Ebook, l'idea della maestra spagnola Angela Ruiz Robles

Ultimo aggiornamento il 25 aprile 2020 alle 6:03

La vera inventrice dell’ebook? Una maestra spagnola

Da sempre attribuito all'informatico statunitense Michael Hart, l'invenzione dell'ebook fu in verità merito di una maestra spagnola di metà Novecento

Ángela Ruiz Robles è un nome sconosciuto ai più. Ma è a lei, professoressa spagnola scomparsa nel 1975 a Ferrol, in Galizia, che va il merito di una delle maggiori invenzioni dello scorso secolo, l’ebook. Quando l’8 settembre 2011 muore l’informatico dell’Illinois Michael Hart, il New York Times titola: “Scompare all’età di 64 anni il pionere dell’ebook”. Hart, per anni celebrato come il padre del libro elettronico, nel 1971, convinto della necessità di rendere la cultura accessibile a tutti, pensa di digitalizzare la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, lanciando così il progetto Gutenberg, una piattaforma digitale che a oggi mette a disposizione circa 60mila ebook in forma gratuita.

L’idea di una enciclopedia meccanica

Ma a una intuizione simile era arrivata ben prima la docente galiziana, originaria di Leon, città del nord della Spagna. Qui frequenta le prime scuole, diplomandosi alle magistrali, per poi trasferirsi a Ferrol. Nel 1949, rimasta vedova e con tre figlie, fa brevettare il primo cosiddetto ‘Libro meccanico’. Ma è solo nel 1969 che registra quello della sua opera principale, l’Enciclopedia meccanica. Un’idea brillante, però difficile da mettere in pratica per una donna del tempo. C’era ancora la dittatura di Francisco Franco, a cui scrisse perfino, inascoltata, una lettera per chiedere un finanziamento per la sua invenzione.

Tutte le nozioni in un’unica valigetta

L’idea alla base era quella di concentrare le varie nozioni in un unico dispositivo, una sorta di valigetta in zinco, in cui inserire bobine che consentissero – srotolandosi – di leggere e imparare senza ricorrere alle pagine di un libro. La particolarità dell’oggetto, e ciò che lo rende così simile all’ebook, è che la Robles aveva apposto anche una lente di ingrandimento per migliorare la lettura, uno spazio dedicato a segnare appunti utilizzando tasti meccanici, un sistema di evidenziatura di alcune frasi – un ipertesto embrionale – e perfino una retroilluminazione in modo da agevolarne l’utilizzo notturno, pensando a chi all’epoca non era dotato di allaccio alle condutture elettriche. Un concetto rivoluzionario per quegli anni.

Non caricare di troppo peso gli studenti

Lo spirito di inventrice alla maestra era subentrato con il tempo, dopo una vita passata a insegnare, prima nella Scuola di Gordon e poi ancora come professoressa del Centro Ibañez Martín della città di Ferrol, non solo ai bambini delle elementari ma anche impartendo lezioni gratuite agli analfabeti. Era madre di tre figlie, che era rimasta sola a accudire dopo la prematura morte del marito, quando lei aveva solo 40 anni. Fu – chissà – forse proprio la vicinanza ai più piccoli a suggerirle l’idea di condensare il sapere in poco più di 4 kg, evitando di caricarli di pesi eccessivi.

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Mai sul mercato

Nelle mani degli studenti l’Enciclopedia Meccanica non finì mai. Né arrivò sul mercato, nonostante una proposta commerciale da parte degli Stati Uniti, che la Robles rifiutò perché voleva che il prodotto restasse spagnolo. E un’altra arrivata da un’azienda spagnola, che presupponeva un investimento di 100mila pesetas, 600 euro di oggi, troppo per le sue tasche.

Arrivò qualche riconoscimento

Non le mancarono i riconoscimenti, quello sì. Su tutti quello del 1969, quando ricevette un premio presso l’Esposizione internazionale delle Invenzioni di Ginevra, lei unica donna in mezzo a 15 uomini. Nel 2016, è stato Google, con un Doodle apparso in Spagna e Messico, a riconoscerla come inventrice dell’ebook, commemorandone la ricorrenza della nascita.

E ancora, più di recente, nel 2020, il galiziano Collegio superiore dell’insegnamento dell’informatica ha riconosciuto l’importanza del suo lavoro celebrandola in presenza di tre delle sue nipoti. Ma doña Angelita, come la chiamavano i suoi alunni, non ha mai ottenuto il riconoscimento più atteso. Tempi troppo duri quelli per una donna, con un mondo ancora – saldamente – in mano agli uomini.

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