Redazione

Nov 28, 2016

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Nov 28, 2016

Mezzo milione di bimbi sotto le bombe: in Siria sono raddoppiati in meno di un anno

L'allarme dell'Unicef: in alcune zone del Paese i bambini non hanno accesso ad alcun tipo di aiuto umanitario e continuano a morire

Non si ferma la violenza in Siria, ed a pagarne le conseguenze sono i bambini, quei bambini che l’ONU considera la “generazione perduta”: secondo una nota dell’Unicef, in meno di un anno è raddoppiato il numero di bambini sotto assedio, arrivando a circa 500 mila bambini che vivono in 16 zone di guerra in tutto il Paese, essenzialmente tagliati fuori da qualsiasi aiuto umanitario e sostentamento di base.

On 17 September 2016, (centre) Abdulaziz, 10, who lost his father during the war comes to the 'Land of Childhood' underground playground to play and spend time with his friends: "My mom doesn't allow me to play in the street with the neighbours' children, but when she learnt that this place is underground she let me come here to play." He crosses the tunnel that connects the two basements together at the 'Land of Childhood'. A group of volunteers, led by a fourth-year former architecture student, links two basements with a tunnel and turns them into an underground playground in the Syrian Arab Republic. to provide children with a relatively safe place to play and have fun together.

“Per milioni di esseri umani in Siria la vita è diventata un incubo senza fine, ed in particolare per le centinaia di migliaia di bambini che vivono sotto attacco – ha detto Anthony Lake, Direttore esecutivo di Unicef – I bambini vengono uccisi e mutilati, hanno paura ad andare a scuola e persino a giocare, stanno sopravvivendo con pochissimo cibo e senza medicine. Non c’è modo di andare avanti cosi e molti stanno morendo”.

Secondo l’Unicef alcune comunità non hanno ricevuto alcun aiuto negli ultimi due anni. Solo nell’est di Aleppo, l’organizzazione per la salvaguardia dei diritti dei bambini stima che 100 mila piccoli vivano sotto le bombe. In assenza di spazi sicuri, i bambini si rifugiano in scuole e ospedali, dove cercano per quanto possibile di giocare e studiare, quando non sono alla ricerca di medicine. Tuttavia, a circa sei anni dall’inizio del conflitto la situazione si fa sempre più tragica, soprattutto per la generazione di coloro che, da quando sono nati, non hanno conosciuto altro che guerra.