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Ott 1, 2018

Un Executive MBA per sopravvivere alla Death Valley Curve delle startup

Troppo spesso in azienda manca la possibilità di stimolare la formazione del proprio team. Per questo nasce l'Executive MBA Ticinensis di cui StartupItalia! è partner. Iscrizioni aperte fino al 14 ottobre

Chi conosce il mondo delle startup sa che cos’è la ‘Death Valley Curve’, ossia quella fase di difficoltà finanziaria che si colloca temporalmente dopo i primi inizi – supportati da famiglia, amici e Business Angels – e prima dell’ingresso in una fase di crescita strutturale trainata da fatturati significativi, quando tipicamente entrano in gioco i capitali apportati dai venture capitalist. Nel mezzo, vi è per l’appunto un periodo transitorio detto ‘Death Valley’, nota per il rischio il rischio di non trovare quei capitali necessari al grande salto. Al tempo stesso, è frequente fare riferimento agli aumenti di capitale a favore delle startup parlando di ‘Smart Money’: chi eroga questi investimenti tende ad integrare il vil denaro con un pacchetto più ampio e gustoso composto da competenze, networking di un certo livello, lead commerciali, e altro.

Quel che invece è molto meno chiaro sono gli effetti congiunti di questi fenomeni. Se quanto detto è vero, la ‘Death Valley’ da affrontare dopo l’ubriacamento da avvio promettente non è meramente di natura economico-finanziaria: si rischia anche uno smarrimento generato da un gap di competenze, che spesso è la vera causa delle difficoltà affrontate nel passaggio da startup a scale-up. Le competenze necessarie per avviare una startup sono infatti ben diverse da quelle che servono per la fase di crescita organica, i contatti strategici vanno rinnovati o quantomeno ampliati, e così via.

La Death Valley della formazione

Il sistema di offerta formativa del nostro paese non aiuta: dobbiamo infatti prendere atto dell’esistenza di una vera e propria Death Valley della formazione, specie di tipo manageriale. Da un lato, vi è una buona offerta di programmi formativi per chi è agli inizi ed intende avviare una startup innovativa, spesso integrata a programmi di accelerazione. Dall’altro, vi è pure un’offerta formativa di un certo rilievo rivolta a manager operanti in imprese consolidate di grandi dimensioni. Nel mezzo, il nulla o quasi.

Come se non bastasse, la formazione executive è oggetto di un interessante dibattito che ne sta mettendo a nudo i limiti. In particolare, vi è una recente corrente di pensiero che ritiene il modello degli MBA / EMBA in qualche misura obsoleto. Questi programmi sono sempre più spesso additati di insegnare a gestire l’esistente, mentre molti nei fatti falliscono quando c’è da formare quei manager che si trovano a convivere con una turbolenza pazzesca, nonché con la necessità di rivedere piani e priorità aziendali su base quasi giornaliera. In secondo luogo, non di rado si ha a che fare con programmi executive ‘con la puzza sotto il naso’: se non puoi esibire un ruolo roboante in una grande azienda con un noto brand… fatichi ad essere ammesso. Salvo poi qualche anno dopo farti il filo per una testimonianza in aula se la tua startup ha portato a casa un round di investimento milionario. Così non va bene.

La (Executive) Education Death Valley è proprio questa: mancano programmi formativi strutturati e approfonditi pensati per formare quelle competenze necessarie a imprenditori e manager provenienti delle scale-up – ossia startup già ben avviate, solide e che cominciano ad avere un buona traction – oppure da grandi imprese e/o multinazionali che si ritrovano ad affrontare le sfide della ‘Digital Trasformation’. Le esigenze formative di queste due categorie di manager sono similari; inoltre, esse avrebbero molto da imparare l’una dall’altra.

