Che differenza c’è tra Ceo e Cto? Guida pratica ai termini inglesi nella vita quotidiana

Aba English ha stilato una guida per muoversi tra i numerosi termini inglesi che sono entrati nel nostro linguaggio di tutti i giorni. Soprattutto quando si tratta di business

Ogni giorno ne nascono di nuovi. Per la maggior parte provengono dalla lingua inglese, che è il linguaggio del mondo digitale. I termini anglosassoni che entrano nell’uso comune dell’italiano occupano trasversalmente tutti gli ambiti, ma non sempre sono capiti da tutti gli italiani.  ABA English, accademia per l’apprendimento dell’inglese che ha un’app per imparare le lingue straniere in modo divertente, ha preparato una guida con gli anglicismi più usati, soprattutto nel settore lavorativo. 

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Politica

Molti termini inglesi sono stati usati per chiamare le leggi approvate dal governo dell’attuale Premier Matteo Renzi, una su tutte il Jobs Act, ovvero la riforma del lavoro. Più recente è invece la discussione sulla stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio del proprio partner. Già da tempo si parla poi di legge sulla privacy e di riforma del welfare. Insomma, sembra che per essere politically correct in Italia si debba usare l’inglese e poco importa se il leader sia al governo o all’opposizione, visto che per manifestare il proprio dissenso si organizza un family day.

Business

Sicuramente una delle sfere della vita quotidiana più influenzate dalla presenza dell’inglese è quella del lavoro. Le aziende di nuova creazione si denominano startup, sono nate nuove professioni come quella del Community Manager (gestore delle reti sociali dell’azienda) e quelli che un tempo erano possessori di partita iva ora sono diventati dei freelance. Se invece siamo dipendenti, sappiamo dove lavoriamo esattamente? La nostra azienda è B2B (Business-to-Business, ovvero produce beni per altre aziende) o B2C (Business-to-Consumer, ovvero produce beni direttamente per l’utente finale)? All’interno delle aziende i titoli dei responsabili sono diventati delle sigle tra cui a volte è davvero difficile destreggiarsi: il direttore generale è il CEO (ovvero il Chief Executive Officer), il responsabile del marketing il CMO (Chief Marketing Officer), mentre il CTO (Chief Technology Officer) è il responsabile della parte tecnologica e il CFO (Chief Financial Officer) la persona che gestisce il budget, ovvero la parte finanziaria. In un’ordinaria giornata di lavoro può quindi capitare che il nostro manager (ovvero il nostro superiore diretto) ci chieda un planning (progetto) da consegnare ASAP (As Soon As Possible) e siccome la deadline (data di consegna) è il prima possibile dobbiamo annullare la conference call (riunione telefonica) con il cliente e dire al nostro collega che non possiamo partecipare al brainstorming (discussione di gruppo per raccogliere idee) già fissato. Anche la posta elettronica, mezzo di comunicazione principale oggigiorno, ha un linguaggio proprio spesso di matrice inglese. Se il nostro collega ci fa un forward (inoltro) di un’e-mail in cui appare l’acronimo FYI (For Your Information) dobbiamo stare attenti e leggere il contenuto del messaggio invece di catalogarlo nello spam tra i tanti messaggi che ci arrivano abitualmente.

Tech

Quando compriamo uno Smartphone (letteralmente un cellulare intelligente) o un Laptop (computer portatile), ci troviamo così a parlare di GigaBytes (capacità di memoria), di RAM (memoria a cambiamento di fase), di Hardware e di Software. Ovviamente al commesso chiediamo anche quanti pixels ha la macchina fotografica incorporata nel cellulare perché è essenziale per i nostri selfies da postare sui social network.

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