A scuola un'ora dopo: migliora l'attenzione, e anche i risultati | iSchool | StartupItalia! immagine-preview

Gen 18, 2019

A scuola un’ora dopo: migliora l’attenzione, e anche i risultati

Dormire di più per studiare meglio: una ricerca americana trova il nesso. E anche in italia c'è una scuola che apre i cancelli più tardi

Andare a scuola un’ora più tardi? Migliora l’attenzione, ma non solo: si alzano anche i voti. Lo afferma uno studio dell’Università di Washington in collaborazione con il Salk Institute for Biological Studies pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Science Advances. Secondo la ricerca americana, spostare l’orario di entrata in classe di un’ora in avanti consente agli adolescenti di dormire di più. Sorprendentemente, infatti, gli scienziati hanno riscontrato che i teenager non usavano il tempo per chattare o navigare in internet, ma, semplicemente, per dormire.

 

L’esperimento condotto su 180 studenti di due scuole superiori della città di Seattle ha mostrato come posticipare l’orario di entrata consenta di guadagnare, in media, 34 minuti di sonno al giorno. Un “tesoretto” in grado di migliorare la qualità della vita in maniera significativa. E anche le performance.

 

La spiegazione è biologica, ed è connessa con il rilascio della melatonina, che negli adolescenti avviene più tardi rispetto ai bambini e alla popolazione adulta: mediamente attorno alle 23. Considerando che le scuole superiori sono spesso più distanti da casa rispetto alle scuole medie, gran parte degli studenti è costretta ad alzarsi alle 7 o persino prima per prendere l’autobus e sedersi tra i banchi in tempo.

 

“Ma chiedere a un adolescente di essere in piedi e ben sveglio alle 7:30 del mattino è come chiedere a un adulto di fare lo stesso alle 5:30″ spiega Horacio de la Iglesia, professore di biologia all’Università di Washington, tra gli autori dello studio.

 

Le conseguenze della mancanza di sonno

Che una mente riposata lavori meglio è ormai assodato. Secondo le raccomandazioni delle principali società scientifiche, i teenager dovrebbero dormire un minimo di 8 ore per notte. L’American Academy of Pediatrics nel 2014 ha raccomandato che la campanella delle superiori non suoni prima delle 8:30. Un appello caduto nel vuoto: negli States le attività cominciano spesso molto presto, in alcuni istituti persino alle 7:30.

 

Con quali conseguenze? Mancanza di attenzione, cattivo umore, depressione, uso di droghe e alcol e persino tendenze suicide, ovviamente nei soggetti più sensibili. Non solo: dormire poco interferisce anche con lo sviluppo del cervello in un’età cruciale. Un problema di salute pubblica su cui può intervenire la politica. “Lo studio mostra un miglioramento significativo nella durata del sonno degli studenti – argomenta, al contrario, de la Iglesia – e tutto si ottiene posticipando l’orario di ingresso in maniera da allinearlo meglio all’orario di risveglio naturale di un adolescente”. Perchè non procedere, allora? Le resistenze sono  più che altro di tipo organizzativo: nel cambiamento di routine sarebbero coinvolte le famiglie, gli orari dei mezzi di trasporto e quelli del personale docente, in un processo non sempre gradito.

 

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L’esperimento italiano al Majorana di Brindisi

In Italia, dove gli orari sono spostati leggermente rispetto agli USA, la campanella normalmente suona tra le otto e le otto e trenta. Ma c’è chi prova a dettare la linea: come l’istituto Majorana di Brindisi, dove da quest’anno una classe entra alle nove. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. I risultati arriveranno a fine anno, ma la docente Rosa Palmizio Errico è già soddisfatta. “I ragazzi – afferma  in un’intervista al Corriere della Sera – arrivano a fine giornata con un livello di attenzione maggiore, misurato con test interattivi. Le valutazioni sono mediamente più alte, e minori le difficoltà nello studio”.

 

Il problema del sonno riguarda, però, anche gli adulti, specialmente quelli di sesso maschile. Lo sanno bene i “tired but wired” che arrivano presto in ufficio e ci restano ben oltre gli orari di chiusura. “La privazione del sonno è diventata un simbolo di virilità”  ha sintetizzato Arianna  Huffington, fondatrice dell’omonima testata e lei stessa ex workaholic, nel corso di una conferenza. E’ davvero così? La smentita è ironica. “Una volta sono uscita con un uomo che si vantava di dormire quattro ore a notte. A fine serata gli ho detto che la cena sarebbe stata molto più interessante se ne avesse dormite cinque”.

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