Studenti spiati con le telecamere nei dormitori dall’università. Succede in Cina

La Wuchang University of Technology della città di Whan, in Cina, ha speso il corrispettivo di 800 mila euro per installare telecamere a circuito chiuso in aule e dormitori. Mettendo la privacy in secondo piano

Il Grande Fratello fa il suo ingresso nella Wuchang University of Technology della città di Whan in Cina. Telecamere sono state installate per monitorare le azioni dei circa 12.500 studenti, non solo in classe, ma anche nei dormitori. L’Università ha speso 6 milioni di yuan (più di 804mila euro) per creare il sistema di videosorveglianza e assunto un team di 100 persone per controllare le immagini catturate.

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università cina

Telecamere nei dormitori

La parola “privacy” ha perso ogni valore per gli studenti che studiano e vivono nell’edificio situato nella provincia di Hubei. Ufficialmente la misura è stata presa per incoraggiare “le buone abitudini” tra gli studenti, come svela a The Guardian, Sun Yi, docente del corso di business dell’Università. E non è il solo a pensarla così. Per il resto del corpo docenti, le telecamere hanno migliorato il comportamento degli studenti, aiutandoli ad abbandonare “inutili distrazioni” come guardare lo smartphone e fare il riposino pomeridiano”. Solo studio e disciplina per i ragazzi e le ragazze che vengono monitorati ovunque, dalle aule, agli spazi ricreativi e perfino nei dormitori.

Università o prigione?

Questa la domanda postata sul Twitter cinese, Weibo, da uno degli studenti e una delle poche voci che ha avuto il coraggio di opporsi alla misura ordinata dal rettore e avallata dal corpo docenti e da buona parte dei genitori. L’utente con coraggio ha suggerito di fare lo stesso nelle “stanze dei membri del partito comunista”. Altri studenti invece sembra che guardino di buon occhio l’idea come Yan Yue che, intervistato, ha ammesso che “il piano di sorveglianza ha aumentato la disciplina e motivato gli alunni”. Altre voci fuori dal coro sono quelle delle studentesse che si sono lamentate di avere occhi fissi addosso specie in estate quando in camera indossano meno abiti.

Il boom della videosorveglianza in Cina

Quella di Wuchang non è l’unica università che ha scelto la via della telecamera. Altre la hanno preceduta come quelle di Guizhou che hanno installato circuiti di sorveglianza su ordine della provincia. Misure che d’altro canto si inseriscono a pieno nella visione del Paese di Xi Jinping, diventato presidente nel 2012. Con lui al potere sono aumentati gli attacchi ai più comuni principi di libertà di pensiero tanto che alcuni ragazzi e ragazze tornano a scappare per trovare rifugio altrove. Non solo studenti. Anche i dissidenti politici hanno visto piazzare telecamere di fronte alla loro abitazione. Solo alcuni dei milioni di “occhi” che controllano tutto il Paese, dagli eventi sportivi al traffico. Il presidente del partito ha spostato l’attenzione verso le università per eliminare il rischio che le idee occidentali su democrazia e libertà possano “confondere” gli studenti che rappresentano la “frontiera ideologica” del Paese.

Non solo Cina, la videosorveglianza in Usa e Uk

Le telecamere ormai dominano la vita di molti cittadini del mondo. Solo in UK, sono 9 milioni quelle installate come spiega la BBC. Mentre alcune scuole americane video sorvegliano i loro studenti in classe e nelle ore pomeridiane. Ma è un trend che coinvolge tutto il mondo. Lo conferma MarketsandMarkets che analizza l’andamento del mercato della video sorveglianza, destinato a raggiungere i 71 miliardi di dollari nel 2022.

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