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Lug 22, 2019

Con la realtà virtuale il dottore fa meno paura

Nell'ospedale infantile “Cesare Arrigo” di Alessandria sono state messe a punto delle applicazioni da utilizzare con visori di realtà virtuale in 3D

Addio alla paura del medico e degli esami. A dare una mano alla medicina ci pensa la tecnologia. E’ da poco nata, infatti, una startup che pensa ai piccoli pazienti e per distrarli ha creato delle applicazioni in 3D. A usare questi visori di realtà virtuale è la chirurgia pediatrica dell’ospedale infantile “Cesare Arrigo” di Alessandria. Sono state messe a punto delle applicazioni da utilizzare con visori di realtà virtuale in 3D. Il bambino da sottoporre ad un accertamento diagnostico o da tranquillizzare in caso di esame o intervento indossa un casco con integrato uno smartphone e si immerge in un colorato filmato. Due per il momento le trame: un viaggio sotto il mare guidati da un pesciolino alla ricerca di monete e altri tesori oppure un’avventura in un ambiente innevato guidati da un pinguino. “Viaggi” di 5-7 minuti con musiche rilassanti. A spiegarci meglio l’iniziativa è il dottor Alessio Pini Prato, primario del reparto di chirurgia pediatrica.

Intervista

Che tipo di tecnologia avete usato per questi visori?

“Si tratta di utilizzare le stesse tecnologie che si usano per la play station attraverso un visore che consente di rendere la visione oculare in 3D per fare una navigazione immersiva. E’ una sedazione non farmacologica nel senso che è utile per i pazienti che devono fare fisioterapia, o per distrarre chi fa piccole medicazioni.

Dove lo state sperimentando?

“Finora abbiamo sei apparecchi che ricoprono le esigenze del reparto chirurgico, gessi, in pediatria per prelievi o comunque per le medicazioni, nella sala prelievi, al pronto soccorso e in sala operatoria”

E’ stata necessaria una sperimentazione?

“Non abbiamo dovuto fare un test di fattibilità o sicurezza perché son già abbondantemente eseguiti su un prodotto. Stiamo istruendo gli infermieri sul suo utilizzo altrimenti si finisce per usarlo solo in pochi casi selezionati perché richiede un po’ di tempo per il settaggio e se non sei abituato ad usarlo viene percepito come una perdita di tempo. Stiamo usandolo già noi medici nelle situazioni in cui c’è un paziente non collaborante o affetto da autismo. Contiamo di portarlo a regime in tutto l’ospedale perché diventi un uso routinario e non selezionato”.

Come pensate di potenziare l’attività?

“Stiamo pensando di renderlo più gradevole mettendo degli occhi finti sul visore cercando di renderlo accattivante per non spaventare i bambini. Non tutti si fanno mettere in testa un visore, va trovato il modo migliore per farlo”.

Ad oggi come funziona?

“Ci sono sette scenari, tre interattivi 3d in cui il bambino segue un pesciolino piuttosto che un pinguino in una avventura in un paesaggio marino o montano e una versione più interattiva nella quale il bambino deve trovare nel fondale una moneta piuttosto che un altro oggetto. Identificando l’oggetto emette un suono e dà un punteggio. Si tratta di un’interazione competitiva in questo caso che dovrebbe distrarre maggiormente il bambino.

Fino ad oggi i bambini venivano distratti con la televisione finché non venivano portati in sala operatoria ma così vivevano il distacco dalla mamma e dalla televisione”.

 

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