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Ultimo aggiornamento il 3 febbraio 2019 alle 10:08

Cani sui banchi di scuola. L’esperimento in un istituto di Vicenza

In questa scuola i bambini con disabilità vengono accompagnati dagli amici a quattro zampe. "Prendersi a cuore un altro essere sviluppa una forma di socializzazione e collaborazione reciproca"

Apple, Cherry, Portos, Minù e Freud. Sono loro i “nuovi” compagni di scuola dei ragazzi diversamente abili dell’istituto “Almerico Da Schio” di Vicenza. Il progetto di intervento assistito è stato realizzato grazie alla lungimiranza del dirigente scolastico Giuseppe Sozzo e alla disponibilità delle insegnanti Erika Calligaro e Caterina Neri. Il tutto è nato dalla sensibilità degli studenti durante un’assemblea di istituto.

La teoria di Levinson

L’idea è piaciuta e immediatamente è stata coinvolta l’associazione cinofila “Dogs 4 fun” che ha già avuto esperienze di questo genere negli asili nido e nelle case di riposo. D’altro canto la pet therapy, neologismo anglosassone che indica letteralmente la terapia dell’animale da affezione (o Zooterapia) è sempre più usata nelle scuole e supportata dalla teoria di Levinson. Nel 1953, Levinson, aveva in cura un bambino autistico che era stato sottoposto a molte cure senza però trovare alcune risposte o progressi alla sua malattia. Un giorno, i genitori del bambino accompagnarono il figlio alla seduta con un leggero anticipo rispetto all’orario prefissato. In quel momento, Levinson era talmente impegnato in un altro lavoro che fece accomodare la famiglia nel suo studio dimenticandosi di fare uscire il suo cane Jingles. Non appena il cane vide quel bambino, la bestiola si diresse verso di lui e cominciò a leccarlo. Il piccolo non mostrò alcun tipo di timore o paura, ma anzi ne fu talmente conquistato che cominciò ad accarezzarlo dolcemente. Alla fine di quell’incontro il bambino manifestò uno dei suoi pochi desideri espressi fino a quel momento della sua vita: tornare nello studio dello psichiatra per poter giocare di nuovo con il cane.

 

Come spiega bene Levinson, e come scrive anche nell’articolo The dog as co-therapist (dove tra l’altro utilizzò per la prima volta l’espressione pet therapy), il bambino, nel tempo, continuò a giocare con Jingles e questo permise allo psichiatra di inserirsi nel gioco, creando così un rapporto col suo piccolo paziente.

La presenza di un animale permetteva al bambino di esprimere le proprie difficoltà in modo indiretto senza essere intimorito dal rapporto diretto con Levinson

Dopo questo evento lo psichiatra sviluppò la teoria della pet oriented child psychotherapy, basata sull’idea che il bambino si identificasse frequentemente con l’animale, che diventa un sostegno grazie al quale il paziente riesce a parlare più tranquillamente della sua vita e delle sue inquietudini.

 

L’esperimento a scuola

Alla scuola “Da Schio” questa teoria è stata messa in pratica puntando tutto sugli effetti positivi che può avere un approccio con il cane per i ragazzi disabili. Una sperimentazione che ha dato da subito ottimi risultati e che ha trovato la soddisfazione anche dei genitori degli studenti coinvolti.

Abbiamo sentito direttamente il dirigente e le insegnanti coinvolte per capire meglio il progetto.

 

Perché avete scelto di avviare questo progetto?

La nostra scuola si caratterizza per l’alta percentuale di ragazzi disabili. Abbiamo un ottimo numero di docenti specializzati che offrono una grande opportunità ai ragazzi. L’attività con i cani è nata come sperimentazione. Per noi era interessante vedere come fare questi interventi assistiti con gli animali all’interno di una scuola. E’ stata una sfida per provare strade nuove.

 

Come si struttura nella pratica questa attività?

Ci sono due istruttrici cinofile. Il calendario prevede dieci incontri che si tengono ogni lunedì. Lì i ragazzi imparano ad approcciarsi al cane; come avvicinarsi; quali sono le modalità per pulirlo, l’alimentazione e l’approccio con l’uomo. Mettono in pratica le tecniche di addestramento, grazie all’associazione cinofila.

 

Dove si svolge il corso?

Gli incontri che coinvolgono dodici alunni delle classi terze si sono svolti in un cortile della scuola in modo che gli animali possano circolare liberamente. Abbiamo fatto in modo di avere uno spazio adatto a questo progetto.

 

Di che razza sono i cani?

Abbiamo come compagni di classe due jack russel; un labrador e due meticci. Tutti hanno un temperamento socievole, collaborativo e docile che permette di lavorare bene.

 

Qual è l’obiettivo che vi siete posti?

L’idea è quella di aver cura di un essere vivente che non ha bisogno di nulla. Una forma di affetto gratuita. Prendersi a cuore un altro essere sviluppa una forma di socializzazione e collaborazione reciproca. Si tratta di capire che l’animale può entrare in sintonia, può avere un rapporto davvero speciale con il bambino.

 

I risultati finora raggiunti?

Intanto abbiamo detto addio alla lezione frontale. La modalità comunicativa tra un essere umano e un animale è ancora da capire e noi ci stiamo provando. La nostra scuola ha sessanta ragazzi disabili con i quali facciamo laboratori teatrali e di ceramica. L’attenzione nei loro confronti dal punto di vista didattico è massima.

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