USA, l'algoritmo sale in cattedra. E al test boccia anche i secchioni
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Ultimo aggiornamento il 3 settembre 2020 alle 12:34

USA, l’algoritmo sale in cattedra. E al test boccia anche i secchioni

Dagli Stati Uniti una vicenda che svelta il delicato equilibrio tra tecnologia e insegnamento

La storia raccontata da The Verge vale come monito: la scuola non dovrebbe mai abusare della tecnologia. Sì, perché se a un certo punto i test vengono affidati soltanto a un algoritmo e a un’intelligenza artificiale che corregge le risposte degli studenti in meno di un secondo, senza che l’insegnante controlli se l’AI ci abbia visto giusto o meno, ebbene la strada non è quella giusta. Tutto è partito dalle lacrime di uno studente di 12 anni, Lazare: aveva ricevuto l’insufficienza ai test di storia. Eppure diceva di aver studiato e di esser fiducioso in un ottimo risultato. È capitato a molti – anche a chi scrive – di non aver accettato un voto e darsi all’inseguimento di ogni alibi. Ma qualcosa non tornava: il test era stato fatto sulla piattaforma online Edgenuity e il voto era stato elaborato in meno di un secondo. Basta per dare una valutazione?

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Algoritmo: ci sei o ci fai?

A venire in soccorso dell’alunno ci ha pensato la mamma, forse esperta di informatica. Dana ha scoperto che l’algoritmo dava voti bassi agli alunni che non scrivevano nel form online le parole chiave ritenute imprescindibili dal sistema – meglio, da chi lo aveva programmato così – per ottenere almeno la sufficienza. Il sito The Verge ha chiesto un commento all’azienda che ha sviluppato questa piattaforma di e-learning, senza però ottenere alcun commento. Dal sito si legge comunque che se determinate  risposte non contengono le keywords ottengono automaticamente il punteggio minimo.

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Dopo il danno, il ragazzo ha imparato però a beffare il sistema. Come? Studiandosi le parole chiave e inserendole a pioggia nelle risposte, dimostrando quanto quella piattaforma non andasse davvero a premiare le capacità degli studenti. Per la cronaca: Edgenuity è utilizzata da più di 20mila scuole in tutti gli USA e l’autore dell’articolo di The Verge ha detto di aver in mano altri casi simili che, da indizi, formerebbero una vera prova di inadeguatezza dell’algoritmo.

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