Alex Corlazzoli

Alex Corlazzoli

Feb 2, 2016

I cartoni animati che spiegano la dislessia ai bambini inglesi

L'associazione britannica “Dyslexia Action” ha realizzato sei film per spiegare cos’è la dislessia e per aiutare i bambini dislessici a superare questo ostacolo. I corti si sono aggiudicati il premio "Creative Vision Award for Charities”

La dislessia trova un alleato nel cinema nel Regno Unito. L’idea arriva dall’associazione inglese “Dyslexia Action” un ente di beneficenza nazionale con oltre quarant’anni di esperienza nel fornire supporto alle persone con difficoltà di alfabetizzazione e matematiche, dislessia e altre difficoltà specifiche di apprendimento. Gli esperti di questa realtà che lavora per dare una mano ai bambini ma anche agli adulti, hanno realizzato sei film per spiegare cos’è la dislessia. Non solo. L’idea di fondo è quella di tendere una mano ai ragazzi dislessici perché comprendano che non sono soli ad affrontare questo “ostacolo”. I video creati per la prima edizione del “Creative Vision Award for Charities”, evento promosso dalla società Kingston Smith, hanno vinto un premio per i cortometraggi dal valore stimato di 150.000 sterline ciascuno.

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I film sono stati realizzati in collaborazione con BFX Festival Bournemouth University dagli studenti inglesi e da esperti del settore che hanno utilizzato le migliori tecniche d’animazione.

Ogni video porta un messaggio positivo rivolto a chi ha disturbi specifici d’apprendimento: c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarli.

A volte è il bibliotecario o il maestro che afferra una ragazzina in caduta libera in un tunnel buio con migliaia di lettere ingarbugliate che le fluttuano accanto. In un altro video c’è un samurai con un retino pronto a raccogliere tutte le lettere confuse che assalgono un ragazzo in difficoltà. Si tratta di contest positivi che danno ai ragazzi degli esempi, delle testimonianze importanti attraverso un mezzo apprezzato dai più piccoli: le immagini.

Una risposta concreta ai dati che fotografano in Gran Bretagna una situazione grave: più di 6,3 milioni di abitanti del Regno Unito sono potenzialmente dislessici e nelle scuole primarie un bambino su cinque ha difficoltà di questo genere tanto che uno su dieci non raggiunge il livello previsto dal Governo britannico. Una questione che riguarda in primis gli insegnanti: secondo una ricerca di “Dyslexia Action” condotta tra i genitori, il 92% degli intervistati ha dichiarato che tutte le scuole dovrebbero avere degli specialisti in dislessia e nove su dieci mamme e papà di figli con questa difficoltà vorrebbero che tutti gli insegnanti avessero almeno una formazione di base su questo argomento.

Il mancato riconoscimento in età scolare della dislessia, soprattutto alla primaria, può avere conseguenze negli anni a seguire. Molti ragazzi alle superiori abbandonano la scuola andando ad incrementare la cifra di neet che in Gran Bretagna ammonta a 955 mila ragazzi. Anche in Italia è arrivata l’ora di prendere in esame con serietà la questione. Nelle nostre scuole la maggior parte dei docenti non ha una formazione utile ai dislessici e non partecipa a corsi di aggiornamento o di formazione a tal riguardo. Anche la figura dello specialista latita. Si attende per mesi una diagnosi con i centri di neuropsichiatria che non riescono ad assorbire le richieste che arrivano da ogni luogo e per ogni disagio.