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Ultimo aggiornamento il 27 giugno 2019 alle 8:47

Coding, scratch e perché è importante iniziare da piccoli a programmare

Come dedicare una domenica d'estate a imparare il coding con bambini da 7 anni in su ed essere felici

Quando ho iniziato a programmare avevo 9 anni ed era qualcosa davvero di nicchia. C’era una sola scuola in Toscana che permetteva di impararne le basi e veniva considerata “strana”  (non so quante volte mi sono sentito ripetere “come mai non studi materie vere, come chimica o elettronica?”)

Oggi, se  ci guardiamo intorno, nelle nostre scuole, al lavoro ed ormai in ogni ambito, siamo immersi nel software ed i programmatori sono aumentati moltissimo di numero, anche se ce ne sarebbe bisogno di molti di più, anche in Italia, dove abbiamo paradossalmente una disoccupazione altissima.

Tutti sanno cos’è un’app, ma pochi hanno un’idea seppur vaga di come funziona, di quali dati gestisce, a chi li invia – con tutti i rischi connessi alla privacy. Tutti hanno ben presente il termine “open source”, ma lo usano quasi sempre a sproposito, confondendolo spesso con “gratis”, senza tener conto che quasi nessuna delle app che hanno felicemente installato sul proprio iphone lo è.

Scratch nasce al MIT nel 2003 da Seymour Papert e AlanKay con un finanziamento di ricerca della National Science Foundation, in collaborazione con diverse altre università statunitensi. L’autorità scientifica principale dietro Scratch, Mitch Resnick, parla degli obiettivi di Scratch in questi termini:

“Quando qualcuno impara a programmare con Scratch impara allo stesso tempo importanti
strategie per risolvere problemi, creare progetti e comunicare le proprie idee.” 
.

“Coding” significa letteralmente “l’attività di scrivere codice sorgente”, che è un sinonimo di “programmare”. Con “Coding” ci si riferisce alle attività di introduzione dei bambini alla programmazione, attraverso ambienti online di programmazione visuale, a partire dalla scuola primaria.

Sembra insomma che come anticipato da Resnick  sia sempre più indiscutibile l’idea che per vivere in un mondo sempre più digitale sia necessario conoscere non solo come funziona l’app che usiamo ogni giorno, ma sapere come si crea e si sviluppa.

"sia sempre più indiscutibile l’idea che per vivere in un mondo sempre più digitale sia necessario conoscere non solo come funziona l’app che usiamo ogni giorno, ma sapere come si crea e si sviluppa"

La cosa che mi piace di piu’ “ racconta Roberta Russo, responsabile dell’iniziativa “[email protected]”, “e’ vedere l’entusiasmo di questi bambini che, alla fine degli incontri, mostrano orgogliosi ai propri genitori il proprio gioco e che supplicano di poter tornare il mese successivo. Tieni conto che quanto apriamo le iscrizioni, i posti si esauriscono in poche ore, se non minuti!

La nostra azienda” prosegue Roberta “mette a disposizione di tutti i dipendenti in tutto il mondo, ben 8 ore lavorative al mese per attivita’ di volontariato  (il [email protected] di svolge la domenica, ma molte altre si svolgono durante l’orario di lavoro). E’ quindi un’ottima occasione non solo per dare un contributo alla cittadinanza, ma anche per mettersi in gioco e sviluppare nuove competenze hard e soft

Ma non finisce qui”, dice Sara Tarantino, coordinatrice per la sede di Cernusco, a pochi chilometri da Milano, di tutte le iniziative di Social Innovation “non abbiamo pensato solo ai ragazzi, ma anche ai genitori che li accompagnano

“Infatti in contemporanea all’incontro di coding per i ragazzi, teniamo una sessione per i genitori sulla sicurezza in Internet, cioe’ sull’uso sicuro e consapevole di internet e dei social media da parte dei nostri ragazzi. Questa iniziativa va sotto il nome di Safe2Web, e’ patrocinata dal MIUR e dalla Comunita’ Europea, e comprende anche degli incontri presso le scuole primarie e secondarie di primo grado per sensibilizzare i ragazzi in merito ai pericoli del Cyberbullismo e al Sexting (cioe’ alla diffusione di immagini e video a sfondo sessuale)”

Ho partecipato a tutti gli incontri [email protected] quest’anno e mi diverto sempre un sacco” – dice Valentina, una “ninja” di 9 anni. “Ogni volta c’e’ qualcosa di nuovo da imparare per creare dei giochi sempre piu’ complessi. Ho anche fatto da “mini-mentor” in occasione della Milano Digital Week perche’ mi piace aiutare i bambini che programmano per la prima volta

Il pensiero computazionale, che poi è alla base del coding,  va visto come un modo per affrontare i problemi attraverso concetti come sequenze, cicli, parallelismo, eventi, condizioni, operatori e dati. Le pratiche che vengono incoraggiate come più adatte sono
“essere iterativi e incrementali, verificare e correggere, riusare e mescolare, astrarre e modulare”.

Forse anche noi grandi potremmo imparare qualcosa dal coding 🙂

Coderdojo HPE

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