I bambini preferiscono Hillary Clinton: il sondaggio di una startup su 400 mila studenti

La startup education Newsela ha chiesto a quasi 400 mila studenti di tutte le età e provenienza per chi voterebbero alle prossime elezioni Usa: stravince la candidata dem

Hillary Clinton ha appena vinto uno dei più grandi sondaggi fatti finora su una parte della popolazione che, di solito, non interessa agli analisti: gli studenti minorenni (che non votano). La startup Newsela, che si occupa di insegnare in modo innovativo a leggere e a scrivere, utilizzando veri articoli di giornale (ve ne avevamo parlato qui) ha chiesto a una platea di 400 mila studenti provenienti da 50 stati e distribuiti in tutte le classi della scuola dell’obbligo, per chi voterebbero alle elezioni presidenziali. La candidata democratica Hillary Clinton ha raccolto il 57% delle preferenze, mentre Donald Trump è stato scelto dal 32% degli studenti. Il candidato dei Verdi Jill Stein e Gary Johnson del Libertarian Party hanno preso i voti restanti.

hillary-clinton-laughing

Vittoria anche negli swing state

Newsela è una startup nata 3 anni fa con lo scopo di incrementare il grado di alfabetizzazione negli Usa. Il sondaggio è stato svolto dal 17 ottobre al primo novembre, interpellando 384.972 bambini e ragazzi dalla scuola d’infanzia alle superiori. Analizzando i voti, si può vedere come Clinton abbia vinto anche nei cosiddetti “swing state”, cioè gli stati incerti, e come abbia raccolto molte preferenze anche in quegli stati dove si pensa che vincerà Trump, come la Georgia, dove si dice che il candidato repubblicano abbia il 92% di probabilità di vincere.

newse

Pro Clinton bambini e minoranze

A scegliere Clinton sono stati più i ragazzi appartenenti alle minoranze etniche, rispetto ai bianchi che hanno votato Trump. Nelle scuole con oltre il 70% di studenti ispanici o afroamericani, Clinton ha vinto con oltre il 75% dei voti, mentre in quelle con il 70% di studenti bianchi ha avuto solo il 30%. Dai dati emerge anche che i bambini piccoli amano di più Clinton rispetto a Trump: la democratica è arrivata al 60% dei voti nelle scuole elementari e sotto il 50% in quelle superiori.

race-demographics-1200x900

age-demographics-1200x900

I risultati del sondaggio condotto dalla startup Newsela rispecchiano perfettamente quelli degli “exit polls” condotti dal giornale Scholastic, che conduce questo tipo di analisi tra gli studenti fin dal 1940. Il sondaggio di Scholastic è stato fatto su un campione di 153 mila studenti tra tutti i gradi scolastici: Clinton ha vinto al 52% su Trump che si è fermato al 35%.

Nella storia del giornale, gli studenti hanno eletto un candidato diverso dall’elezione nazionale solo due volte: nel 1948 e nel 1960.

Un altro sondaggio di questo tipo condotto da EveryKidVotes! su un campione di 700 mila studenti ha confermato che le scelte dei ragazzi pendono verso l’ala dem: Clinton in questo caso ha raccolto il 68% dei voti mentre Trump si è fermato al 31%.

La scuola che ha predetto sempre il futuro presidente

Nella storia dei sondaggi tra gli studenti c’è addirittura una scuola che può vantarsi di aver sempre “predetto” l’effettivo futuro presidente, con i voti dei suoi piccoli alunni. Si tratta della scuola elementare Benjamin Franklin Elementary School a Westchester: da Richard Nixon in poi, i suoi studenti hanno sempre votato per il presidente eletto. Gli insegnanti di questa scuola hanno raccontato che il fine di organizzare “finte elezioni” a scuola è quello di insegnare ai piccoli il processo e l’importanza del voto. Lo hanno fatto anche quest’anno: hanno allestito in un’aula un seggio con festoni rossi e blu e ogni singolo alunno ha dato una preferenza. A vincere è stata Hillary Clinton, con il 52% dei voti. Avranno ragione anche questa volta?

@carlottabalena

Diane Jooris usa la realtà virtuale per aiutare i malati di cancro. La storia

Oncomfort, azienda americana, crea software che abbassano i livelli di stress e di dolore dei pazienti affetti da cancro. La fondatrice del progetto racconta a StartupItalia! la sua esperienza che l’ha portata a pensare a questa particolare terapia