La classe che ha dichiarato guerra alla plastica | iSchool | StartupItalia!
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 27 gennaio 2019 alle 8:10

La classe che ha dichiarato guerra alla plastica

Un'iniziativa di una scuola media per sensibilizzare i più giovani sullo spreco della plastica

“Non avere il vizio della plastica”. A lanciare questa campagna ambientale non è un’associazione ma una classe della media “Europa” di Milano, precisamente la seconda A. Questa truppa di giovani cittadini ha deciso di cambiare il mondo facendo la propria parte certi come diceva Albert Schweitzer che “Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell’oceano ma è ciò che dà significato alla tua vita”. Una frase che i ragazzi hanno calato nelle loro giovani esistenze ideando delle borse in tela e delle borracce in vetro che hanno venduto durante l’open day dell’istituto.

Una dichiarazione di guerra alla plastica

Un progetto che ha messo in campo anche diverse insegnanti: da quella di tecnologia, Elena Demartini a quella di italiano Silvia Vecchio a Marta Rossi di cittadinanza digitale e Nadia Boscaro per la matematica. La seconda A ha così dichiarato guerra alla plastica attraverso un lavoro trasversale che ha persuaso genitori e visitatori dell’open day. L’interesse dei ragazzi è maturato nel corso degli anni scolastici: al primo anno della scuola media erano rimasti particolarmente colpiti dalla vicenda del capodoglio ritrovato senza vita su una spiaggia perché aveva ingerito chili e chili di oggetti di plastica.

 

Quella notizia non li aveva lasciati indifferenti ma li aveva sollecitati a riflettere sull’inquinamento. Sacchetti di plastica, palloni, scarpe, materiali di imballaggio: se non si smaltiscono i rifiuti a regola d’arte, prima o poi vanno a finire in mare. In particolare la plastica è un materiale non biodegradabile e rischia di essere ingerita da balene, gabbiani, tartarughe marine e altri animali. “I pezzi di plastica possono restare nella gola degli animali o ostruirne il tratto digerente, e di conseguenza – spiegano i ragazzi – bloccare le vie respiratorie e impedire l’assunzione di cibo. Se giovani esemplari rimangono impigliati nella plastica possono sviluppare danni alla pelle o malformazioni durante la crescita. Una volta in mare, però, i rifiuti possono anche tornare sulla terraferma sospinti dal movimento delle onde, e inquinare così spiagge e altre zone costiere. Ogni anno si stima che finiscano nelle acque marine dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di rifiuti plastici”.

Una regione critica in tal senso è il Sud-est asiatico. Sempre secondo le stime, nei mari sono finiti già complessivamente almeno 86 milioni di tonnellate di plastica, di cui una buona parte si è depositata sui fondali. Nelle acque e negli oceani si trovano anche le microplastiche, che derivano dall’abrasione degli pneumatici, dal lavaggio di tessuti sintetici o dalla disintegrazione di rifiuti plastici. Le piccole particelle di materiale plastico vengono inoltre aggiunte a prodotti cosmetici come creme per la pelle, peeling, gel doccia e shampoo e giungono nei fiumi e nei mari attraverso le acque reflue.

Numeri che hanno coinvolto in prima persona questa classe. Durante l’estate, infatti, sono stati incaricati dai loro insegnanti a monitorare proprio le spiagge dove sarebbero andati a fare le vacanze segnalando la presenza di rifiuti. Un’attività che li ha portati a pensare di andare avanti nel percorso al ritorno a scuola.

A spiegarci quanto fatto da questa classe è la loro insegnante Silvia Vecchio.

Da dov’è nata l’idea di fare delle borsette di tela e delle borracce di vetro?

Lo scorso anno siamo andati negli studi di Sky per un progetto. Hanno realizzato un servizio giornalistico per il riciclo. Hanno affrontato questi temi e da lì hanno iniziato ad interessarsi alla questione. A fine anno la collega di tecnologia ha affidato loro il compito di sorvegliare le spiagge e verificare quale fosse la situazione di questi luoghi. Hanno letto parecchi articoli e sono rimasti colpiti dal capodoglio ritrovato sulla spiaggia senza vita.

 

Quali sono state le prime reazioni alla lettura di dati sconcertanti come quelli che conosciamo?

Volevano salvare il mondo, scrivere all’Unione Europea. La mia collega li ha un po’ reindirizzati su qualcosa di concreto e così è nato il progetto. All’inizio volevano eliminare le bottiglie di plastica dalla mensa e bere tutti in bagno. Poi volevano mettere un lavandino in corridoio. Alla fine hanno deciso di fare queste borse in tela che hanno cucito loro grazie al laboratorio di sartoria teatrale che c’è a scuola. Nelle ore di italiano hanno redatto un volantino pubblicitario della loro iniziativa e hanno inventato gli slogan “Non avere il vizio della plastica” e la citazione dantesca “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

 

Chi ha comperato i prodotti dei ragazzi?

Le hanno acquistate i visitatori dell’Open day. In classe ora non hanno più le bottiglie di plastica ma queste borracce dipinte da loro. Il ricavato è stato dato a Legambiente. Ci aspettavamo che borracce e borsette fossero comperati soprattutto dai genitori degli alunni della seconda A e invece anche altre mamme e papà hanno fatto l’acquisto

 

Quanto costavano?

I prezzi li hanno fatti loro durante le ore di matematica: otto euro la borraccia, dodici la borsa. Diciotto per entrambi.

 

Un’esperienza che ha a che fare anche con la didattica?

E’ stato un vero e proprio compito di realtà dove hanno sviluppato anche la capacità imprenditoriale mettendo in pratica ciò che hanno appreso a scuola

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter