Dopo Expo il padiglione diventa una scuola in Africa

L’azienda Ferrero ha aperto un progetto per il riutilizzo delle sue strutture ad Expo: saranno smontate e usate in Africa per realizzare pozzi e aule didattiche

I padiglioni di Expo verranno “riciclati”. Saranno utili e serviranno soprattutto alle popolazioni africane. Almeno così ha deciso la storica azienda “Ferrero” che in questi giorni, terminata l’Esposizione Universale, sta smontando i componenti modulari del suo stand per spedirli in Sud Africa e in Asia dove è  già presente con proprie realtà economiche e con un progetto di impresa sociale. La mission del “progetto imprenditoriale Michele Ferrero” è quella di “restituire” alle realtà dove ha messo sede, un contributo prezioso a sostegno delle comunità locali. Il primo progetto verrà realizzato proprio nel Paese di Nelson Mandela, a Walkerville, nei dintorni di Johannesburg dove verrà realizzata un’infermeria pediatrica che servirà non solo ai dipendenti dell’azienda ma a tutta la township.

expo

Uno dei “pozzi” Ferrero a Expo

Tutto riutilizzato

Nulla verrà sprecato di tutto ciò che è stato usato per Expo: le intelaiature dei padiglioni saranno riutilizzate per creare nuove strutture; i corpi centrali diventeranno delle abitazioni, e i “pozzi di approfondimento” targati Ferrero, da dove i visitatori Expo potevano ascoltare delle informazioni attraverso dei tubi di gomma, saranno trasformati in veri pozzi che saranno usati per trovare l’acqua in profondità. Così il perimetro dell’area Kinder verrà impiegato come condotta idraulica nei nuovi edifici in fase di realizzazione. Tra il Camerun e la Repubblica Centro Africana, verrà costruita una scuola realizzando le aule proprio grazie ai moduli che la Ferrero ha usato all’Esposizione Universale. I lavori di smantellamento sono già partiti e si conta che nel giro di poco tempo tutto il materiale sarà nei Paesi dove la “Ferrero” ha deciso di destinarli.

Imprese sociali

Un progetto di grande utilità in questi Stati: basti pensare che in Sud Africa, oggi, uno dei maggiori problemi resta proprio quello della disuguaglianza economica che non sempre permette lo stesso accesso all’istruzione in uno Stato che è in pieno sviluppo economico. Ferrero da tempo ha scelto di dare avvio in questi Paesi a delle “imprese sociali” che fanno profitto, ma sono una fonte di guadagno equo per gli abitanti: secondo il rapporto di sostenibilità d’impresa, le imprese sociali di Ferrero nel 2014 si sono avvalse della collaborazione di oltre 3500 persone, pari a oltre il 10% del totale dei collaboratori del Gruppo. Ben 2.921 sono stati impiegati in India; 232 in Camerun e 386 in Sud Africa. Ora, dopo Expo, l’impegno del gruppo si intensifica con questa iniziativa umanitaria che dovrebbe essere replicata da altri enti e società presenti ad Expo.

Un valore in più per Expo

Proviamo, infatti, a pensare se solo il 50% dei padiglioni venisse riutilizzato in questo modo: sicuramente saremmo in grado di garantire a molte popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, abitazioni, scuole o luoghi di incontro. La scelta di Ferrero richiama al senso di responsabilità che il settore privato può compiere per riuscire a dare un contributo prezioso. Non sappiamo se l’esempio di questo Gruppo sarà seguito da altri, ma è chiaro che Expo assume un valore di maggiore equità sociale in questo modo. Una scelta di giustizia e di imprenditorialità intelligente.

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