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Ultimo aggiornamento il 2 settembre 2019 alle 7:00

YouTube, 200 milioni per chiudere l’inchiesta sulla privacy dei minori

Il videoportale si accorda con FTC per una sanzione. L'approccio di Washington si è fatto più intransigente con Silicon Valley

In ballo c’è la privacy dei minori, in particolare quella di chi ha meno di 13 anni: per loro esiste una legislazione specifica negli Stati Uniti, e secondo quanto riscontrato da FTC il servizio offerto da YouTube avrebbe trasgredito alle regole. Così è arrivato l’accordo: Alphabet, che possiede YouTube, pagherà fino a 200 milioni di dollari di multa per uscire dalla vicenda. I dettagli saranno stabiliti in separata sede, ormai è una questione amministrativa, ma senz’altro questa notizia segna una tendenza: le regole vanno rispettate, e a Washington hanno deciso di usare la mano dura.

La violazione COPPA

Children’s Online Privacy Protection Act: in breve, COPPA. Questa è la legge che avrebbe violato YouTube, nello specifico raccogliendo informazioni sui minori che hanno utilizzato i suoi servizi e utilizzandole per fini commerciali: secondo la norma c’è bisogno dell’autorizzazione dei genitori per farlo se in ballo c’è un utente con meno di 13 anni, le indagini dell’FTC (Federal Trade Commission) hanno stabilito che c’è stato un difetto nella procedura.

Si tratta della più ingente sanzione mai comminata per una violazione COPPA, il record precedente era di TikTok che aveva pagato lo scorso febbraio 5,7 milioni di dollari per una trasgressione simile. Comunque non parliamo di una cifra capace di stravolgere i conti di Alphabet, Google e YouTube: in Italia affrontiamo spesso questioni simili, con le regole che prevedono multe insignificanti rispetto ai fatturati dei potenziali interessanti. Interessante però l’approccio di Marc Rotenberg (EFF), che spiega che più che la cifra pagata conteranno le contromisure che FTC imporrà a YouTube per rimediare ai propri sbagli.

 

Nonostante questo, gli osservatori sottolineano come questo atto ufficiale segni definitivamente una tendenza: i rapporti tra la Capitale e Silicon Valley non sono più quelli di una volta.

Un amico alla Casa Bianca

Nel corso di 8 anni di Presidenza Obama, alla Casa Bianca c’è stato un alleato per Silicon Valley: il Presidente degli Stati Uniti teneva in gran conto i CEO delle grandi aziende della California (e non solo), pranzava con loro e ascoltava le loro richieste per favorire la crescita dell’intero ecosistema. Da parte sua Trump non ne è mai stato un gran estimatore: un paio di settimane fa tuonava contro Google, rea a suo dire di aver manipolato le elezioni presidenziali, ma senza particolari prove a supporto di queste affermazioni. In più nella sua guerra commerciale con la Cina ha finito per penalizzare anche i prodotti di aziende USA che vengono costruiti e importati dall’Asia.

I grandi portali e i social network sono sotto la lente non solo del Presidente, ma di molte parti del Congresso e dei dirigenti di alcune agenzie anche a causa di questioni più concrete: bullismo, fake news, e anche la gestione di situazioni analoghe a quella affrontata da YouTube coi minori. Le pulsioni censorie sono sempre in agguato, servirà trovare un equilibrio adeguato per salvaguardare la capacità di stare sul mercato nel rispetto di regole aggiornate allo stato dell’arte.

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