Asfalto autorigenerante, l'acqua ripara le buche causate dalla pioggia
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Ultimo aggiornamento il 19 giugno 2020 alle 5:48

Giovanissimo ingegnere inventa l’asfalto che riempie da sé le buche

Troppe buche per colpa della pioggia. Un giovane ingegnere messicano mette a punto un sistema che consente all'acqua di riparare le strade

Addio alle buche sull’asfalto grazie a una pavimentazione alternativa. Il materiale è frutto di una gomma speciale che a contatto con l’acqua si autoripara. L’invenzione porta la firma di un giovane ingegnere civile originario di Torreón, in Messico, Israel Antonio Briseño. Quando ci pensa è fresco di laurea all’università di Cohauila, nella zona settentrionale del Paese. “Sulle strade la pioggia filtra al di sotto dell’asfalto creando falle strutturali” ha spiegato il giovane in un’intervista all’emittente Televisa Laguna lo scorso ottobre. “Di conseguenza basta che passi un’automobile perché si crei una buca”. Il destino delle strade sembrerebbe insomma segnato. Quando si interviene con altro asfalto per riempire il vuoto, “dopo sei mesi circa ci si ritrova punto e a capo”.

Il trucco sta nell’acqua

Il materiale messo a punto da Israel ha al contrario un’aspettativa di vita molto più lunga. “L’asfalto tradizionale ha una durata media di cinque anni” ha ribadito alla tv locale. “Il mio progetto prevede invece che si possa rigenerare per due volte, con una resistenza dai dieci ai quindici anni”. Alla base del meccanismo c’è una reazione chimica. Il materiale proviene da pneumatici riciclati misti a additivi che insieme producono una specie di stucco. Così, quando la miscela entra in contatto con l’acqua, si liberano silicati di calcio che vanno a riparare le parti dell’asfalto danneggiate.

L’attenzione all’ambiente

A metterci del suo sul dissesto dei manti stradali è il cambiamento climatico, con intemperie che si abbattono in modo incontrollato. A farne le spese è la quotidianità di ognuno. Israel Antonio è risultato infatti vincitore del concorso internazionale James Dyson Awards, lanciato dall’omonimo imprenditore delle serie di aspiratrici. Nella selezione il criterio era proprio la capacità di risolvere problemi comuni. “Nessun pavimento autorigenerante aveva mai utilizzato prima pneumatici in disuso o acqua” si legge sul sito del concorso. Ma la vittoria è motivata anche dall’attenzione al riciclo e al rispetto dell’ambiente.

Un costo inferiore al normale

C’è un altro punto a favore dell’invenzione del giovane messicano. Come spiegato nella sua tesi di laurea “Pavimentazioni durature e a basso costo” si tratta del costo, che diventerebbe inferiore a quello attuale. Come risultato “si passerebbe dai 2mila pesos al metro cubo (80 euro), a circa 1300 pesos (54 euro)”. Il prototipo esiste già sotto il nome di Paflec (Pavimento de Goma Autorregenerativo), ma l’utilizzo nel mercato è frenato dalla mancanza di certificazioni.

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Manca la certificazione finale

“Non si può partecipare agli appalti perché manca l’ok della Segreteria delle Comunicazioni e dei Trasporti” ha chiarito Israel Antonio ai media messicani. “Il premio è stato importante per dare visibilità al progetto” ha specificato. “Adesso però ho bisogno del sostegno di altri ingegneri per rendere il prodotto utilizzabile”. Serviranno dei test e poi la certificazione presso l’Organizzazione nazionale per la certificazione delle costruzioni. Infine il concorso internazionale di Dyson, a cui possono partecipare i vincitori delle edizioni nazionali. In palio ci sono 30mila sterline. Intanto per Israel Antonio è arrivata una prima soddisfazione: la pavimentazione esterna della sua università utilizza proprio Paflec, il prototipo di asfalto di sua invenzione.

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