Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Nov 20, 2017

Robot e scuola. L’incontro con il preside che fa usare Nao ai ragazzi

All'istituto Mattarella di Modena i ragazzi hanno la possibilità di imparare coding utilizzando il robot Nao. Abbiamo intervistato il preside Daniele Barca

Per la prima volta due robot si sono incontrati e lo hanno fatto per “parlare” di disabilità. I due protagonisti di questo storico appuntamento che si è tenuto nel complesso monumentale di Bosco Marengo in provincia di Alessandria sono Pepper e Nao, due umanoidi che sono stati presentati ad “Abilitando”, l’evento sulla tecnologia al passo con la disabilità.

Chi è Nao

Nao, sviluppato dalla Aldebaran Robotics, società francese di tecnologia, con quartier generale a Parigi è stato presentato per la prima volta al pubblico alla fine del 2006.
Il 15 agosto 2007 ha rimpiazzato Aibo, il cane robot della Sony come piattaforma standard della RoboCup, manifestazione annuale che si presenta come la Coppa del mondo della robotica.


E’ il primo umanoide ad essersi seduto tra i banchi del Parlamento e in alcune scuole è già entrato nelle aule con i professori.
Tutto dipende dalla sua programmabilità ma tra gli usi immaginabili vi è quello di robot di compagnia, compagno di giochi, assistente ai malati, docente.
Ha due gambe, cammina, è in grado di pensare, parla diciannove lingue ed è stato pensato anche per interagire con i bambini autistici. Grazie alla sinergia tra il laboratorio di robotica dell’Enea e il centro polivalente per i disabili “Pesci Rossi”, le capacità di Nao sono state trasferite in ambito psicoeducativo e terapeutico nei percorsi assistenziali dei disturbi dello spettro autistico.
L’umanoide, infatti, stimola l’attenzione dei bambini con una serie di giochi ed esercizi didattici sullo sviluppo della comunicazione verbale e non verbale.

Il robot che può capire i sentimenti

Il suo “compagno” Pepper è in grado di comprendere i sentimenti e di comunicare anche con le espressioni del volto e la gestualità. Ha diciassette diverse articolazioni e tre ruote che gli consentono di muoversi in tutte le direzioni; ha sei sensori laser e due ultrasuoni che lo aiutano a vedere anche eventuali ostacoli al buio. Parla, ascolta, interagisce.
Miracoli tecnologici impensabili fino a vent’anni fa o forse immaginati e visti in qualche film di fantascienza. Siamo passati, infatti, dai robot dei cartoni animati a vedere il loro uso nella vita industriale sempre al fine di aiutare l’uomo a produrre. La nuova fase vede l’umanoide dotato di intelligenza artificiale, una nuova epoca dove il robot entra nei luoghi educativi, a contatto con l’uomo e la donna, il bambino e la bambina.

L’incontro alla scuola di Modena

Siamo andati a trovare chi ha avuto la possibilità di fare scuola con Nao, e ha conosciuto le potenzialità del robot mettendosi in gioco. A Modena, all’istituto “Mattarella”, una delle poche scuole davvero belle e davvero innovative in Italia, il preside Daniele Barca ha davvero l’aria di un filosofo o forse di un educatore innovatore.

L’intervista

Cosa avete scoperto di Nao stando a contatto con lui?

Con Nao, i ragazzi delle terze della scuola media hanno fatto attività di programmazione. Nao è un soggetto passivo che risponde ad un software a blocchi che può dare vita a voce, suoni, movimenti. Se vuoi fargli muovere l’arto destro in alto o in basso lo puoi fare attraverso il software. Registri le frasi, imposti il blocco voce e puoi fargli dire delle cose. Ha dei sensori, è evoluto. Il software può persino essere dotato di un blocco per il riconoscimento dei visi in modo che quando Nao vede la faccia di qualcuno che riconosce lo saluta.

E’ stato utile per la didattica della scuola?

Con Nao i ragazzi hanno imparato a programmare, a costruire blocchi logici. E’ tutta una sequenza logica. Lo studio è stato quello di capire cosa c’è dietro il sensore. Abbiamo anche fatto una sorta di riflessione etica sull’interazione uomo-macchina. Ci siamo chiesti: rispetto al mondo in cui viviamo che senso ha lavorare sui robot?

E che risposta vi siete dati?

Non va abbandonato l’oggetto. Dobbiamo cercare di usarlo per capire l’evoluzione di questi umanoidi. L’idea che abbiamo provato a far passare ai ragazzi è che questi strumenti sono importanti ma senza la mente dell’uomo sono inutili. Dietro ci dev’essere l’intelligenza umana.
Le paure uscite sono legate all’intelligenza artificiale: allenandoli diventeranno sempre più intelligenti. Ma alla scuola non resta altro che il compito di esserci in questo processo. Non dobbiamo dimenticarci che chi è entrato in prima elementare oggi uscirà dalla scuola nel 2034: che succederà da qui ad allora?

Cosa l’ha colpita di Nao?

In una stanza seduto è sempre attivo coi suoi sensori: scansiona le persone che entrano. Memorizza l’immagine della gente. L’ho visto in azione nella stanza del Consiglio dei ministri e non l’ho più dimenticato.

Come hanno risposto i suoi ragazzi ma soprattutto i docenti a questa bella “provocazione”?

I ragazzi hanno manifestato grande entusiasmo. Abbiamo tolto l’equivoco che era telecomandato e scoperto che dietro Nao c’è un gran lavoro di programmazione.
Con gli insegnanti abbiamo fatto un tour di Nao alla primaria per farlo vedere ai bambini ma anche per confrontarci. Questo ha creato un grande dibattito: molti pensano che la scuola non si debba occupare di alta tecnologia, di robotica. Riusciremo a far capire che leggere, scrivere e far di conto oggi è possibile anche attraverso la robotica?

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