Kubo, il robot danese che insegna il coding ai bambini, vince 100K al Web Summit 2016

Una startup edu-tech ha vinto la Pitch Competition al Web Summit di Lisbona, aggiudicandosi un investimento di 100 mila euro dal fondo Portogallo Ventures

La startup danese Kubo, che ha creato un robot educativo per insegnare la programmazione ai bambini, ha vinto 100 mila euro di investimento da parte della società di Venture Capital Portogallo Ventures al Pitch Contest del Web Summit 2016 di Lisbona. Kubo è stata giudicata la migliore azienda fra le 3 che sono salite sul palco per la finale: oltre a Kubo, c’erano SoilTron e PapayaPods. Ad annunciare la vittoria è stata Theresia Gouw, socia fondatrice di Aspect Ventures e membro della giuria, e il co-fondatore del Web Summit, Paddy Cosgrave.

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La giuria e i finalisti

Il Web Summit di Lisbona si è concluso ieri dopo 4 giorni di eventi ed incontri: circa 200 startup erano in corsa per il premio da 100 mila euro, ma solo in tre sono riuscite ad arrivare al Pitch, dove hanno avuto fino a 5 minuti per presentare la loro azienda. I vincitori sono stati scelti da Theresia Gouw, Steve Anderson, fondatore di Baseline Ventures, e Marcus Segal, partner dell’acceleratore Y Combinator. SoilTron, è una startup di Cipro che ha presentato una tecnologia in grado di produrre energia elettrica dal terreno, mentre PapayaPods, nata in Svizzera, è una piattaforma per il mercato degli affitti.

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Come funziona Kubo

Kubo, invece, viene dalla Danimarca: il progetto è stato avviato come ricerca universitaria al Social Technology Lab della University of Southern Denmark, col fine di sviluppare nuovi modi per insegnare la tecnologia per i bambini più piccoli. Kubo è composto da tre parti: la testa, il corpo e le caselle che formano una strada. La testa è quella che controlla il robot. La startup ne ha sviluppate di diverso tipo a seconda della materia che si vuole insegnare: lingua, matematica o coding. Ci sono alcuni modelli che riescono addirittura a riconoscere la voce e i suoni e che permettono ai bambini di giocare con l’intelligenza artificiale. Dalla testolina escono anche le risposte ai comandi, sotto forma di luci Led o di suoni, in modo che il bambino capisca quello che Kubo sta “pensando”. I programmatori possono divertisti a sperimentare nuove tipologie di “Brain” usando le API di Kubo per Arduino o Raspberry Pi. Il corpo è composto da motorini che permettono a Kubo di muoversi, un lettore Bluetooth, una batteria e dei sensori. La strada dove il robot si muove è composta da varie caselle. Ogni testa ha le sue caselle educative: per esempio quella creata per insegnare a parlare viene venduta con le caselle dell’alfabeto. Kubo riesce a leggere e distinguere ogni casella, per leggere o per comporre la musica.

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Un programma basato sulle attività

“I bambini imparano attraverso tre modelli di apprendimento, basati sull’attività, sull’immagine e sul linguaggio – dicono i fondatori di Kubo – tutti e tre questi modelli si rifanno a una specifica tecnologia: i computer, i tablet, e i robot, che sono fantastici per un’apprendimento basato sull’attività. I programmi drag-n-drop come Scratch sono adatti all’insegnamento del coding con tablet, mentre il linguaggio di programmazione di Kubo, che è basato sulle caselle fisiche, è pensato apposta per giocare e imparare con un robot”.

@carlottabalena

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