Kukua, il team che crea app per far studiare i bimbi negli slum africani

L’istruzione con smartphone e tablet arriva in Africa con Kukua, che sviluppa giochi educativi appositamente pensati per fornire un’istruzione di base ai bambini che nascono nelle comunità più povere

Imparare a leggere, a scrivere e a contare utilizzando esclusivamente smartphone e tablet. Non accade in una scuola occidentale all’avanguardia, ma in alcuni villaggi africani del Gambia e del Kenya, dove la maggior parte delle famiglie vivono con un dollaro al giorno. Tutto questo è possibile grazie a Kukua, un team internazionale che crea giochi educativi per bambini, in particolare per quelli delle regioni sub-sahariane.

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«Visitando alcuni villaggi in Gambia – racconta uno dei componenti del team sul blog di Kukua – ci siamo resi conto che tanti bambini frequentano la scuola, eppure restano analfabeti. Questo perché i maestri si limitano a insegnare loro delle canzoncine che i bambini ripetono meccanicamente, spesso senza capirne il significato. Abbiamo così pensato che avessero bisogno di un approccio interattivo con la materia di studio, per stimolare la riflessione e l’apprendimento». Da qui l’idea di studiare delle app semplici e intelligenti, colorate e divertenti, che potessero stimolare e velocizzare l’apprendimento dei bambini.

I primi prototipi – Android-based – sono stati provati in Gambia e, più recentemente, a Kibera slums, un’enorme baraccopoli nella capitale del Kenia, Nairobi. E il risultato di questi test è stato superiore alle aspettative. Smartphone e tablet sono stati portati da Kukua e distribuiti ai bambini dai cinque ai dieci anni, molti dei quali tenevano per la prima volta un cellulare in mano. Immediatamente i colori, i suoni e le animazioni dei giochi li hanno catturati; così hanno iniziato a pensare in gruppo a come superare le difficoltà per completare i livelli e passare a quelli successivi.

L’ultimo test è stato fatto a Nairobi lo scorso dicembre durante il periodo festivo in cui le scuole erano chiuse e «per questo – continua uno degli organizzatori – pensavamo che avrebbero partecipato pochissimi bambini. Invece si sono presentati all’appuntamento in più di cento! Non avevamo neanche abbastanza tablet per tutti».

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