UJ4KIDS: Umbria Jazz entra in classe immagine-preview

Mar 15, 2019

UJ4KIDS: il Festival Umbria Jazz entra in classe

In vista del festival è stato presentato UJ4Kids il nuovo progetto per portare il Jazz nelle scuole di ogni ordine e grado

Si chiama UJ4Kids  ed è il nuovo progetto del Festival Umbria Jazz per portare il genere musicale nelle scuole di ogni ordine e grado. Il piano è stato presentato nei giorni scorsi di concerto con la Regione Umbria e con l’Istituto Comprensivo 2 di Perugia presso il salone d’Onore di  Palazzo Donini. Nella conferenza stampa Fondazione UJ e Regione Umbria hanno presentato i punti programmatici con la partecipazione di Sonia Peana e Catia Gori, relatrici del progetto “Il Jazz va a scuola” che sta fa facendo da supporto per la messa a punto di UJ4KIDS.

Il Jazz come strumento didattico

Che i linguaggi musicali possano essere introdotti nella didattica fin dall’infanzia e dalla età pre-scolastica è cosa nota e riconosciuta. Il suono e gli strumenti musicali, in particolare, da sempre sono considerati un modo per attirare l’attenzione del bambino. Da qui a creare dei veri e propri percorsi di avviamento e avvicinamento alla musica ed a determinati generi musicali ce ne corre e la cosa va di pari passo con le metodologie di insegnamento che variano da un istituto all’altro e da un docente all’altro.

Il Jazz in particolare ha faticato non poco ad essere riconosciuto come patrimonio musicale anche dell’Italia, patria del “belcanto” e della tradizione lirica e melodica: oggi finalmente è considerato anche a livello ministeriale e dunque di Pubblica Istruzione come un linguaggio fondamentale della cultura contemporanea.

Come funziona il progetto

Già da qualche anno si sono affermati progetti pilota di grande interesse e riscontro finalizzati alla conoscenza ed alla diffusione di questa musica a livello di educazione scolastica primaria e secondaria.

Con la sperimentazione e la messa a punto di buone pratiche, riconosciute anche ad alto livello, si è dimostrato che il Jazz forse anche più di altri linguaggi musicali può diventare un grande veicolo di avvicinamento se non di attrazione verso la musica suonata, ancora di più se “musica d’insieme”, in quanto è il linguaggio musicale “dinamico” ed “elastico” per antonomasia.

Fattori come la emotività e la creatività (è una musica che si può suonare senza spartito), come la gestualità e l’esercizio motorio (è una musica che può essere suonata in movimento o che può tradursi in movimento performativo o estremamente fisico dove anche il proprio corpo può essere strumento) rendono il Jazz un linguaggio intrigante anche per chi non sa leggere la musica.

I laboratori già attivi

Ci sono laboratori specifici per bambini di tenera età tenuti da jazzisti che invitano a tradurre in musica la gestualità primitiva e la cosiddetta “body percussion” (parti del corpo usate come strumento) oppure che utilizzano le tecniche del riciclo o dell’uso creativo per creare strumenti musicali (da cartoni e pentole usati come strumenti a percussione a foglie o fogli di carta usati come ance di un immaginario strumento a fiato).

Ci sono esperimenti consolidati di “piedibus sonante” (ovvero una camminata all’aria aperta accompagnata dall’utilizzo di strumenti musicali appropriati a tale uso, come le “marchin’ bands” nel Jazz tradizionale).

Il Jazz può arrivare al bambino anche in associazione con altre forme espressive, di intrattenimento o di narrazione: ad esempio, tutti i cartoni animati prodotti nel secolo scorso usavano forme di Jazz orchestrale come colonna sonora; si è sperimentato l’avvicinamento dei bambini al Jazz attraverso i video-giochi,  il fumetto o la letteratura (le stesse vite dei musicisti delle origini ed il racconto della redenzione o del riscatto sociale da loro ottenuti attraverso la musica possono essere un veicolo di promozione della stessa).

In qualche modo il Jazz può diventare nella didattica la metafora perfetta della vita nonchè dell’intelligenza:

questa musica invita ad improvvisare, ma puoi farlo solo se hai studiato mettendo a frutto le tue nozioni, anche quelle di base, per creare piuttosto che per riprodurre fedelmente uno schema prestabilito.

A piegarci meglio quello che accadrà grazie a questo progetto è Sonia Peana.

L’intervista

Com’è nata l’idea di “Uj4kids”?

“Abbiamo sentito l’esigenza di portare il jazz a scuola per arricchire anche il programma del festival in modo che si allungasse durante l’anno scolastico in modo che tutti i bambini che frequentano le scuole potessero avvicinarsi al jazz e apprezzarlo. L’idea è’ nata durante un convegno che c’è stato sul jazz a scuola che ha riunito molti jazzisti che fanno dei progetti a scuola. Durante questo incontro si è proposto di fare degli interventi capillari in tutt’Italia. Il linguaggio del jazz insegna tanto, si parla di integrazione, di storie difficili come quelle che hanno vissuto i neri che hanno dovuto nascondersi per fare qualsiasi tipo di musica”.

Cosa rappresenta oggi il jazz?

“Oggi, può diventare un simbolo della multi-culturalità, della solidarietà e del senso di comunità ed un antidoto alle degenerazioni della società dei nostri giorni; dunque, esso può tradursi in una sinfonia di voci plurali per una società del futuro migliore ed egualitaria.

Inoltre, se compreso e veicolato, in quanto tale, può essere uno strumento di coinvolgimento anche delle famiglie, pur in assenza di una adeguata formazione culturale al riguardo.

Aderendo in pieno alle indicazioni del Mibac e nel segno di una tradizione ormai trentennale di dedizione all’alta formazione nel Jazz (attraverso la partnership di lungo corso con la prestigiosa Berklee School di Chicago), la Regione Umbria attraverso Umbria Jazz può e deve muoversi in questa direzione per la programmazione culturale e didattica degli anni futuri andando a colmare un “gap” che in alcune regioni italiane all’avanguardia è già stato in parte recuperato”.

Cosa farete in modo particolare?

“Avvieremo una sperimentazione nell’ambito del Festivalcon dei laboratori e forme di intrattenimento dedicate anche alle fasce più giovani, non più solo i giovani già avviati allo studio della musica o diplomati, ma anche alcuni target precisi come l’infanzia o le fasce interessate dalla istruzione primaria e l’attivazione di un processo a medio termine (2/3 anni come minimo) per introdurre il jazz nelle scuole.

 

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