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Mag 8, 2019

Grembiule a scuola, ecco come la pensava Gianni Rodari

In questi giorni impazza la polemica "Grembiule sì, grembiule no", non si tratta certo di uno spunto nuovo. Già se n'è parlato in passato per questo abbiamo ripreso il ragionamento di Gianni Rodari

“Nel nome del rispetto e della parità di tutti i bimbi chiederò che venga rimesso il grembiulino per evitare che vi sia quello con la felpa da 700 euro e il figlio dell’operaio che non se lo può permettere. Rispetto delle regole, ordine e disciplina vanno insegnati fin da piccoli”. Sono le parole del vice premier Matteo Salvini nel comizio a San Giuliano Terme.

L’annuncio che divide

E’ bastato questo annuncio a dividere l’Italia in due. Da una parte quelli che sono per il ritorno del grembiulino, anzi quelli che vorrebbero addirittura la divisa. Dall’altra quelli, tra cui chi scrive, che ritengono un’idea ipocrita ed inutile quella del ministro. A dar man forte a quest’ultimi c’è persino il maestro, scrittore e giornalista Gianni Rodari che parecchi anni fa scriveva sulla questione: “Ho chiesto l’opinione dei maestri che conosco. Uno mi ha detto: “Se non ci fosse il grembiulino , i bambini poveri avrebbero l’umiliazione di mostrare le loro toppe nei pantaloni ai bambini ricchi, vestiti come figurini”. Questo ragionamento non mi convince. La povertà va abolita, non nascosta. Bambino con le toppe nei pantaloni non ce ne dovrebbero essere.

Un altro maestro mi ha detto: “Il grembiulino aiuta la disciplina. Che cosa ne diresti di un esercito senza divisa, un soldato col maglione rosso, un caporale con il gilè a fiorellini?” Nemmeno questo ragionamento mi convince: la scuola non è una caserma. E sulla disciplina bisogna intendersi bene: secondo me una classe non è veramente disciplinata quando ascolta immobile e impassibile le spiegazioni del maestro, pena un brutto voto in condotta, ma quando sta facendo una cosa interessante. Così interessante che a nessuno viene in mente di guardare fuori dalla finestra o di tirare le trecce alle bambine o di leggere un fumetto sotto il banco”.

 

Ed ecco il ragionamento di Rodari: “Un grembiule o magari una bella tuta da lavoro, mi sembra indispensabile se si fa del giardinaggio, se si usa la macchina per stampare (molte scuole la usano), se si fanno pitture grandi con grandi pennelli, per non sporcarsi. Cioè accetto il grembiule dove e quando è utile e necessario. Come simbolo di uguaglianza, disciplina, eccetera non lo capisco. Il fiocco, poi, dà proprio fastidio. In certe scuole lo fanno portare lungo lungo, largo largo. Prima si vede il fiocco, poi il bambino. Ma forse in quelle scuole li fanno scrivere col fiocco, invece che con la penna”.

 

Parole che non possono che far riflettere chi insegna. La diseguaglianza esiste e non la si può nascondere semmai proprio un’istruzione uguale per tutti può aiutare con il tempo ad abbattere e/o a diminuire le disuguaglianze. Non sarà certo un grembiulino a rendere tutti più uguali e nemmeno a creare ordine e disciplina. Tra l’altro come già scriveva Rodari dovremmo proprio capire cosa intendiamo per ordine e disciplina. Bambini tutti in fila? Tutti pronti ad alzarsi in piedi e a pronunciare un “Buongiorno signor maestro”? E’ una scuola che sa molto di naftalina quella che sembra essere protagonista in questa polemica

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