“Proteggete la mia innocenza”. Dallo Zambia il grido di Sylvia, 9 anni, inviato con Keepod

Una bambina dello Zambia ha scritto una poesia per rivendicare il diritto alla propria verginità e all’istruzione. La recita in un video girato dal team di Keepod, che proprio nella sua scuola sta portando avanti un progetto per la diffusione dei pc nelle scuole

“Non voglio diventare un criminale e per questo ho bisogno di un’educazione”. “Basta abusare dei bambini, valorizzate la nostra nazione”. “Per favore, società, considera la mia verginità come se fosse un tesoro”. Le bambine nel video sono in fila, tutte con uguale abitino a righe colorate, che ricordano quelle sulla bandiera del loro paese, lo Zambia. Recitano queste parole a voce alta, quasi gridando: le ha scritte una di loro, Sylvia Mulenga, 9 anni, la prima a parlare. Fanno parte di un gruppo di poesia, e si esibiscono senza esitazioni, forse trascinate dalla potenza del loro messaggio. “Un bambino è il futuro e la garanzia di una vita migliore. Questa è la sfida per voi”. Nello Zambia c’è una mortalità altissima dovuta all’AIDS, e c’è la credenza che questa malattia si possa curare avendo rapporti sessuali con una vergine. Sylvia Mulenga, la bambina del video, per denunciare questa credenza assurda e dolorosa, si rivolge alla sua nazione e al mondo, implorando protezione. Il video è stato girato dal team di Keepod che sta attualmente sviluppando progetti di sviluppo in Zambia, nella scuola di Sylvia. Keepod è il “pc da 7 dollari”, il dispositivo che permette anche alle comunità più povere di accedere ad un pc. “Ci occupiamo di diffondere strumenti che permetteranno a queste comunità di crearsi in modo indipendente un futuro migliore” ci spiega Nissan Bahar, co-fondare di Keepod, raccontando l’esperienza in Zambia e la poesia di Sylvia.

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Cos’è Keepod

Keepod permette a un sistema operativo di funzionare attraverso una penna Usb: avendo il software separato dall’hardware, questa tecnologia è molto facile e sicura da trasportare e diffondere. La filosofia di Keepod è molto semplice: ogni persona deve avere un pc per contribuire alla crescita economica del proprio paese, per informarsi e abbattere le disuguaglianze. Tuttavia, in alcune comunità, non è pensabile avere un computer per ogni singolo bambino. Keepod permette invece di condividere un singolo hardware, ed avere un dispositivo personale dove conservare il proprio desktop, i propri contenuti e le proprie ricerche. Keepod non lascia alcuna traccia sul computer dove viene usato, quindi tutti i dati sono protetti. Quando si acquista una chiavetta Keepod, si può scegliere l’opzione “buy and give”: in questo caso, per 14 dollari, se ne acquistano due, una per sé, l’altra da donare ai progetti Keepod nei paesi in via di sviluppo.

Un pc per ogni bambino

Il team di Keepod sviluppa progetti per portare i pc in scuole dove avere i pc è impensabile. Bambini che non hanno mai avuto la possibilità di accedere a un computer, possono, con questa tecnologia, informarsi, fare domande, imparare. Attualmente Keepod porta avanti progetti in Malawi, Cambogia, Camerun e Zambia, dove è stato girato il video. “Abbiamo portato Keepod in 10 scuole raggiungendo 700 bambini in meno di una settimana. Un’esperienza veramente potente” racconta Nissan Bahar.

Dallo Zambia al Regno Unito, e ritorno

Il video con le bambine è stato girato nell’ambito della festa finale per un progetto di interscambio tra docenti Africa-Europa. “Poche settimane fa, il team di Keepod ha sviluppato un progetto in Zambia insieme a una organizzazione chiamata Rotherham Kalulushi Partnership, che permette a un gruppo di 20 scuole di Rotherham (Regno Unito) e di Kalulushi (Zambia) che lavorano insieme, di migliorare le vite dei loro bambini – spiega Nissan – Ogni anno, insegnanti da Rotherham visitano lo Zambia per insegnare nelle scuole di Kalulushi e offrire training agli insegnanti locali. Viceversa, gli insegnanti di Kalulushi viaggiano nel Regno Unito per fare lo stesso”. Le bambine che appaiono nel video frequentano la scuola di Mitobo (Kalulushi). “Nell’ultimo giorno del progetto le piccole avevano organizzato una festa di arrivederci. A un certo punto, un gruppetto di 9 ragazze si è messo al centro della festa. Hanno cominciato a recitare le parole che avevano scritto. Parole incredibili, che parlano degli aspetti più duri della povertà e dell’ingiustizia, e che sono ancora più sorprendenti se si pensa che sono state scritte dal pugno di una di loro, Sylvia, una bimba di 9 anni”.

@carlottabalena

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