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Feb 16, 2018

Registro elettronico: è flop. Ecco perché i professori non lo usano

Un'indagine della Tecnica della Scuola rivela i docenti non lo usano e lo affiancano al vecchio registro di carta. I dati

Doveva essere utile a sburocratizzare la scuola, a rendere più efficiente il lavoro dei docenti, a migliorare il rapporto con i genitori ma secondo un’indagine de “La Tecnica della Scuola”, il registro elettronico è stato un flop.

La rivista specializzata, letta da migliaia di docenti, ha proposto un questionario ai suoi utenti sulla questione: alla rilevazione hanno risposto in circa 1500 e i dati emersi lasciano molti interrogativi. La prima questione che balza all’occhio è questa: secondo l’81,5% dei maestri e dei professori non ha portato alcun miglioramento nel rapporto con alunni e genitori.

Avrebbe dovuto essere uno strumento utile sia agli uni che agli altri ma non è stato così.

I genitori non hanno imparato ad usarlo e gli studenti forse hanno ben altro da fare e pensare

Dura a morire anche l’abitudine ad abbandonare carta e penna. Se da una parte il 54,1 % dei docenti afferma di non usare più il vecchio registro di colore verde o azzurro grazie all’innovazione del digitale, il 45,9% ammette di aver mantenuto il registro cartaceo facendo un “doppio” lavoro.

Le motivazioni del flop

Qui è chiaro che ci si scontra con la ritrosia dei docenti al cambiamento. E’ fuor di dubbio che chi sa usare quello elettronico ha dimezzato i tempi di compilazione ma non va dimenticato che nella scuola italiana ci sono generazioni diverse e i docenti più anziani non sono avvezzi a questa “modernità”. Netta, invece, la scelta dei collegi docenti. Nonostante l’attaccamento al passato da parte di alcuni, il 66,8% dei casi di adozione è avvenuta con tanto di approvazione del parlamentino che ha compreso l’importanza del registro elettronico.

Manca la strumentazione ideonea

Un’innovazione democratica, scelta in maniera orizzontale senza alcuna imposizione gerarchica. La criticità maggiore emerge invece rispetto all’uso dei dispostivi per accedere al registro. Il 79,2% ha confidato di usare il proprio smarphone o tablet per compilarlo. Una scelta dovuta a diverse ragioni: spesso la mancanza di wifi, i computer vetusti della scuola oppure il desiderio da parte dei docenti di effettuare quest’operazione in autonomia.

Va ricordato in ogni caso che nessuno può obbligare un docente ad usare un proprio device per compilare il registro ma ogni scuola dovrebbe essere dotata di una strumentazione idonea e di un collegamento in grado di supportare il lavoro da fare. A sei anni dalla Legge 135/2012 che introdusse il registro elettronico l’obiettivo non è ancora stato raggiunto. D’altro canto secondo i dati ufficiali del piano nazionale digitale i dati della rilevazione 2014-2015 contenuti nell’Osservatorio Tecnologico mostrano un discreto avanzamento della dematerializzazione e digitalizzazione dei servizi delle istituzioni scolastiche.

Il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web, il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online, il 69.2% utilizza una tipologia di registro elettronico di classe (non è attualmente disponibile un dato accurato di diffusione “per classe”), il 73.6% utilizza il registro elettronico del docente e infine il 16.5% utilizza forme di gestione centralizzata LMS per la didattica e i suoi contenuti.

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