La formazione in azienda

Tale criticità è aggravata al fatto che le startup – ahimè, specie quelle italiane – stanno in alcuni casi interiorizzando alcuni di quei difetti tipici delle aziende che considerano dinosauri in via di estinzione. In particolare, si fa riferimento alla scarsa predisposizione ad investire in formazione, specie in quella per management e top management. È difficile trovare dati specifici relativi alla realtà delle startup, ma il ‘XVIII Rapporto sulla Formazione Continua’ (ANPAL, 2017) parla chiaro: solo il 53% delle piccole imprese italiane propone qualche forma di formazione per i propri dipendenti, contro l’82% delle imprese di medie dimensione e il 95%, o più, delle grandi aziende. D’accordo: questi dati sulle PMI rappresentano solo in minima parte la realtà delle startup innovative. Tuttavia la forbice è così ampia che – in attesa di dati specifici – un po’ di attenzione è quantomeno opportuna. Vi è dell’altro: secondo i dati Anpal 2017, la formazione continua (ossia dopo la laurea) riguarda solo l’8.3% degli italiani fra i 24 e 64 anni, contro una media europea pari al 10.8%, con punte d’eccellenza in Danimarca e Svezia oltre il 27% (!).Tuttavia, il dato più interessante è un altro: in Italia, il quadro è migliore fra i 25 e i 34 anni dove la percentuale di chi continua a formarsi sale al 15%, ma poi vi è un crollo al 7% fra i 35 e i 44 anni, vale a dire l’età ‘tipo’ degli imprenditori delle scale-up e/o dei manager in ascesa.

 

La Death Valley della formazione va affrontata con piani formativi ad hoc e di nuova generazione. Nei contenuti, ma anche nel modello formativo. Per esempio, è da guardare con grande interesse il fenomeno delle cosiddette ‘flipped classroom’. Queste fondono formazione off-line ed on-line in un unico modello che ‘rivolta’ il paradigma tradizione. I corsisti anziché apprendere le nozioni in classe e ripassare i concetti a casa, vengono invitati a preparare da soli una serie di materiali (es. letture o video online) prima della lezione, così che quest’ultima diventi unicamente oggetto di dibattito, approfondimento, coaching sotto la supervisione del docente, che assume quindi un ruolo nuovo e molto più interattivo/coinvolgente rispetto al passato. Per esempio, la Nanyang Technological University (NTU) –  l’Università numero 22 al mondo secondo il Financial Times – ha da poco realizzato un investimento da 75 milioni di dollari per implementare il modello ‘fully flipped’ in almeno il 50% dei suoi corsi.

 

Serve quindi investire anche nelle tecnologie innovative per la formazione, che diventano abilitanti per modelli di apprendimento avanzati. In tal senso, è interessante il trend di crescita dei brevetti in tecnologie per l’educazione su scala globale. Dopo un periodo di relativa stasi nella prima decade del nuovo millennio, questo tipo di investimenti ha conosciuto un vero e proprio boom, così che si può includere le tecnologie innovative per la formazione fra le cosiddette tecnologie esponenziali. Purtroppo, anche qui l’Italia è indietro collocandosi solo al 31° posto nel mondo in quanto a questo tipo di investimenti.

 

Figura 1. Crescita su base globale dei brevetti legati a tecnologie innovative per la formazione

(fonte: elaborazione di Università di Pavia 2018 su dati Orbis/WIPO).

 

Executive MBA Ticinensis

 

A partire dalla presa di consapevolezza di questo importante gap formativo e non solo, all’Università di Pavia stiamo provando ad affrontare tale sfida con il progetto ‘Executive MBA Ticinensis’. Oltre al tentativo di creare qualcosa di alto livello a partire dai fondamentali – per esempio con docenti dalle più importanti Business School al mondo, assieme a diversi top manager di realtà di successo – sono diversi gli elementi di innovazione e sperimentazione. In primis, un programma espressamente pensato per affrontare la sfida del cambiamento continuo e dirompente, comprendente argomenti quali: agile management, exponential organizations, design thinking, impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli di business, story telling, diversi tipi di soft skills, e così via. Un ulteriore elemento qualificante è lo sforzo di ibridare in modo pervasivo il mondo accademico con quello delle imprese.

 

Il main partner UBI Banca mette a disposizione – fra l’altro – una serie di numerose borse che rendono economicamente accessibile l’esperienza formativa di un EMBA ad una platea di candidati molto più ampia rispetto al passato. Anche StartupItalia! è partner del progetto e ci aiuterà a stimolare il dialogo fra grandi imprese e startup innovative, anche su temi di formazione. Ancora, un ulteriore elemento distintivo è la piattaforma digitale di distance e collaborative learning, creata dalla startup WeSchool e ‘aumentata’ grazie ad un motore di intelligenza artificiale di tipo sperimentale, sviluppato ad hoc per questo EMBA da IBM con il loro Watson. In questo progetto, tecnologia e modelli cognitivi avanzati consentono di fare un passo in più verso il sogno della ‘formazione personalizzata’, con contenuti e programmi diversificati rispetto alle esigenze specifiche di ciascun partecipante.

Le iscrizioni a questo Executive MBA di nuova generazione sono aperte fino al 14 ottobre, mentre ulteriori informazioni sono disponibili al sito www.embaticinensis.eu .

 

 

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