Covid-19 | Save the Children: 1 alunno su 10 sconnesso dalla teledidattica

Ultimo aggiornamento il 11 maggio 2020 alle 12:41

Covid-19 | Save the Children: 1 alunno su 10 sconnesso dalla teledidattica

Secondo lo studio, rischiano di essere esclusi dalla didattica a distanza 850mila ragazzi tra i 6 e i 17enni che vivono in abitazioni prive di dispositivi quali computer o tablet

Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio, al punto che, rispetto a prima del lockdown, la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli. Sono solo alcuni dei numeri, preoccupanti, del report che Save the Children ha rilasciato oggi: «Riscriviamo il Futuro. L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa».

Cosa dice il rapporto di Save the Children

“All’aggravarsi della deprivazione materiale, dovuta all’emergenza COVID19, spiegano da Save the Children, si aggiunge anche la deprivazione educativa e culturale dei bambini e degli adolescenti, dovuta alla chiusura prolungata delle scuole e degli spazi educativi della comunità ed al confinamento a casa. Una privazione prolungata che rischia di avere effetti di lungo periodo sull’apprendimento e, più in generale, sulla dispersione scolastica, che già mostrava tendenze negative prima della crisi. E che colpirà particolarmente i minori che vivono in famiglie in condizione di svantaggio socioeconomico, le cui esigenze immediate, oggi, sono ancor più focalizzate a garantire la disponibilità dei beni materiali essenziali, a scapito dell’investimento in educazione”.

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Se nel Nord Ovest e nel Nord Est, il 16,3% e 15% rispettivamente dei minori di 15 anni non raggiunge il livello minimo di competenze in lettura, tale percentuale aumenta al 20,2% per il Centro Italia, al 31,4% per il Sud e raggiunge il 35,1% nelle Isole. Stessa dinamica si riscontra per la matematica: nel Nord Est il 13,4% dei 15enni è low achiever, il 16% nel Nord Ovest, il 17,7% nel Centro, il 32,3% al Sud ed il 37,7% nelle Isole. In scienze ha scarse competenze il 14,8% dei 15enni nel Nord Est, il 18,1% nel Nord Ovest, il 23% al Centro, il 35,3% nel Sud e nelle Isole la percentuale si attesta al 40%. Questi dati pongono le regioni italiane del Sud e delle Isole tra le aree con la maggiore incidenza della povertà educativa cognitiva in Europa.

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Come prosegue la teledidattica (DAD)?

Particolarmente interessante il quadro che Save the Children fa della DAD, la didattica a distanza, sulla quale il ministero dell’Istruzione ha deciso di puntare in via esclusiva come unica alternativa alle scuole chiuse. “Gli sforzi per raggiungere gli studenti con la didattica a distanza sono talora vanificati dalle condizioni abitative dei minori. Il 42% di loro vive in case sovraffollate, quindi prive di spazi adeguati allo studio. A ciò si aggiunge il numero consistente, il 12,3% dei 6-17enni, che, nel 2019, vive in abitazioni prive di dispositivi quali computer o tablet (850 mila in termini assoluti), percentuale che raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno. Inoltre, il 57% di coloro che ne dispongono, li deve comunque condividere con altri componenti della famiglia per esigenze sia di studio che di lavoro. La didattica a distanza necessita, per l’utilizzo di piattaforme online, di competenze digitali. Solo il 30,2% dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza presenta competenze digitali alte, mentre due terzi hanno competenze basse o di base (ed il 3% nessuna)”.

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