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Nov 21, 2018

‘Avanguardie educative’, i 5 percorsi che stanno cambiando la scuola

‘Avanguardie educative’ è il progetto di INDIRE che propone e favorisce la diffusione di idee innovative nella didattica. Oltre 800 le scuole coinvolte, in un sistema virale di innovazione educativa

Quindici idee per rivoluzionare la scuola. Il progetto di INDIRE, ‘Avanguardie educative’, è un vero e proprio movimento di innovazione che ha l’obiettivo di mettere a sistema e diffondere buone pratiche e proposte educative all’insegna dell’innovazione e volte a ripensare l’organizzazione della didattica, del tempo e dello spazio scolastico per arrivare a ripensare lo stesso sistema scuola. Nato nel 2014 dalla sinergia tra INDIRE e 22 scuole fondatrici che hanno sottoscritto un Manifesto programmatico per l’innovazione costituito da sette macro temi, oggi la rete è costituita da oltre 800 scuole di ogni ordine e grado sparse su tutto il territorio nazionale.

Le cinque idee innovative più diffuse

Quelle chiamate ‘idee’ sono veri e propri percorsi di innovazione metodologica e didattica che le scuole aderenti al Movimento possono adottare e sperimentare. Le scuole possono anche proporre a loro volta le loro esperienze di innovazione, favorendo un contagio da scuola a scuola. Le proposte innovative sono tante e interessanti.

 

Al primo posto per diffusione c’è la flipped classroom, la classe capovolta, che vede un capovolgimento della didattica tradizionale spostando l’apprendimento delle discipline a casa e dedicando il tempo scolastico alle esercitazioni, ai lavori di gruppo e alla risoluzione di eventuali dubbi. Al secondo posto compaiono le aule laboratorio disciplinari: sono gli studenti a ruotare per varie aule assegnate in funzione delle discipline e che possono essere allestite con un setting adeguato alla stessa materia. Un modo differente di pensare agli spazi che ha un significativo impatto, come sottolinea Elisabetta Mughini, referente per INDIRE del progetto: “Le aule laboratorio disciplinari hanno fatto sì che ci sia una maggiore responsabilità da parte dei ragazzi nei confronti dello studio. Gli studenti hanno maggiore consapevolezza di quello che stanno facendo”.

 

Consapevolezza che si ritrova anche nell’Aula 3.0, al terzo posto per diffusione. L’aula tradizionale si trasforma e accoglie tecnologie come i device mobili, consentendo l’accesso anche spazi virtuali e permettendo una didattica collaborativa e aperta. Debate è l’idea al quarto posto per diffusione. Gli studenti sono suddivisi in due squadre che sostengono e controbattono un argomento. Un modo per formarsi un’opinione critica e acquisire competenze trasversali, sempre più necessarie in una società in continuo cambiamento. Le Tecnologie per l’apprendimento attivo (Technology Enhanced Active Learning) sono al quinto posto per diffusione. Anche in questo caso gli strumenti tecnologici si utilizzano in spazi con arredi modulari e riconfigurabili, dove gli studenti sono organizzati per gruppi con diversi livelli di competenze.

Le altre idee per fare la differenza

Ma le idee sono tante altre. Il Service Learning, per esempio, che integra la didattica con l’impegno a favore delle comunità locali, aprendo la scuola al territorio; l’apprendimento autonomo e di tutoring o l’apprendimento differenziato, il curricolo integrato e verticale di Oltre le discipline, che integra laboratori pluridisciplinari; ma anche la didattica per scenari; materiale digitale affiancato ai libri di testo; lo Spaced learning, che prevede nel tempo lezione tre momenti di input e due intervalli; ICTLab, con attività che ruotano attorno al disegno 3D, al coding e alla robotica; un credito formativo registrato nelle discipline positive qualora lo studente sia bocciato (Bocciato con credito) e l’uso flessibile del tempo. Tutte idee che rivoluzionano la didattica e il processo di insegnamento / apprendimento tradizionale, per arrivare a una formazione nel senso squisitamente pedagogico, per portare gli studenti all’autonomia e a diventare cittadini consapevoli e responsabili.

 

L’innovazione a sistema

“Sono idee che chiediamo alle scuole di sperimentare – sottolinea Elisabetta Mughini – per far sì che la scuola possa intraprendere nella sua unità un percorso che trasforma il tempo della scuola, lo spazio e la didattica. Abbiamo le scuole capofila, che hanno messo in comune il patrimonio di innovazione e che accompagnano gli istituti che vogliono intraprendere questo processo di trasformazione; ma abbiamo anche gli esperti, docenti delle varie scuole che mostrano come operano nella loro didattica quotidiana, assistendo e supportando le scuole nel loro percorso di innovazione. L’idea del Movimento è di portare a sistema l’innovazione facendo sì che tutta la scuola si trasformi, che non ci siano episodi isolati di innovazione, in modo da sostenere un cambiamento che sia efficace ed efficiente.

 

Chiediamo, inoltre, l’adesione al Manifesto culturale alla base del Movimento costituito da sette orizzonti in cui emerge la convinzione che lo studente debba essere al centro dell’insegnamento e dell’apprendimento, che si possa pensare a un concetto di spazio che vada oltre l’aula, che si possa ripensare al modo in cui si utilizza lo spazio e il tempo di fare scuola e che le nuove tecnologie possano essere percepite come alleate”. Un percorso di trasformazione che per funzionare deve essere sostenibile e trasferibile e che deve diventare ‘virale’, diffondersi dal basso fra le varie scuole. Ecco allora una piattaforma che mette in chiaro tutte le metodologie, un ambiente on line riservato alle scuole dove possono incontrarsi e confrontarsi, incontri di formazione, video documentazioni su canali YouTube per mostrare quello che si può fare. Una vera e propria rete, dove le scuole uniscono le forze verso un’innovazione di metodi che oggi è necessaria.

 

L’innovazione contro la dispersione scolastica

Le metodologie innovative si integrano ai momenti di lezione tradizionale e puntano sul lavoro di gruppo e sulla cooperazione. Secondo i primi risultati, le scuole che hanno adottato una o più idee innovative, hanno avuto effetti positivi. Intanto, gli studenti apprendono anche competenze oggi sempre più necessarie, come il team working o il problem solving; ma c’è anche un altro effetto fondamentale e cioè il fatto che i ragazzi abbiano una maggiore consapevolezza di ciò che stanno facendo, aumentando così la motivazione e la voglia di essere a scuola. Lo spiega bene Elisabetta Mughini: “Abbiamo visto che le scuole che hanno intrapreso un progetto di innovazione hanno una percentuale di dispersione scolastica tendente allo zero e hanno aumentato le iscrizioni”. Un segnale che mostra da parte degli studenti un senso di appartenenza maggiore a una scuola che “è lì per loro”.

L’innovazione per diventare cittadini consapevoli

Una scuola, insomma, in cui oltre che istruire far apprendere, include e aiuta ad acquisire quelle competenze di cittadinanza, di apertura verso l’altro e verso le differenze alla base per diventare cittadini consapevoli. Lo chiarisce Elisabetta Mughini: “La scuola è fondamentalmente la più grande agenzia educativa e formativa dopo o addirittura nello stesso tempo della famiglia. È importante ripensare la scuola tornando un po’ alle origini di quello che è il sistema scolastico, il luogo dove si va per potersi formare per diventare delle persone in grado di intraprendere il proprio cammino. La scuola deve quindi recuperare il concetto più ampio di educazione: deve essere un luogo dove si cresce come cittadini consapevoli e responsabili”.

 

 

 

 

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