Fondare un’impresa di successo, a scuola: il modello auLab per portare le startup in classe

AuLAB mette in contatto studenti e imprenditori, domanda e offerta lavorativa, per costruire professionalità e consapevolezza. E con il suo modello ha vinto il Digithon, la maratona delle idee innovative

Mettere in contatto studenti e imprenditori, domanda e offerta lavorativa, per costruire professionalità e consapevolezza: ecco l’idea vincente alla base di auLAB, la startup che ha sbaragliato gli altri 99 concorrenti del Digithon, la prima maratona delle idee innovative voluta da Francesco Boccia.

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Come funziona auLAB

Il team di auLAB (Davide Neve, Giancarlo Valente, Nunzio Gianfelice, Francesco Schettini, Nicola Milella e Gaia Assenti) ha sviluppato un portale che promuove laboratori di imprenditorialità per le scuole superiori sia in classe che online. Lo scopo di auLAB è stimolare gli studenti ad acquisire consapevolezza del proprio futuro.

Quest’obiettivo va raggiunto attraverso tre percorsi: la diffusione della cultura scientifica, basato sull’apprendimento concreto che coinvolge gli studenti; la presa di coscienza da parte degli studenti del proprio valore, attraverso lo sviluppo di un’idea imprenditoriale; la realizzazione di prototipi. “L’obiettivo del progetto è creare un collegamento tra le scuole secondarie di secondo grado, le Università e le imprese, al fine di sostenere le iniziative degli studenti delle scuole”, spiega la squadra di auLAB.

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Il modello di business

Si alimenta su tre percorsi. A scuola di Startup, tour condotto su scala nazionale e organizzato in partnership con Techgarage, dPixel – una delle principali società di venture capital in Italia – e Giffoni Innovation Hub e con sponsor come Microsoft, HP, Cisco e Fondazione Cariplo. Questo laboratorio chiama le scuole a candidare i propri progetti. Si chiede ai ragazzi di sviluppare un’idea di impresa in pochi giorni. I migliori 20 vincono due giorni di formazione al “Techmeeting”.

In questo caso il laboratorio è finanziato dagli sponsor, intermediati da dPixel. Inoltre nelle scuole auLAB porta lezioni interattive di orientamento al percorso formativo, creazione di un’identità digitale e creazione d’impresa. Poi si passa all’attività laboratoriale specifiche per l’elaborazione dei progetti. Infine ci sono le attività laboratoriali online di completamente del lavoro e caricamento del progetto su auLab.

Nei percorsi formativi si esplora la robotica, la programmazione, il marketing e la comunicazione.

Il secondo canale attraverso cui auLAB si alimenta e il follow up “Alternanza scuola-lavoro“, in cui la piattaforma segue i ragazzi e i progetti sviluppati e facilita il rapporto con le imprese: in questo caso sono le scuole a pagare il programma auLAB.

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La novità di HACK-ademy

Ma la parte più interessante dell’attività di auLAB si concentra in HACK-ademy, corso varato in aprile che ha sedotto anche aziende come The Digital Box e MacNil-Zucchetti. “In Italia mancano 60.000 svilupatore software“, ci spiega Davide Neve, ideatore del progetto. “Queste aziende, in cerca di professionisti come molte altre realtà, ci hanno chiesto di formare degli sviluppatori in base a delle specifiche esigenze. Ad oggi ci sono 60 realtà che ci chiedono di formare professionisti adatti al proprio business”.

HACK-ademy è un’accademia che si rivolge a coloro che non vogliono arrivare a 35 anni per scoprire la propria strada, ma preferiscono lavorare intercettando una domanda pressante nel nostro Paese. Ecco perché il corso – della durata di 10 settimane – viene in parte pagato dallo studente e in parte dalle aziende. “Ad oggi fatturiamo 20 mila euro al mese, dopo un anno e mezzo di attività”, dichiara soddisfatto Neve.

Stefania Leo

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