EMBA Ticinensis, il master per giovani manager. "Stiamo vicini alla realtà"
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Ultimo aggiornamento il 13 settembre 2019 alle 15:39

EMBA Ticinensis, il master per formare i Chief Innovation Officer di domani

Due anni di formazione e pratica all'Università di Pavia, per far crescere gli innovatori del futuro

«Poche aziende in Italia hanno chiaro di aver bisogno di un Chief Innovation Officer. Dove questa figura è presente, la crescita media di fatturato è più alta». David Casalini, Founder di StartupItalia, ha introdotto così la tavola rotonda che ha presentato a Milano, nell’Accenture Customer Innovation Network, la seconda edizione di EMBA Ticinensis, un master dell’Università di Pavia dedicato a giovani manager laureati con un’esperienza lavorativa post-laurea di almeno 5 anni. Due anni di formazione durante i quali quello che conta è soprattutto l’aspetto pratico, mescolando le competenze dell’accademia con quelle del mondo dell’impresa. «Il nostro obiettivo è stare sempre vicini alla realtà», ha detto Stefano Denicolai, il direttore di EMBA Ticinensis, confrontandosi con alcune figure che fanno innovazione dentro grandi imprese del panorama italiano.

EMBA Ticinensis: accademia e impresa

Alla presentazione dell’EMBA Ticinensis dell’Università di Pavia – le iscrizioni sono aperte fino al 10 ottobre sul sito e i corsi inizieranno in novembre – ha partecipato anche il Rettore, Fabio Rugge. «Non possiamo pensare alla formazione di sapere innovativo senza mettere in sinergia le idee che nascono nelle università con quelle che si sviluppano nelle imprese». Commentando i dati della prima edizione – ancora in corso – il direttore Denicolai si è soffermato soprattutto sui punti di forza del master EMBA Ticinensis: «Nella seconda edizione continueremo a proporre ai nostri studenti lezioni con manager che provengono da ogni settore, non soltanto dalla finanza. Ed è assolutamente confermato il viaggio di una settimana a Boston, per immergersi in realtà innovative come la Harvard Business School e il MIT».

Nuovi talenti che, formati all’interno di uno dei più importanti atenei della Lombardia, andranno poi ad alimentare un flusso di innovazione di cui tante (troppe?) aziende italiane hanno bisogno. Nel corso dell’incontro all’Accenture Customer Innovation Network, sono stati presentati anche alcuni dati contenuti nell’Indagine compiuta dall’EMBA Ticinensis su diffusione e profilo del Chief Innovation Officer, con risultati ancora preliminari, ma sufficienti per inquadrare una situazione italiana con ancora molti aspetti da correggere e, appunto, innovare.

Chi sono i CInO?

Focalizzandosi su Europa, Nord America e Asia, lo studio ha fotografato una presenza ancora scarsa dei Chief Innovation Officer tra i diversi C- Level: poco più del 2%, distribuiti soprattutto nel settore dei servizi finanziari, del Pharma e del Food and beverage. L’altro lato che colpisce è l’età media rilevata dallo studio: soltanto il 12,5% dei CInO ha meno di 45 anni, il 65% ha tra i 45 e i 60 anni e il restante 22,5% è ultrasessantenne. «È difficile pensare che l’innovazione non venga dai giovani», ha commentato David Casalini.

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Questo non vuol dire che l’Italia non abbia le sue (buone) carte da giocare, sperando anche che il nuovo ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, venga messa nelle condizioni di poter facilitare una crescita del Paese in questa direzione. Intanto, è notizia di ieri che Goldman Sachs ha affidato l’innovazione a Marco Argenti. Da parte delle aziende, l’incontro di EMBA Ticinensis ha aperto le porte proprio al mondo dell’impresa, dove fare innovazione non significa lavorare soltanto sul digitale.

Chi fa innovazione

«Nel 2017 abbiamo lanciato una call for ideas per startup e scale up di tutto il mondo – ha detto Elisa Gretter, Digital Innovation Portfolio Manager di Moleskine – e alla fine una startup è entrata a far parte della nostra famiglia. Per fare innovazione stiamo lavorando anche col mondo delle applicazioni». Chi invece l’ha fatta stando offline, ma sempre vicino alla quotidianità delle persone, è stato uno degli attori della Grande Distribuzione Organizzata. «Nel 2014 abbiamo iniziato a tenere i nostri negozi aperti 24 ore su 24 – ha ricordato Federica Palmerini, già Head of digital innovation in Carrefour – l’innovazione è una forma mentis».

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Se la formazione è fondamentale per i manager che si candidano a innovare, dall’altra parte è necessario che figure come i CInO vengano riconosciute all’interno dell’azienda come utili da tutte le unità. «È un titolo importante e per questo deve avere un mandato chiaro», ha precisato Agostino Santoni, AD di Cisco Italia. Tanto che l’obiettivo finale, come ha aggiunto Andrea Santagata, CInO di Mondadori,«in futuro, magari, non ci sarà più il responsabile innovazione: deve diventare il mindset».

Se è dal mondo finanziario che sono arrivati il maggior numero di candidati alla prima edizione dell’EMBA Ticinensis, a Milano Elvio Sonnino, COO di UBI Banca, ha ricordato che tanto nelle banche quanto in altre aziende «il CInO non deve essere mai isolato in un’azienda, ma deve essere integrato in tutte le linee». Un avvertimento in più per evitare che si intenda il Chief Innovation Officer come una moda da seguire, più che una risorsa su cui investire.

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