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Ultimo aggiornamento il 28 agosto 2019 alle 9:24

Università, solo il 10% dei dottori di ricerca diventa professore. I numeri

Qual è la condizione del post laurea? Incrociando i dati Istat con quelli di Adi (Associazione dottori di ricerca italiani) si tratteggia un quadro in chiaroscuro. Ci sono buone notizie, ma anche altre meno incoraggianti

Tempo di pubblicazione di bandi per i dottorati di ricerca in tutta Italia. Qual è la condizione del post laurea? Incrociando i dati Istat con quelli di Adi (Associazione dottori di ricerca italiani) si tratteggia un quadro in chiaroscuro. Ci sono buone notizie, ma anche altre meno incoraggianti.

Le buone notizie

Una prima buona notizia arriva dai dati occupazionali così come segnalati dall’Istat: per l’istituto nazionale di ricerca a sei anni dal conseguimento del titolo il 93.8% dei dottori di ricerca ha un lavoro; una percentuale molto elevata, che arriva addirittura al 96% nell’ingegneria industriale e dell’informazione. Bisogna però considerare che il 24.1% dei dottori di ricerca lavora nel settore dell’istruzione universitaria.

Per quanto riguarda, invece, i guadagni a sei anni dal titolo vincono i medici con 2400 euro medi al mese, mentre chiudono la classifica i dottori in scienze in scienze letterarie con 1500 euro circa mensili. In aumento la quota di dottorandi stranieri sul totale, che passa dal 2.2% del 2004 al 10.1% del 2014.

Le cattive notizie

E adesso iniziano i dolori. Solo il 10% dei dottori di ricerca diventa professore o ricercatore universitario e il 17.2% vive all’estero. A causa dei tagli all’istruzione, le università non sono in grado di assorbire i dottori di ricerca, malgrado abbiano disperato bisogno di un ricambio del personale docente, in forte contrazione da ormai dieci anni.

L’Adi ha calcolato che dal 2007 i posti banditi sono diminuiti del 43,4%. In particolare, il Nord ne ha persi il 37%, il Centro il 41,2% ed il Mezzogiorno il 55,5%. In un solo anno, a livello nazionale, i posti banditi sono passati da 9.288 del 2017 a 8.960 del 2018 (-3,5%).

I dati di Adi mostrano inoltre che il 40% dei posti è bandito da solo 10 atenei: 7 al Nord (Trento, Padova, Bologna, Milano Statale, Politecnico Milano, Torino e Genova), 2 al Centro (La Sapienza Università di Roma e Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”) e 1 al Sud (Università degli Studi di Napoli Federico II).

Anche i dottorati, dunque, riflettono le conseguenze dei tagli che hanno colpito il settore dell’Università negli ultimi dieci anni.

Nel 2018 il 16,9% dei dottorati è senza borsa; si tratta di una percentuale in progressiva riduzione negli ultimi anni (nel 2010, ad esempio, ammontava al 39%). La diminuzione dei posti senza borsa non si traduce però in un corrispondente aumento di quelli con borsa. Anche i corsi di dottorati, ossia i percorsi di studi in base alle diverse discipline, sono diminuiti nettamente con un calo del 41% tra il 2012 e il 2013, e di un ulteriore 2,4% nell’anno successivo.

Dal 2006/07 i corsi di dottorato di ricerca sono passati da 2.897 del 2006/07 a 2.221 del 2014/15 (con il numero di iscritti che è passato da 40.121 a 32.771 negli stessi anni), fino a 1.256 del 2015/16.

L’età media dei dottorandi italiani è di 29,5 anni. Gli under 30 rappresentano circa il 63% dei dottorandi e in genere iniziano il dottorato uno o due anni dopo la laurea magistrale.

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