immagine-preview

Mar 23, 2019

Data scientist. L’Università Federico II ne vuole formare 100 entro fine anno

L'obiettivo è quello di formare e certificare 100 nuovi data scientist in Italia entro l'anno accademico 2018/2019. Infatti, entro il 2020 sono previsti 135 mila posti nell'ICT

L’Università punta sui data scientist, una figura che nei prossimi anni sarà centrale nel mondo del lavoro. Ecco perchè l’Università Federico II di Napoli ed il Politecnico di Bari, hanno deciso di svoltare verso questo settore. Si tratta di un progetto pilota di Microsoft e CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – che prevede  l’avvio di laboratori dedicati a Intelligenza Artificiale e Big Data, con l’obiettivo di offrire agli studenti universitari competenze digitali avanzate e prepararli al meglio ad affrontare i lavori del futuro.

L’obiettivo è quello di formare e certificare 100 nuovi data scientist in Italia entro l’anno accademico 2018/2019.

In cosa consistono i corsi

 

L’Università di Napoli Federico II e il Politecnico di Bari, dunque, si sono imbarcate in questa missione, quella di portare in poco tempo i data scientist certificati già pronti per il mercato del lavoro.

I corsi, della durata di 6 mesi, coinvolgeranno in prima battuta gli studenti dei corsi di Machine Learning e Big Data per la Salute (Laurea Magistrale in Ingegneria Biomedica) e Big Data Analytics and Business Intelligence (laurea magistrale in Ingegneria Informatica) entrambi afferenti al Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione, per un totale di circa 250 studenti.

 

A raccontarci di questo progetto è Riccardo Elio Esposito, Capo dell’Ufficio Data Warehousing della Federico II di Napoli, che spiega come sarà strutturato il corso: “I corsi integrano alle lezioni frontali con i propri docenti, moduli online ed esercitazioni pratiche in cui gli studenti potranno sperimentare in prima persona quanto appreso in aula, acquisendo capacità funzionali e tecniche fondamentali per essere pronti per il mondo del lavoro – racconta l’ingegnere Esposito.- Il laboratorio sarà quindi integrato all’interno del regolare svolgimento delle lezioni e consentirà agli studenti di perfezionare le proprie conoscenze e capacità in chiave digitale. A chiusura dell’esperienza, infine, i partecipanti potranno sostenere alcuni esami del percorso di certificazione Microsoft Data Science. Per i laboratori e le certificazioni, Microsoft si avvarrà della collaborazione dei suoi partner SolidQ, Skilla, e Tesi Automazione, partner ufficiale Certiport per l’Italia”.

 

Entro il 2020 135 mila nell’ICT

 

Qual è la richiesta del mercato del lavoro nei prossimi anni? Secondo Esposito, si stima che “entro il 2020 saranno creati nel nostro Paese 135.000 nuovi posti di lavoro solo nell’ICT, con posizioni come quella del data scientist, ad esempio, che al momento non riescono ad essere coperte. Dall’inizio del nuovo millennio è infatti avvenuto un cambiamento radicale nel modo con il quale l’umanità registra ciò che sa: se nel 2000 il 25% di tutta l’informazione prodotta nel mondo era registrato su supporto digitale, nel 2013 la percentuale è salita al 98%”.

“Secondo IBM, prosegue l’ingegnere, inoltre, il 90% dei dati digitali globali è stato generato negli ultimi due anni, mentre il McKinsey Global Institute ha stimato che il volume di dati immagazzinati su scala mondiale crescerà del 40% all’anno fino al 2020. Questa mole imponente di informazioni produce un immenso valore, ma occorre saper catalogare, gestire, interpretare, usare e diffondere tale patrimonio in maniera scientifica ed efficace. Tutto questo avviene grazie a figure professionali specializzate che bisogna formare”.

 

L’ICT sin dalla scuola? Una buona idea

 

Forse, a parere di chi scrive, sarebbe anche il caso di avviare concretamente il discorso di ICT e data scientist sin dalla scuola. Ne è convinto anche il Capo dell’Ufficio Data Warehousing della Federico II di Napoli, ricordando che “l’iniziativa di MIUR e CINI – Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica è sicuramente interessante, sperando però di non esagerare nell’estremo opposto: le scuole di grado inferiore devono, a mio avviso, avere un’attitudine didattica generalista che permetta ai ragazzi di comprendere meglio il mondo che li circonda senza eccessiva specializzazione. La cultura informatica di un Paese non migliora in base al “quando” si affrontano certe tematiche, ma considerando il “come” e intervenendo sull’organizzazione del sistema-Paese nella sua totalità”. 

 

Le prossime iniziative dell’Ateneo

 

Ma l’Ateneo non si ferma qui: infatti, Esposito riferisce che l’Università di Napoli “partecipa al progetto “Consorzio SaraLab” che mette a disposizione quest’anno 73 borse Erasmus+ per la mobilità degli studenti per tirocinio (8 borse sono riservate a studenti della Federico II): il bando ha come obiettivo l’erogazione di borse di mobilità finalizzate principalmente allo sviluppo di competenze professionali riconducibili al settore dei Big Data e Data Science ed è rivolto ad iscritti a corsi di laurea triennale, magistrale o dottorato che abbiano sostenuto 2 esami in specifiche discipline informatiche o statistiche”.

“Inoltre, conclude Riccardo Elio Esposito, a partire dall’anno accademico 2019/20, la Federico II avvierà un Corso di Laurea Magistrale in Data Science con 3 curriculum: Real World Evidence for Oncology and Pharmacology, Data Science for Sciences and Engineering, Data Science for Social Sciences, Economy and Public Administrations”.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter