Dentro “Alla ricerca di Dory”. Dall’idea al rendering, storia di un successo Pixar

Il sequel di “Alla ricerca di Nemo” sta battendo ogni record di incassi. Ma come si fa a costruire un successo così? Ecco tutto il lavoro che c’è prima che il film arrivi nelle sale

Tutto è iniziato con una piccola lampada che si accendeva e si muoveva verso lo spettatore. Era il 1986. Il gruppo di lavoro, la Graphics Group, era nato negli anni ’70 come divisione della Lucasfilm, e a metà degli anni ’80 era stato l’investimento da dieci milioni di dollari di Steve Jobs a dare la spinta decisiva. Oggi, mentre nelle sale “Alla ricerca di Dory” sta battendo tutti i record di incassi, la Pixar è il punto di riferimento tra le case di produzione di film animati, l’azienda che meglio di chiunque altro ha saputo crescere ed innovarsi, spostando ad ogni film l’asticella un po’ più in alto.

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In principio c’è l’idea

Dietro ad ogni storia che tanto ci fa emozionare c’è un lavoro lungo anni, fatto di piccolissimi dettagli, revisioni, aggiustamenti, correzioni. Tutto parte da un’idea, da una storia che sia capace di divertire i più piccoli ma, allo stesso tempo, di coinvolgere e lanciare qualche spunto di riflessione ai più grandi. Solitamente in questa fase è un direttore della Pixar a piantare il primo seme, da cui poi cresce tutta la storia, in un lavoro di squadra che punta a sviluppare l’idea iniziale. In questo primo momento possono essere utili degli schizzi per dare un’indicazione un po’ più precisa di quello che si ha in testa, anche se non saranno i disegni che verranno poi utilizzati nella realizzazione del film.

Si decide anche quale sarà il tono, quale il messaggio da far passare, e si comincia a scrivere lo script.

Le sceneggiature sono sempre in divenire, possono cambiare più e più volte nel corso della realizzazione, ma alla Pixar sono famosi per fare aggiustamenti importanti anche nelle fasi più avanzate, creando non pochi problemi nell’immediato ma garantendo una maggior qualità di quello che finisce sullo schermo.storyboard

Dalla storia allo storyboard

«Il nostro obiettivo – spiega John Halstead, che si occupa della supervisione tecnica – è quello di raccontare la miglior storia possibile. Tutta la produzione è incentrata intorno a questo concetto, e se dobbiamo tornare sui nostri passi per migliorare qualcosa, lo facciamo. E’ doloroso, ma alla fine portiamo in sala un film migliore». Una volta che lo script, anche se non nella versione definitiva, è pronto, inizia il lavoro vero e proprio. Viene mandato allo “story department”, che prende tutto quello che si è scritto e lo trasforma in uno storyboard, che altro non è che una sorta di versione a fumetti del cartone, con le varie scene che si susseguono.

Si tratta di un lavoro enorme: lo storyboard di “Alla ricerca di Dory” era composto da più di 100mila disegni.

Alcune illustrazioni vengono fatte in digitale con Photoshop, per avere un’immagine più definita dei personaggi principali. A questo punto (e non alla fine, come si potrebbe immaginare) entrano in gioco le voci. E’ attorno ai dialoghi che gli illustratori riescono a costruire il film, quindi è necessario averle da subito. Ellen DeGeneres, Diane Keaton o Willem Dafoe, per citare alcune delle voci dell’ultima fatica Pixar, possono costare molto, perciò inizialmente si preferisce assegnare il doppiaggio a qualcuno dello stesso team di produzione. Può accadere che queste voci funzionino meglio di altri doppiatori più quotati, e che finiscano nella versione finale.

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Telecamere, luci, e argilla

Per il momento ci sono disegni in due dimensioni e l’audio, anche questo non definitivo. Proprio come in un film con degli attori in carne ed ossa, i tecnici iniziano a preparare telecamere e luci, con la differenza che queste azioni avvengono esclusivamente in digitale. Nel frattempo il “character department” inizia a lavorare sui personaggi, trasformando i disegni in immagini tridimensionali. Spesso vengono fatti dei modellini in argilla dei protagonisti della storia, per permettere di vedere alla perfezione ogni angolo. I disegni passano poi nel dipartimento “animazione”, incaricato di dare vita ai personaggi. E’ il momento più complesso e affascinante dell’intero processo, in cui ogni singolo movimento deve essere replicato digitalmente. Pensate ad un braccio che si muove: i tendini, i muscoli, la carne, tutto si deve muovere in maniera realistica.

Non a caso una delle sfide maggiori di “Alla ricerca di Dory” è stata la realizzazione del polipo, una delle figure chiavi del film.

E’ a questo punto che interviene il team che si occupa delle luci, che ha il compito di illuminare i personaggi e il set. Quando Dory e tutti i suoi amici sono pronti, rimane da fare tutto il resto: l’ambientazione in cui vivono. Il processo è lo stesso, si parte da degli schizzi per arrivare alle tre dimensioni finali. Anche se lo spettatore presta meno attenzione, l’importanza è pari a quella rivestita dai protagonisti: un fondale marino poco realistico toglierebbe in un attimo tutta la magia alla storia.

13 anni dopo Nemo

Molto è cambiato da quando la Pixar realizzò “Alla ricerca di Nemo”, 13 anni fa. Le tecnologie si sono evolute in maniera impressionante, per farsi un’idea basta guardare al lavoro fatto sull’acqua del mare e confrontarlo con l’ultimo film nelle sale. «Tutto è cambiato, e la stessa cosa è successa al mondo che ci circonda – spiega Halstead – per questo proviamo continuamente nuove cose per rimanere al passo con i tempi». Manca ancora una fase fondamentale prima che il film si possa dire ultimato: il rendering, ovvero il processo di “ripulitura” di ogni singolo frame. Il tempo in cui il software elabora il processo può variare in base al grado di “pulizia” che si desidera ottenere. Per fare un parallelo con la musica, si può scegliere se ottenere un suono perfetto, come in un cd, o uno più “graffiato”, come in un vinile. Nel caso di “Alla ricerca di Nemo” ci si è orientati sulla seconda ipotesi. Anche in questo caso, comunque, il rendering di ogni singolo frame ha impiegato 53 ore. Facendo un rapido calcolo, per compiere l’operazione per l’intero film sarebbe stati necessari 1800 anni. Alla Pixar, ovviamente, tutti i processi avvengono in simultanea, accelerando di molto i tempi. Un lavoro enorme, che alla fine viene compresso in 100 minuti. Gli sforzi sembrano ben ripagati: nel primo weekend di proiezioni “Alla ricerca di Dory” ha distrutto il record di incassi precedente, che spettava a “Toy Story 3”.

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