dei bambini autistici: gli umanoidi sorridono e s’arrabbiano

Loro si chiamano Francesco Adamo, Dario Cazzato e Giuseppe Palestra e le loro creature sono Pleo Rb, Zeno e Aldebaran Nao. I primi, sono tre ricercatori under 30, appassionati di informatica e di tutto ciò che può coniugare la tecnica al miglioramento dell’uomo. I secondi, sono i social robot che hanno creato grazie al bando del ministero dell’Istruzione, “Smart Cities and Communities and Social Innovation”. La novità sta nel fatto che questi tre robot hanno capacità sociali utili per aiutare i bambini autistici. Il progetto si chiama “Saracen” ovvero Socially Assistive Robots for Autistic Children Education ed è già stato testato su oltre quaranta bambini che hanno usato i social robot negli ultimi tre anni. Tutto nasce dall’obiettivo e dalla giusta caparbietà di questi tre giovani che hanno l’obiettivo di utilizzare la tecnologia a favore delle persone più deboli proponendosi di migliorare la qualità della vita di queste persone.

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Adamo, Cazzato e Palestra sono partiti dai prodotti della robotica commerciale e hanno aggiunto sia algoritmi di computer vision sia tecniche di elaborazioni ed analisi delle immagini, riuscendo ad arrivare a produrre robot capaci di interagire con i bambini. I risultati sono strepitosi: Nao è un robot umanoide in grado di relazionarsi con le persone grazie a due telecamere montate sul volto e ad altri sensori distribuiti sul corpo. E’ completamente programmabile dal punto di vista dei movimenti, dei comportamenti e secondo i tre ricercatori può essere impiegato per stimolare le risposte dei bambini autistici, proponendo loro una lunga serie di giochi, in modo da mantenere sempre viva la loro attenzione.

Zeno, il cugino, è meno agile ma presenta una caratteristica unica: è in grado di ridere, di essere triste, di fare l’arrabbiato. I tre ricercatori hanno voluto un robot così social perché potesse essere utile durante le fasi di terapia con i bambini. Infine Pleo, il robot dinosauro che scodinzola, fa i capricci: un cucciolo concepito così per insegnare ai ragazzi autistici a prendersi cura. Un esperimento che è già realtà in Puglia dove nei giorni scorsi sono stati presentati dal Cnr di Messina e di Lecce, i risultati raggiunti dall’uso di questi prodotti. Si tratta di una vera rivoluzione che nei prossimi anni vedrà coinvolti Asl, associazioni genitori, centri per la diagnosi e la terapia, ospedali.

L’idea dei tre ricercatori è quella di creare una connessione tra i robot, le famiglie e le istituzioni: attraverso una piattaforma Web, i dati saranno analizzati periodicamente dal personale addetto, al fine di valutare i miglioramenti del bambino e mandare nuovi input ai robot. Ancora una volta va ribadito che nessuno si sostituirà all’insegnante di classe o ai professori di sostegno ma questi umanoidi potranno essere un valido supporto all’attività didattica, potranno essere un “compagno” sia per il ragazzo autistico sia per i docenti che potranno trarre dei vantaggi nell’osservare i comportamenti dei bambini in relazione con i robot.

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