Gli insegnanti italiani guadagnano poco, ma lavorano molto meno della media Ocse, dice l’Economist

Questo studio confronta salari e ore di lavoro degli insegnanti con il rendimento degli studenti. Con qualche sorpresa: i miglior risultati degli studenti non sono legati ai salari più alti, mentre ci sono Paesi come il Portogallo dove si guadagna come in Italia lavorando 16 ore in più a settimana

Salari bassi e troppe ore lavorate. Sembrerebbe facile collegare questi dati sull’impiego degli insegnanti di alcuni Paesi con gli scarsi risultati degli studenti. Se gli insegnanti guadagnano poco e lavorano molto, saranno demotivati e di conseguenza la qualità delle loro lezioni ne risentirà. Il risultato? Ragazzi a loro volta meno motivati e meno inclini ad imparare. La realtà che emerge da uno studio dell’Economist è però diversa: l’apprendimento degli allievi non dipende direttamente da nessuno di questi fattori. I dati su cui si basa la tabella di seguito sono quelli dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raccoglie i Paesi più economicamente sviluppati. E non mancano le sorprese: , mentre   

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Il rendimento degli studenti non è legato al salario degli insegnanti

Il grafico evidenzia il rendimento degli studenti nei vari Paesi. La gradazione di blu indica il maggiore o minore successo scolastico degli alunni: i Paesi in  blu scuro hanno il rendimento più alto, quelli più chiari gli studenti più scarsi. L’Italia si trova in una posizione a metà strada, ma comunque buona. Facendo un’analisi delle statistiche, si scoprirà che in quei Paesi dove i salari sono più alti (Canada e Olanda) la risposta degli studenti non è così brillante come ci si aspetterebbe. 

L’Estonia, dove si guadagna cinque volte di meno lavorando più o meno lo stesso numero di ore, prepara in maniera migliore i propri giovani.

I numeri fanno riferimento al PISA, il programma per la valutazione internazionale dell’allievo, che misura le conoscenze e le abilità acquisite dagli allievi prossimi alla conclusione dell’obbligo scolastico. I giovani del Giappone e della Corea del Sud hanno risultati molto simili, quando nel primo Paese gli insegnanti lavorano 54 ore alla settimana a fronte delle 37 dei loro cugini asiatici. La Finlandia, i cui ragazzi hanno da sempre punteggi tra i più alti nei test internazionali, paga i suoi insegnanti poco di più rispetto all’Italia (lavorando anche più ore). Cosa fare se si è un insegnante allora? I due terzi dei professori degli Stati presi in esame trarrebbero vantaggio dal trasferirsi in Olanda, dove lavorerebbero di meno e guadagnerebbero di più. Un portoghese si potrebbe trasferire in Italia e guadagnare lo stesso salario, pur lavorando tre ore in meno al giorno. Un inglese aumenterebbe del 41% il proprio salario andando in Canada, del 29% in America o del 19% in Australia. Insomma: il rapporto tra ore di lavoro, salario e rendimento degli studenti varia in ogni Paese.

La posizione dell’Italia

L’Italia si trova al centro della mappa per quanto riguarda il salario, che significa che gli insegnanti italiani non guadagnano tanto, ma non guadagnano nemmeno poco: con i loro 36 mila dollari all’anno stanno esattamente al centro tra chi viene pagato di più (Olanda e Canada, 66 mila dollari all’anno) e chi viene pagato di meno (Estonia e Slovacchia, rispettivamente 13 mila e 15 mila dollari all’anno).

Per quanto riguarda la media di ore di lavoro settimanali, invece, la posizione dell’Italia è tutta spostata a sinistra: significa che è il Paese, insieme al Cile, in cui gli insegnanti lavorano meno.

Nella mappa la mole di lavoro va crescendo da sinistra a destra: nella prima colonna ci sono i Paesi con meno ore di lavoro, (Italia e Cile appunto, con una media settimanale di 29 ore) mentre nell’ultima a destra c’è il Paese in cui gli insegnanti lavorano di più: il Giappone, con 54 ore di lavoro settimanali. La maggior parte dei Paesi Ocse si trova nelle colonne centrali, con una media di 38-39 ore settimanali. 

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