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Ultimo aggiornamento il 3 novembre 2019 alle 9:03

Raccontare il bullismo per batterlo. Online il bando del MIUR ‘Scrivere il teatro’

L’IIS E. Majorana di Rossano, dopo aver vinto il concorso del MIUR ‘Scrivere il teatro’, racconta la sua esperienza. Il 30 novembre, il termine per partecipare al nuovo bando

Un ragazzo che ha perso la madre, che non riesce a instaurare un dialogo con il padre e che è vittima di due bulli. Questa la storia vincitrice del bando 2019 ‘Scrivere il teatro’, promosso dal MIUR in collaborazione con il Centro italiano dell’International Theatre Institute. Lo spettacolo, ‘Ti ho trovato!’, è stato scritto, diretto e interpretato dagli alunni di V e di IV A Elettronica dell’IIS E. Majorana di Rossano (CS) al teatro Vascello di Roma e per ben 4 volte al al teatro Paolella di Rossano. E in questo anno scolastico gli studenti continuano nei loro laboratori di scrittura creativa, affrontando sempre temi sociali. 

Nel frattempo, è uscito il nuovo bando rivolto alle scuole di ogni ordine e grado. E’ possibile presentare gli elaborati entro il 30 novembre. L’opera vincitrice sarà messa in scena dagli stessi studenti autori durante la celebrazione della giornata mondiale del Teatro 2020. Oltre all’opera vincitrice saranno anche selezionate altre tre opere, una per ciascun grado di istruzione, che metteranno in scena un estratto dell’opera stessa della durata massima di dieci minuti.

Bullismo e difficoltà adolescenziali a teatro

 

Bullismo e difficoltà adolescenziali. Tutti temi sociali che i ragazzi stanno provando a interpretare e a dare un loro significato. A dimostrazione del fatto che la scrittura e il teatro possano contribuire a supportare gli adolescenti nella comprensione di argomenti delicati e che li riguardano da vicino. La dirigente scolastica Pina De Martino, la professoressa e scrittrice Letizia Guagliardi –  referente del progetto – e i suoi studenti quasi non ci credevano, quando hanno ricevuto la telefonata da parte del MIUR che la loro opera era la vincitrice, fra circa 300 testi ricevuti. La professoressa Guagliardi spiega bene l’emozione provata: “Non ricordo molto di quella telefonata perché in classe, nel frattempo, ci fu un boato. Ricordo, però, le due lacrime che scesero sulle mie guance e gli sguardi dei miei alunni, un misto di gioia e di incredulità. Momenti impagabili, uno dei tanti che regala la scrittura fatta con impegno, passione e serietà”. 

La realtà degli adolescenti sul palcoscenico

 

La storia scritta e interpretata dei ragazzi dell’IIS E. Majorana di Rossano è nata da una situazione reale, come sottolinea la professoressa Letizia Guagliardi: “Abbiamo preso spunto dalla realtà: un adolescente che ha perso la madre e vive un rapporto molto conflittuale con il padre, chiuso nel suo dolore e non più capace di prendersi cura di lui. Questo ragazzo frequentava la nostra scuola ed era amato e seguito da tutti noi. Ma poi, come avviene ogni volta che si va avanti a raccontare, la storia si è arricchita con altre situazioni, altri conflitti, altre matasse da dipanare”. 

 

Il teatro per conoscersi

 

E così il teatro diventa un modo per aumentare l’empatia e per comprendere più da vicino le difficoltà degli adolescenti, dal dolore al bullismo: “La bellezza di vedere dei personaggi di carta che sul palcoscenico diventano di carne e sangue e la bellezza di partecipare ai loro problemi, alle loro lotte, alle loro sconfitte e ai loro successi ha spinto  i mei 11 studenti a lavorare sulle sfaccettature del proprio personaggio, a fare attenzione al suo lato psicologico, a togliersi i panni di adolescente e indossare quelli di un figlio che soffre per la mancanza della madre, di un padre che per il dolore diventa alcolizzato, di due ragazzi che per noia diventano bulli, degli amici che capiscono il suo disagio e non lo abbandonano. Sono convinta che questa esperienza sia stata utilissima per i miei ragazzi. L’ho visto io stessa e se ne sono resi conto tutti, al nostro ritorno. Lo spettacolo ha fatto emergere aspetti di loro che non conoscevano, ha liberato molte emozioni che erano rinchiuse e aspettavano di poter uscire, ha messo in evidenza i punti deboli e i punti di forza. Ho visto i miei ragazzi con gli occhi lucidi davanti agli applausi del pubblico entusiasta. Anch’io avevo gli occhi lucidi e tremavo per l’emozione: li ho visti protagonisti sul palco e ora so che stanno imparando per esserlo anche nella vita”. 

 

‘Ti ho trovato!’ per pensare alla vita

 

Il titolo, ‘Ti ho trovato!’, vuol dire tante cose.  Nel nostro copione“Ti ho trovato!” lo diceva la mamma del protagonista Giuseppe, quando lui da bambino, per gioco, si rifugiava in soffitta e la madre girava un po’ per casa, faceva finta di non sapere dove fosse finito e poi, finalmente, lo trovava lì. Poi lo dice la migliore amica di Giuseppe, Maria. Nel giorno dell’anniversario della morte di sua madre, lui si isola da tutto e da tutti e lei lo ritrova dopo averlo cercato per due giorni. E noi? C’è stato qualcuno che, almeno una volta nella nostra vita, ci ha detto sorridendo “Ti ho trovato!”? Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo avuto la netta sensazione che qualcosa di bello ci sussurrasse “Ti ho trovato!”? A volte, per esempio, le belle opportunità vanno in cerca di qualcuno che sappia riconoscerle ma ci sono persone che si nascondono o guardano da un’altra parte o hanno paura di rischiare e quindi non si fanno trovare. Facciamo in modo, invece, che tutto ciò che rende bella la nostra vita, che ci fa diventare migliori, che ci sprona a desiderare anche il bene degli altri (oltre al nostro) ci trovi sempre”. 

 

La dipendenza da videogiochi in un nuovo racconto

 

Dopo il grande successo di ‘Ti ho trovato!’, gli studenti della professoressa Letizia Guagliardi hanno continuato la strada della scrittura creativa e qualcuno dei diplomati ha continuato con il teatro: “Otto di loro si sono diplomati quest’anno e, fra essi, Francesco si è innamorato del teatro e sta frequentando l’Accademia Artisti di Roma. Gli altri tre frequentano ora l’ultimo anno e uno di loro ha fatto già un provino perché vuole continuare a percorrere questa strada. Dopo il ritorno a Rossano abbiamo tentato l’esperienza del laboratorio di scrittura creativa e di nuovo io e i miei studenti (ora molti di più) ci siamo appassionati e divertiti a scrivere, stavolta un racconto. Fra poco, in questo nuovo anno scolastico, riprenderemo gli incontri di laboratorio e concluderemo la storia di Fausto, un adolescente che, prigioniero della dipendenza dai videogiochi, diventa protagonista di un’avventura allucinante. Ancora una volta, insomma, temi sociali. Quando ne avremo terminato la stesura sono sicura che ci verrà a trovare un’idea o, chissà, un nuovo progetto. Magari rendere vivo anche Fausto in un teatro”.

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