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Dic 27, 2018

Compiti di Natale: l’intervista al dirigente contrario, autore anche di un manifesto

Dopo quanto detto dal Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti sulla necessità di un "momento di riposo" per gli studenti, StartupItalia! ha approfondito il tema con il dirigente Maurizio Parodi

Sotto l’albero di Natale quest’anno tra i regali di mamma e papà gli studenti italiani troveranno anche il dono del ministro dell’istruzione Marco Bussetti: un “buono” per vacanze con pochi compiti. Almeno così si è espresso l’inquilino di viale Trastevere a Radio 1 durante la trasmissione “Un giorno da pecora”. Il ministro parlando con i conduttori ha detto: “Vorrei sensibilizzare il corpo docente e le scuole a un momento di riposo degli studenti e delle famiglie affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze”. Ha poi aggiunto: “Vorrei dare un segnale, perché questi giorni di festa siano un momento per stare più insieme e fare altro”.

Un annuncio che ha riaperto il dibattito sui compiti. L’ultima circolare su questo tema è stata firmata  del ministro Democristiano Mario Ferrari Aggradi che il 14 maggio 1969 scriveva: “Questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno. Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli”.

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Dopo di lui sotto le feste natalizie ci provò la ministra Maria Chiara Carrozza che disse agli studenti: “Convincete i vostri insegnanti a non darvi troppi compiti per le vacanze», esorta Maria Chiara Carrozza. Un attimo di silenzio, sguardi stupefatti e poi ecco un’ovazione da stadio. Interrotta dalla seconda parte del discorso della ministra dell’Istruzione: «Ma il tempo che avete in più, dedicatelo alla lettura. Perché leggere un libro significa avere consapevolezza dell’importanza della cultura e può essere anche un gesto d’evasione, importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri”.

Ma sulla questione compiti da tempo c’è persino un movimento capitanato da un dirigente, Maurizio Parodi, che ha lanciato un appello e ha scritto un manifesto contro i compiti. Lo abbiamo contattato per capire le ragioni della loro protesta.

L’intervista

Intanto Parodi è contento dell’annuncio del ministro?

 

“E’ un’iniziativa auspicabile. L’intento del ministro è quello di sensibilizzare docenti insensibili rispetto al problema dei compiti delle vacanze ma si tratta di una blanda esortazione. Non abbiamo ancora in mano la circolare che è stata solo annunciata”.

 

Comunque è un chiaro segnale che dovrebbe essere ascoltato e accolto?

 

“Il ministro si appella ai docenti dicendo di ridurre i compiti per le vacanze ma non andrebbero proprio assegnati. Sarà una circolare blanda. Tra l’altro è un segno che può confortare solo quegli oltre 800 docenti che fanno parte del movimento “Basta compiti”. Va anche detto che sarà sistematicamente disattesa e osteggiata. Una circolare non può avere carattere prescrittivo: la  libertà d’insegnamento resta. Nessun ministro può normare procedure che vietano la discrezionalità del docente”.

 

Ma perché ce l’avete con i compiti che sono un esercizio per verificare quanto un alunno ha appreso a scuola?

 

Sono un esercizio inutile. Nessuno ha mai dimostrato che i compiti a casa sono utili o necessari mentre sui disagi che procurano ci sono dei dati, soprattutto in Italia dove esiste un accanimento morboso quasi crudele. Penso al carico di compiti che vengono dati nel corso delle vacanze che dovrebbero essere degli studenti e invece gli unici beneficiari sono gli insegnanti”.

 

Eppure ci sono centinaia di docenti che non la pensano come lei.

 

“Recito a memoria il nostro  primo punto del manifesto:  “Le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate, a comando (interrogazioni, verifiche…), hanno durata brevissima; non “insegnano”, non lasciano il “segno” – dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione”. Quindi sono inutili. Sono dannosi perché aggravano la condizione di chi è svantaggiato.

 

Restate comunque una minoranza in Italia a non dare compiti.

 

“Intanto siamo più di 800. Certo una minoranza. Nel mio ultimo libro “Così impari. Per una scuola senza compiti” riporto le interviste biografiche fatte a una ventina di docenti che non danno compiti. Sono la dimostrazione vivente che una scuola senza compiti si può fare senza fare sperimentazioni pirotecniche. I percorsi degli studenti di questi insegnanti sono assolutamente regolari, arrivano persino alla laurea.  La formula lezione- compiti a casa-studio-verifica è una formula inefficace e contro producente. Purtroppo i compiti fanno parte di quelle ritualità che introiettiamo molto precocemente e vanno a definire il profilo dei docenti. E’ come per alcuni se si trattasse di una fisiologia il cui organismo non consente alcun tipo di mutilazione. Si è sempre fatto così e si continua a fare così.

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